Antonio Cassano, l’inquisitore degli ombelichi altrui
Nell’“Angolo del Beck”, Roberto Beccantini smaschera l’“inquisitore degli ombelichi altrui”: Antonio Cassano, che confonde le ovvietà con le rivelazioni
credit photo by AreaNapoli.it A 43 anni, Antonio Cassano è diventato un maniacale inquisitore di ombelichi altrui, collezionista di Tapiri e di «elzeviri», il trash di Bari Vecchia eletto a esperanto. Il grillo sparlante. A ognuno la sua cacca. Per tacere dei pronostici. Puntati, come carabine di un plotone di esecuzione, sul sadismo vigliacco di noi radical chic. Testimone devoto, non mi perdo un vaffa.
Attenzione, però. Antonio non è l’Ugo Fantozzi che, nel delirio generale e coatto del cineforum, sale sul palco e farfuglia: «La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca». No, non è lui. A parità di slang, trucido, è il conformista che, per non sembrare tale, si maschera da sboccato anti-conformista. Secondo Leo Longanesi, «l’intellettuale è un signore che fa rilegare i libri che non ha letto». Ecco. Cassano frusta e fustiga i «titoli» che trova in edicola e passa oltre. Il suo, confessò alla «Gazzetta dello Sport», è «un calcio senza sconti».
Nel dettaglio. «Allegri, la Juventus non doveva riprenderlo». Ma no? «Mou gioca malissimo», riferito all’ultimo José di Roma. Che scoperta, ai palati fini ha sempre anteposto le pance calde. E comunque, come raccontava John Fante, converrebbe, ogni tanto, chiedere alla polvere (dell’Olimpico, quando c’era «lui»).
«Guardiola è un genio»: questa sì, una «scoperta». E Gian Piero Gasperini il migliore di Little Italy: oplà. All’epoca di Maurizio Sarri si sperticava in elogi: «Che spettacolo, le sue squadre». Il problema è che molti annuivano e non inveivano, cosa che lo mandava in bestia più del divorzio con il Vieri della «Bobo tv».
«Su Messi più grande al mondo», rare obiezioni. Se non da Napoli e dintorni. Al limite, è il suo grido di battaglia («Cristiano Ronaldo? che schifo, sa solo segnare») a spingere, turandosi il naso, verso la par condicio. Glissa sul fatto che proprio con Allegri conquistò l’unico scudetto della carriera, al Milan, e che proprio il Feticista labronico portò in doppia cifra Antonio Nocerino: 10 reti, tutte su azione, nella stagione 2011-2012. Non considera «top player» né Nicolò Barella né Alessandro Bastoni e, gliene va dato atto, s’infuria non appena coglie puzza di genuflessioni.
Una volta arrivò a sostenere che le plusvalenze non le fa solo la Vecchia, giuro, uscita che gli valse – e gli vale – una medaglia al valore (e al livore). Tradito (da noi) o traditore (di noi), Cassano è un bisturi che si diverte ad aprire gli addomi del politically correct. E tassativamente senza anestesia. Anche perché, per taluni argomenti, non ce n’è bisogno: che Thiago Motta fosse indietro nel progetto, per esempio; che a Rafael Leao manchi la continuità «alta» del fuoriclasse o che il campionato scorso potesse perderlo esclusivamente Simone Inzaghi. Detesta i notai alla Fabio Capello, adora i «ripetenti» alla Arrigo Sacchi: per carità. Ma non parliamo di caduta del muro (quale?).
Judy Garland, attrice affascinante e tormentata, raccomandava: «Sii la versione originale di te stesso, non la brutta copia di qualcun altro». Cassano l’ha presa in parola. E se il moccolo gli serve per dopare concetti di pubblico spaccio, chi se ne frega: le nostre vene sono già lì che fanno la ola.
