Brutta Salernitana, la Juve passeggia all’Arechi

La Juventus domina a Salerno, un 3-0 che non ammette grosse repliche. È la serata del ritorno di Vlahovic al gol, ma non solo, perché il serbo gioca con un'applicazione e un'intensità che non si vedeva da tempo. 

Articolo di Redazione SDS07/02/2023

©️ “OCHOA” – FOTO MOSCA

La Juventus domina a Salerno, un 3-0 che non ammette grosse repliche. È la serata del ritorno di Vlahovic al gol, ma non solo, perché il serbo gioca con un’applicazione e un’intensità che non si vedeva da tempo. Di contro i campani non riescono a fare molto se non provarci dalla distanza, ma la differenza tecnica si è vista, anche grazie a un Di Maria in veste di regista offensivo, decisivo nei momenti importanti.

Dieci su undici. Nicola dà continuità e conferma la fiducia alla formazione che ha espugnato Lecce con l’unica eccezione dell’ex Nicolussi Caviglia in luogo dell’ancora appannato Bohinen. Allegri sceglie De Sciglio e non Chiesa per avere maggiore copertura sulla fascia di Dia. In avanti si rivede Vlahovic in coppia con Di Maria.

Il disegno del tecnico livornese funziona anche complice l’approccio rinunciatario della Salernitana. Parte meglio infatti la Juve. Al 3′ cross di De Sciglio, Vlahovic s’avvita di testa ma non trova la porta. Al 15′ azione insistita di marca granata conclusa con un tiro con scarsa coordinazione di Nicolussi Caviglia senza grosse pretese. La gara è equilibrata e senza grossi sussulti. La Juve però la sblocca al primo episodio favorevole.

Imbucata per Miretti al 25′, Nicolussi Caviglia ingenuo incrocia le gambe del giovane centrocampista bianconero che non aspetta altro per franare a terra ed indurre Rapuano a decretare il calcio di rigore. Dal dischetto va Vlahovic che angola alla perfezione e non lascia scampo ad Ochoa. Stavolta crolla ancor prima del derby il castello difensivo confezionato da Nicola.

Gli spazi infatti si aprono e la Juve ne approfitta. Al 33′ Di Maria lancia Vlahovic in campo aperto, mancino di controbalzo da posizione defilata e palla di poco alta. Al 37′ magia dell’ispiratissimo centravanti serbo su Troost-Ekong, sinistro potente ma troppo angolato comunque controllato da Ochoa. Sussulto d’orgoglio granata sul finire di primo tempo con un paio di corner guadagnati che però non producono grossi pericoli per la porta di Szczesny.

A tempo praticamente scaduto la Salernitana regala anche il raddoppio. Ingenuità enorme di Sambia che, su un cross anche di facile lettura di De Sciglio, interviene di testa e serve un comodo assist per Kostic, lesto ad intervenire sul pallone vagante e a depositare alle spalle di Ochoa. La Juve sfiora anche il tris ma Ochoa salva su Locatelli.

Nicola nell’intervallo si gioca la carta Lovato per l’evanescente Vilhena e torna al 3-5-2 ma dopo appena minuti la Juve cala il tris. Altro errore da matita rossa di Nicolussi Caviglia, Fagioli intercetta un sanguinoso passaggio orizzontale e manda in porta Vlahovic che non lascia scampo ad Ochoa.

La Salernitana prova a rimettere in piedi una gara già oramai compromessa. Tiro cross di Sambia al 6′, Dia arriva con un attimo di ritardo e non centra la porta. Ribatte la Juve con una traversa clamorosa di Di Maria dal limite dell’area. Kostic inciampa in contropiede e grazia Ochoa, entra Bonazzoli che ci prova col sinistro dalla distanza. Da fuori area anche i tentativi di Bronn e Dia senza grossa fortuna. C’è spazio anche per un palo colpito da Kean.

Finisce tre a zero per la Juve una gara praticamente senza storia. Interpretata male, giocata e gestita peggio dalla squadra di Nicola, incapace di impensierire Szczesny per tutti i novanta minuti di gioco. Non il miglior viatico per prepararsi allo scontro diretto, quello vero, di lunedì al Bentegodi. Dove ci sarà in palio una buona fetta di salvezza.