Mondiale 2026, da Buffon a Higuita: il portiere, mistero senza fine bello
In questa Maradoneide, Darwin Pastorin racconta il fascino del portiere, da Buffon a Higuita, in un viaggio tra calcio, poesia, letteratura e grandi ricordi

Parafrasando il mio adorato poeta crepuscolare Guido Gozzano, amo esclamare: «Portiere, mistero senza fine bello!» Ho sempre avuto, come i pazienti lettori di questa settimanale Maradoneide ormai sanno, una certa debolezza, calcistica e letteraria, per il numero uno.
Non esiste, a ben vedere, un ruolo più poetico e romantico, difficile e potente. L’estremo difensore sta tra i pali come dentro una casa esistenziale, da proteggere sempre. È lui il sublime guardiano per antonomasia: fra gli undici calciatori di una squadra è il più mite o il più “matto”, sicuramente il più attento; ed è anche il più vulnerabile. In pochi, infatti, gli perdonano lo svarione fatale.
I custodi del pallone tra realtà e fantasia
Nella mia carriera ho conosciuto tanti portieri: da Dino Zoff a Stefano Tacconi, da Enrico Albertosi a Giuliano Girardi, da Walter Zenga a Giulio Terraneo, che da giovane scriveva versi di getto, la notte, colpito da un episodio, da un fatto tragico, da una semplice impressione o da un’emozione. Poi René Higuita, celebre per il suo indimenticabile “colpo dello scorpione” a Wembley: quella respinta in tuffo, con i talloni, rimasta nella storia del calcio.
E ancora João Leite, che diede vita al movimento degli “Atleti di Cristo”; Gylmar; José Luis Chilavert, che in Vélez-Boca respinse con un’autentica magia una diabolica punizione di Diego Armando Maradona, ricevendo poi l’abbraccio del Pibe. Infine Gianluigi Buffon e Cuman, che in un libro scritto a quattro mani con il direttore Vincenzo Imperatore ho immaginato come un eroe del West, proprio come il mio Tex Willer. Personaggi davvero unici e speciali. Nella realtà e nella fantasia. Artisti di stampo decisamente salgariano che hanno ispirato poeti e scrittori.
Quando il portiere diventa poesia
Peter Handke, Premio Nobel per la Letteratura nel 2019, nell’angosciante giallo psicologico Prima del calcio di rigore racconta le vicissitudini dell’elettroinstallatore Joseph Bloch, che era stato un portiere di qualche fama. Il romanzo si conclude con una descrizione impeccabile e indimenticabile di un calcio di rigore. Lo stesso fascino si ritrova nel racconto di Osvaldo Soriano, Il rigore più lungo del mondo, con la disfida quasi onirica tra el Gato Díaz e il centravanti Constante Gauna. Per non parlare dei due portieri presenti nella celeberrima poesia “Goal” di Umberto Saba, autentico anticipo della moderna regia calcistica. Si sono esibiti in porta anche autori di fama come Albert Camus, Vladimir Nabokov, Evgenij Evtušenko, Sandro Veronesi e perfino Ernesto Che Guevara.
Adoravo andare, da ragazzino, a vedere gli allenamenti della Juventus, al campo Combi, e del Torino, nel glorioso Filadelfia. Mi perdevo a seguire gli allenamenti degli estremi difensori, che volavano da un palo all’altro, proprio come faceva il primo portiere che ho ammirato da bambino, arrivato dal San Paolo del Brasile a Torino: Roberto Anzolin della Juventus. Ma anche il granata Lido Vieri, ci mancherebbe. Il mio amico Gigi Buffon, campione del mondo a Berlino 2006, ha scritto nella prefazione a un mio libro:
«Il portiere, non c’è niente da fare, è un predestinato… portiere lo sei… non lo diventi… portiere lo sei dentro… lo sei nella vita quotidiana… lo sei fra i banchi di scuola… in mezzo agli amici.»
E io penso, oggi, a Vozinha, portiere di Capo Verde: eroe, già mitico, di questo strampalato Mondiale 2026.
