Sempre di corsa: gli 80 anni del professor Rondelli, maestro d’atletica.
Ne “L’Angolo del Beck”, Roberto Beccantini celebra gli 80 anni di Giorgio Rondelli, maestro d’atletica e di metodo, raccontando un’idea di sport fatta di studio, fatica e passione, capace di spiegare i campioni della pista come quelli del pallone, da Cova a Panetta fino a Osimhen, decatleta del gol.

Gli 80 anni che Giorgio Rondelli si accinge a compiere mercoledì 11 febbraio, in piena Olimpiade (un segno del destino?), non sono una semplice tacca sul calendario. Sono il compleanno dell’atletica che abbiamo amato, perché ce l’ha fatta amare, sempre di corsa, tra siepi (come i suoi baffi grigi e acquosi) e giri infiniti di stadi, di campi, di emozioni.
Milanese dell’Isola, mezzofondista da giovane quando il futuro sembra un romanzo e ognuno pensa di avere in mano la trama, testardo e sognatore. Fu Beppe Mastropasqua, uno che sapeva indagare oltre le apparenze e le riverenze, a reclutarlo, allenatore nella sua Pro Patria.
Cominciò, così, un hobby diventato passione e poi carriera. Gli studi e i viaggi ad allargare gli orizzonti, perché «Milan l’è un gran Milan» e sarà stata pure da bere, ma il mondo, ecco, volete mettere le fiabe finlandesi «scritte» da Paavo Nurmi e Lasse Virén, il miglio magico di Roger Bannister e il pathos fachiresco di Emil Zatopek?
Gli studi sono stati la sua bussola; il cronometro, il tiranno dentro il quale si celava, e continua a nascondersi, per sviluppare gerarchie che spezzano le democrazie. E poi la musica. Il rock. Fin dai tempi di Elvis Presley vi ha trovato la spinta emotiva in grado di accompagnare la fatica e trasformarla in energia positiva. «Il rock, con la sua forza e la sua immediatezza, è perfetto per esprimere la stessa intensità che c’è nella corsa: sudore, battito, passione».
All’epoca in cui era tecnico della Nazionale di cross, non c’era sgambata che non venisse scortata da «La mia banda suona il rock». Anche se la sua hit rimane «Glory days» di Bruce Springsteen: «Parla dei momenti irripetibili della vita, di quei giorni che restano scolpiti nella memoria e che nessuno può portarti via».
Fra gli atleti che ha nutrito e lanciato spiccano Alberto Cova – oro olimpico sui 10.000 nel 1984 a Los Angeles, campione del Mondo nel 1983 a Helsinki e d’Europa nel 1982 ad Atene – e Francesco Panetta (con il quale fu pace e guerra) campione del Mondo sui 3.000 siepi nel 1987 a Roma e d’Europa nel 1990 a Spalato.
Fatti, non parole. Medaglie, non patacche. Di Giorgio rammento anche gli articoli asciutti sul «Corriere della Sera» e sul mensile «Correre», nonché i commenti televisivi per «Sky»: analisi che cercano di spiegare l’agonismo dai banchi e non dalle cattedre. Come se fosse uno di noi che ne sa più di noi. Punto.
Nel settembre del 2023, Ivan Zazzaroni mi commissionò un pezzo su Victor Osimhen per il «Guerin Sportivo». Mi serviva il parere di un esperto. Scelsi lui. Fu gentilissimo. Vi riporto la schedina che mi offrì: «E’ un longilineo puro, con un buon rapporto peso-potenza. Dotato di eccellente velocità sulla corsa lanciata, sfodera una straordinaria forza esplosiva negli stacchi aerei. Giocatore con molta coordinazione e destrezza. Un decatleta del gol come il suo idolo Didier Drogba. Le caratteristiche morfologiche sono del grande corridore di 800 metri».
Maestro o guru in base alle religioni. Auguri, prof. Evviva le sue ripetute, abbasso le miei ripetizioni.
