Demme, il papà: “Diego poteva andare alla Juve”

Vincenzo Demme, padre di Diego, ha rilasciato un'intervista nella quale ha svelato alcuni retroscena di mercato del figlio e della sua vita a Napoli.

Articolo di Redazione SDS08/02/2023

©️ “DEMME” – FOTO MOSCA

Diego Demme è uno dei casi più delicati di questo Napoli. Arrivato nel gennaio del 2020, l’ex capitano del Lipsia è stato per un anno e mezzo il faro del centrocampo azzurro sotto la guida tecnica di Gennaro Gattuso.

Con l’arrivo di Luciano Spalletti sulla panchina partenopea, e qualche infortunio di troppo che ha limitato Demme in questi anni, il tecnico toscano ha lanciato e consacrato Stanislav Lobotka, centrocampista croato che si sta rivelando indispensabile per gli schemi del proprio allenatore.

Nella giornata odierna, Il padre di Diego Demme, Vincenzo, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Area Napoli, nella quale ha spiegato come sta vivendo questi anni a Napoli il proprio figlio e svelando qualche retroscena di calciomercato:

Gennaio 2020: Diego lascia il Lipsia da capitano e da primo in classifica in Bundesliga per coronare il sogno di giocare a Napoli. Dopo poco scoppia la pandemia. Come avete vissuto quei momenti? “Un vortice di pensieri, da capogiro. Diego aveva ricevuto un’offerta dalla Juventus per fare il vice Pjanic. Poi arrivò quella del Napoli: brividi! Era molto emozionato e non ci pensò due volte, il desiderio di indossare la maglia azzurra era da sempre nel suo cuore. Del resto, come tutti sapete, il suo nome è un omaggio a Maradona. Il sogno diventò finalmente realtà. I tifosi del Lipsia non la presero benissimo, poi capirono. E il 18 gennaio, al 31’ di una partita interna, fecero cori ed esposero uno striscione: “Grazie Diego Demme”. In Germania aveva la numero 31, che al Napoli era di Ghoulam. Perciò optò per il 4, cioè 3+1. Dalla gioia per il trasferimento e per le prime partite al San Paolo, alle preoccupazioni per la pandemia. Per fortuna siamo una famiglia molto unita e abbiamo affrontato i problemi quotidiani con grande serenità. Tra l’altro io per lavoro sono spesso a Napoli. Vi racconto un altro retroscena…”

Cioè? “Prima di firmare per il club partenopeo, Diego aveva trascorso il capodanno a Napoli perché per questa città ha sempre sentito una specie di irresistibile richiamo, un po’ come le sirene di Ulisse. Probabilmente, crescendo crescendo, i miei racconti lo hanno affascinato (ride, ndr)”.

Qual è il bilancio di questi anni a Napoli considerando che quella in corso potrebbe essere una stagione speciale? A proposito dell’esclusione dalla lista Champions, come l’ha presa Diego? “Non è il momento di fare bilanci, aspettiamo giugno (ride, ndr). E’ più che positivo comunque sul piano professionale, sportivo e privato. Diego in questi anni ha giocato sia in Europa League che in Champions. La delusione per non essere stato inserito è comunque grande: Diego gioca a Napoli da anni e avrebbe meritato una considerazione diversa. Poi il Napoli affronterà l’Eintracht Francoforte il cui direttore sportivo è Markus Krösche, che è stato il capitano di Diego al Paderborn, giocavano insieme a centrocampo. Sarebbe stato bellissimo incontrarlo e sfidarlo. Tra l’altro, ai tempi del Lipsia, mentre Nagelsmann mai avrebbe rinunciato a Diego, fu proprio Krösche, che era il direttore sportivo, a promettergli che se fosse arrivata un’offerta importante dall’Italia, lo avrebbe accontentato. E così è stato. Inoltre se il Napoli dovesse passare il turno, potrebbe incrociare proprio il Lipsia, club che resterà per sempre nel cuore di mio figlio. Peccato davvero. Spalletti gli ha rinnovato la fiducia perché sa bene che al di là del minutaggio Diego è un calciatore fondamentale in questo spogliatoio eccezionale. La squadra sta giocando alla grande, sta incantando il mondo del calcio e mio figlio è il primo ad essere felice per questo, è il primo tifoso dei suoi compagni. L’esclusione dalla lista Champions è per Diego un motivo ulteriore per lavorare duramente e migliorare”. 

Andando oltre quello che sarà il futuro calcistico di Diego, cosa pensa lei della città e dei napoletani? “Dico prima quello che pensa Diego: lui vive la città, ama il clima e il cuore della gente che a suo dire è generosa ed ospitale. Poi adora la qualità della vita ed è affascinato dalle isole. Quando si alza e apre le persiane, vede Capri, Ischia, il Golfo, il Vesuvio… Sai cosa mi dice? Che meglio di così non si può vivere e desiderare. Ora dico quello che penso io. Conosco e frequento Napoli da quasi 20 anni per lavoro, quando sono venuto per la prima volta il mio direttore mi disse: “Ma cosa vai a fare a Napoli?”. Io risposi: “A Napoli trovi le cose più belle e più brutte, ma se sei bravo ed hai fiuto, ti imbatti soprattutto nelle belle. E se continuo a lavorarci dopo tanti anni, vuol dire che ho avuto ragione io”. Ogni volta che vengo trovo qualcosa di nuovo e conosco persone meravigliose. Poi ci sono angoli naturali deliziosi e pure io amo il cibo napoletano. Mi dispiace solo che non ho ancora avuto modo di vedere il cratere del Vesuvio. Tempo fa arrivai con due minuti di ritardo rispetto all’orario indicato sul biglietto. Da buon meridionale, scherzosamente pensai che non fosse un problema, e invece furono inflessibili. Altro che Svizzera (ride, ndr). Secondo me sbagliarono, a volte serve buon senso ed elasticità, ma il discorso è lungo e non è il caso di affrontarlo qui”.

Quali sono le migliori caratteristiche di Diego Demme secondo Vincenzo? “Rispondo con le parole del grande architetto della Red Bull che è Ralf Rangnick il quale ha detto che per fare il calciatore a certi livelli non basta il talento, ma servono disciplina, grinta e mentalità. E Diego ha tutto questo: si vede in allenamento e da come suda la maglia”. 

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