Bonazzoli sta lasciando la sua impronta anche a Verona… sulla panchina

La prospettiva, ormai ineluttabile, di un ritorno a Salerno si tinge di amarezza per Bonazzoli, trasformandosi in una beffa crudele per le sue ambizioni.

Bonazzoli e SousaFoto Mosca
Articolo di admin10/03/2024

Ho voluto fortemente il Verona, l’accoglienza è stata fantastica. Nella vita, in generale oltre al calcio, stare in un luogo dove sei apprezzato incide. Ho bisogno di questo, di sentirmi vivo, di stare con persone che mi vogliono. Io devo tanto a loro e dovrò ripagare in campo questa fiducia“. Parole roboanti, quasi commoventi, quelle pronunciate da Federico Bonazzoli nella sua presentazione ufficiale al Verona. Sembrava l’inizio di una rinascita, di un riscatto dopo l’annata infelice a Salerno. Con i granata aveva sprecato l’occasione di confermarsi goleador, sotto la direzione di un Sousa visibilmente in cerca di risposte che non arrivavano, è stata un capolavoro di performance sottotono intervallate da bizze degne di un divo hollywoodiano in crisi d’identità. Mal di pancia, malumori e un’affezione quasi patologica per la panchina hanno fatto sì che Bonazzoli diventasse più un caso umano che sportivo, scivolando lentamente ma inesorabilmente nel dimenticatoio del calcio che conta.

Un’avventura iniziata male e finita peggio.

Ma ecco che, come in ogni buon dramma, arriva il colpo di scena: l’ex DS della Salernitana, Morgan De Sanctis, in un lampo di genialità (o follia, a seconda dei punti di vista), decide di regalare il nostro “eroe” al Verona, una mossa che ha dell’incredibile. Non solo lo cede in prestito a una squadra concorrente nella lotta per non retrocedere, ma decide anche di farsi carico del 75% di uno stipendio che, per Bonazzoli, deve essere sembrato più un premio alla carriera che una retribuzione per i servizi resi in campo. Una conferenza stampa che avrebbe potuto facilmente essere confusa per l’audizione di un attore in cerca di redenzione: parole al miele, promesse di impegno, la classica retorica del “sentirsi vivo” e dell’essere finalmente apprezzato. Bonazzoli sembrava aver trovato la sua El Dorado, la sua terra promessa dove finalmente avrebbe potuto dimostrare tutto il suo valore.

Il triste epilogo di Bonazzoli

La sua esultanza iniziale è scemata più velocemente di un gelato al sole (a proposito, come dimenticare quelli regalati ai tifosi salernitani dopo la prima storica salvezza!). Bonazzoli, infatti, ha continuato a fare ciò che ormai sembra saper fare meglio: decorare con la sua presenza la panchina di Verona, lasciando il segno, sì, ma solo attraverso l’usura del legno su cui siede.

Il ritorno del figliol prodigo a Salerno

L’amara realtà è ormai davanti agli occhi: Bonazzoli è destinato a un mesto ritorno a Salerno, perché il Verona ha l’obbligo di riscatto per 3 milioni di euro solo se si salva e Bonazzoli fa almeno 10 gol (si nota il genio di De Sanctis anche in questa clausola). Una beffa atroce per le sue ambizioni, che lo costringerà a confrontarsi con la Serie B, un campionato che, a questo punto della sua carriera e data la sua indole orgogliosa, potrebbe persino risultare offensivo. Nessuna squadra di massima serie sarà disposta a tendergli la mano. La Salernitana, da parte sua, non si farà più carico del suo faraonico stipendio, esausta del ruolo di benefattore ingrato.

Bonazzoli dovrà quindi rimboccarsi le maniche e dimostrare il suo valore in Serie B, se vorrà mai sperare di tornare a calcare i palcoscenici della Serie A. Un’impresa ardua, che richiederà sacrificio, umiltà e una ritrovata dedizione al calcio.

L’orgoglio ferito

L’onta della retrocessione e l’onta di essere stato scaricato dalle big peseranno come macigni sulle sue spalle. Come reagirà Bonazzoli? Si rimetterà in gioco con tenacia e furore agonistico, oppure si lascerà sopraffare dall’amarezza e dalla delusione?

La parabola discendente di Bonazzoli è l’ennesima conferma che il talento non basta. Occorre impegno costante, disciplina e una mentalità vincente per affermarsi nel calcio professionistico. Le scuse e i capricci non pagano: l’unica via per la redenzione è il sudore e la fatica sul campo.

La prospettiva, ormai ineluttabile, di un ritorno a Salerno si tinge di amarezza per Bonazzoli, trasformandosi in una beffa crudele per le sue ambizioni. L’orizzonte della Serie B lo attende, un campionato che, data la sua fierezza, potrebbe sembrargli quasi un insulto. Questa volta, tuttavia, le porte della massima serie sembrano chiuse a doppia mandata, prive di qualsiasi scialuppa di salvataggio disposta a portarlo a bordo. La Salernitana, determinata a non rivestire più il ruolo dell’ingenuo tacchino delle festività, pronto a farsi carico del suo ingombrante stipendio, sembra aver tracciato una linea netta sulla sabbia, segnando un punto di non ritorno nella saga di Bonazzoli.

Bodø/Glimt

Bodø Glimt: La squadra che accende il buio

Dove il buio avvolge il mondo, Bodø Glimt accende il sogno: una luce che nasce...

Magia del calcio

La magia del calcio nel regno di Babbo Natale

Dove finisce il mondo e comincia la leggenda, dove le renne tracciano sentieri sulla neve...

Il calcio a Mariconda

L’oro nella polvere: l’infanzia col pallone nel labirinto dei sogni di Mariconda a Salerno

Un’infanzia di ginocchia sbucciate e palloni consunti nei campetti polverosi di Mariconda, Pastena e Mercatello,...

Højlund Abbatte la Juventus - credits Instagram officialsscnapoli

Højlund come Vinicio, Clerici e Hamsik: quando un gol alla Juventus diventa appartenenza

In molti hanno giudicato una partita. Pochi hanno capito di aver assistito a un’eredità che...