Giro d’Italia 2022: la Napoli-Napoli, “Una giornata particolare”

Per non perdere la propria forza, il nuovo ciclismo ha bisogno di coniugare modernità e tradizione, cronaca e storia, passato e presente.

Articolo di Fabio Monti10/11/2021

Un passo alla volta, dopo l’abolizione della «messa cantata» (la tradizionale presentazione ufficiale in pompa magna con collegamento televisivo), sta nascendo il Giro d’Italia numero 105. Detto che partirà il 6 maggio da Budapest, apertura della tre giorni ungherese, la corsa rosa, in risalita dalla Sicilia verso le montagne alpine a partire dal 10 maggio, vivrà una “giornata particolare” (la data esatta verrà annunciata il 12 novembre) con la Napoli-Napoli (149 chilometri), una delle sette tappe piene di trappole, quelle che non decidono l’esito finale del Giro, ma che possono orientarne la classifica.

L’aggettivo particolare ha una sua ragion d’essere. Intanto per il tracciato: partenza (piazza del Plebiscito) e arrivo (sul lungomare Caracciolo) nel cuore di una grande città, ma con un segno distintivo e innovativo, perché il tracciato non è costruito per i velocisti, perché ci sarà battaglia soprattutto sul circuito ondulato e impegnativo di 19 chilometri fra Bacoli e Monte di Procida.

 E ancora: «particolare», perché per la 37ª volta il Giro partirà da Napoli e per la 43ª vi arriverà. Numeri, questi, che confermano il fortissimo legame fra la città e la «festa di maggio», secondo la meravigliosa definizione di Orio Vergani: due volte il Giro è partito dalla “città più bella dell’universo” (Stendhal), la prima nel 1963 (tappa fino a Potenza, primo Vittorio Adorni); la seconda nel 2013 (sprint di Mark Cavendish), senza dimenticare che il 20 maggio 1977 la corsa si era avviata proprio da Monte di Procida, con un prologo di 7,5 chilometri.

Napoli era già nel percorso della prima edizione della corsa: il 18 maggio 1909, alla Doganella, sul vialone di Capodichino aveva vinto Giovanni Rossignoli e a Napoli si era conclusa l’edizione del 1968, quella dominata da Eddy Marckx, che aveva firmato il primo dei suoi cinque successi. I ricordi sono tanti: dal successo di Alfredo Binda all’Arenaccia nel 1927, con tanto di suono della tromba finale, a quello di Learco Guerra, già campione del mondo, nel 1932.

E poi mai dimenticare che a Napoli era cominciata la seconda parte della carriera di Fausto Coppi, al rientro dalla prigionia in Africa: nel 1947, proprio a Napoli, il campionissimo aveva vinto in volata, battendo Adolfo Leoni e Gino Bartali e avviandosi al suo secondo successo in rosa. Per non perdere la propria forza, il nuovo ciclismo ha bisogno di coniugare modernità e tradizione, cronaca e storia, passato e presente. E di entrare nel cuore delle grandi città.