L’homme volant. François Omam-Biyik est l’Icare de Matisse.

Ivano La Montagna torna con la sua rubrica "Museo del Gol". Questa volta tocca al grande Matisse fuso nell'acrobatico gol di François Omam-Biyik a Italia 90.

François Omam-BiyikFrançois Omam-Biyik
Articolo di Ivano La Montagna12/03/2026

Volutamente il titolo è in francese anche perché suona perfetto napoletano.

Volare oltre il limite

Due metri e quarantaquattro centimetri.

Nel gioco del calcio, questa è l’altezza regolamentare della traversa di una porta. Oltre questo limite si sono spinti solo pochissimi eroi del football. L’ultimo, nonché detentore del record d’altezza, è il marocchino Youssef En-Nesyri, colui che, ai Mondiali del 2022, è salito fino a 2,78 m per colpire il pallone e segnare un gol divenuto immediatamente leggendario. La sua squadra sarà la prima nazionale africana a raggiungere le semifinali della massima competizione. Il tutto, per di più, a spese del Portogallo di Ronaldo. Sì, proprio lui, ritenuto -a ragion veduta- fra i più micidiali nella casta degli uomini volanti.

Prima di Cristiano però (2,56m) si posizionano l’ugandese Bevis Mugabi (2,62m), l’inglese Fikayo Tomori (2,61m), e il nigeriano Victor Osimhen (2,58m). Poi, anche se di appena quattro miseri centimetri sopra il legno orizzontale (2.48m), non si può non menzionare -tale la bellezza superba del suo gesto- il salto, al 90° minuto, di Kalidou Koulibaly nello spazio ammutolito dello Juventus Stadium.

Omam-Biyik – Ἴκαρος

C’è un volo però che, più di ogni altro, merita un posto di rilievo tra i capolavori assoluti dell’arte della pelota. Parliamo di François Omam-Biyik. Parliamo della partita inaugurale di Italia ’90. Parliamo dell’incredibile Camerun che sfida l’Argentina del Pibe de oro, detentrice del titolo.

A qualcuno tocca in sorte l’arduo compito di rompere il divino tabù: sfidare il D10S che brilla al centro della bandiera albiceleste; avvicinarsi al sole e rischiare il tutto per tutto; saltare dove nemmeno con la mano, Diego Armando Maradona potrebbe mai arrivare; violare regole e gerarchie; assaporare l’ebrezza della suprema ribellione.

D’altronde in cosa eccelle l’uomo giovane se non nell’ardore dei desideri? De-siderium. In latino “sidera” sono le stelle. Qui c’è da agguantare cielo e stelle! E quale firmamento, per tentare l’indicibile, può essere migliore di una notte magica di un’estate italiana?

Obiettivo di pericolosità mortale. Pura sfacciataggine. Non manca nulla. Impeccabile finanche la cornice. Così quella di François si configura come la perfetta impresa da leggenda. Il gesto estremo di un cuore senza remore. Un cuore rosso fuoco. Lo stesso cuore di Ἴκαρος. Icaro. Icare.

Icare – Matisse

Icare? Alla francese? Certo! Perché la foto che immortala l’eroismo di Omam-Biyik è un’immagine di iconica potenza che evoca sì, in maniera automatica e diretta, il ragazzo del mito greco ma anche, fra le tante che nel tempo ne hanno tratto ispirazione, un’opera in particolare: il capolavoro omonimo realizzato dal pittore Henri Matisse. Con specifico riferiment alla versione del 1947 -conservata alla National Galleries of Scotland- accompagnata da una sua poetica riflessione manoscritta sul desiderio umano di spingersi oltre i propri limiti.

La parabola terrena del maestro francese è nella fase discendente. È vecchio e acciaccato. La malattia lo costringe ormai sulla sedia a rotelle e gli risulta assai difficile persino l’utilizzo dei pennelli. Lungi dall’arrendersi l’artista, un tempo vertice indiscusso del vitale movimento Fauves (i paladini del colore e della joie de vivre), decide di riempire gli ultimi anni della sua sfavillante parabola creativa, inventandosi una tecnica tutta nuova: i papiers découpés, o cutout. Fogli di carta colorati con gouache, ritagliati con forme piatte e semplificate, incollati con raffinata eleganza e sapiente uso della composizione, per dar vita a figure umane, astratte o naturali. Ora dice che può “dipingere direttamente con le forbici” e che “le forbici sono più sensuali delle matite”.

Con i papiers découpés forma i prototipi per le immagini stampate raccolte in preziosi libri d’arte. Icare (tavola VIII) è tra le venti scene di circo, fiabe, viaggi e mitologia che compongono la pubblicazione voluta dall’editore Elf Tériade: “Jazz”, scrigno di meraviglie.

San Siro 8 giugno 1990.

Dalla Francia viene pure l’arbitro Michel Vautrot, designato come fischietto-direttore per il primo spettacolo della kermesse italiana. Una gara di muscoli e nervi. El Pibe, per primo, ne prende di sacrosante.

C’est lui, Michel, qui siffle. Fischia al 61° e, dopo i tre gialli precedenti (N’Dip, Massing e M’Bouh) tira fuori il cartellino rosso -diretto- per espellere l’unico altro Biyik presente in campo. Il difensore André Kana-Biyik fa il leone a caccia, Caniggia la gazzella che finisce tra le sue possenti grinfie.

L’esito della gara, già scontato nelle previsioni, diventa da quel momento incontrovertibile. Dal Colosseo, dove vengono introdotte per dare spettacolo, le fiere non escono mai vive. El equipo de Diego massacrerà le belve africane! Invece l’Argentina non aggredisce e non riesce a colpire mortalmente. Le si oppone una forza fisica devastante, immune allo scorrere del tempo e all’inferiorità numerica. Testa bassa. Il Camerun, in dieci, attacca. Disordinatamente ma attacca.

Dallo spaventoso caos dinamico, generato da un’energia sconosciuta e illimitata, scaturisce, pochi minuti dopo l’espulsione, un’azione pericolosa nella trequarti sudamericana.

È il 66°. Cyrille Makanaky viene atterrato sulla fascia sinistra da Néstor Lorenzo. Calcio di Punizione. L’attaccante camerunense si rialza e va a posizionarsi verso il centro, a ridosso dell’angolo dell’area piccola. Da lì corre incontro al traversone riuscendo ad anticipare il marcatore avversario. Colpisce il pallone imprimendogli una traiettoria balorda. Un campanile vertiginoso come quello della cattedrale di Saint-Pierre de Beauveais (nota come il volo di Icaro del gotico). Tutti con la testa all’insù. Tutti aspettano che la gravità faccia il suo sporco lavoro riportando giù la sfera.

Omam-Biyik – Matisse

Non Francois. Lui è impaziente. Proprio come nell’Icare di Matisse, la sua poderosa sagoma nera balza in maniera prodigiosa stagliandosi in posa plastica e stilizzata nell’intenso cielo blu. L’audace Omam-Biyik è appena volato al di sopra dell’intera, terrorizzata difesa argentina. A San Siro, gli spettatori degli anelli superiori possono, per un infinito istante, raddrizzare la testa: un giocatore, uno solo, con un salto sovrumano ha raggiunto, angolo zero, il piano orizzontale dei loro occhi.

In mezzo al petto un punto rosso: il cuore del Camerun. Un uomo e un intero paese in sospensione. Fermo in mezzo agli astri. Francois-Icare non ha paura di precipitare e il sole decide di guardarlo in faccia. Colpisce il pallone con la testa accelerando la sua pure inevitabile caduta. Lo stupore irrompe. Si irrigidiscono le gambe e le mani del portiere Nery Pumpido che si accartoccia sul prato come un pupo all’improvviso abbandonato dal puparo.

Gooooooool. Biyik. Camerun 1 – Argentina 0

La palla rotola oltre la linea bianca, oltre la linea della fortuna.

Francois, rifiutandosi di cadere, sta riscrivendo il mito. Battendo i campioni in carica sovverte ogni pronostico, stravolge ogni prevedibile canovaccio, e trascina, col suo folle desiderio, il calcio africano verso un nuovo, e non più impossibile, destino.

Inesorabile gravità

Ma non c’è Icaro che alla fine non paghi con la caduta il suo coraggioso azzardo. La scienza, come un buco nero, divora la poesia del gesto ribelle e, inesorabile, la gravità fa valere la sua dura lex.

È il lato oscuro del mito, presente, per coerenza, anche nell’opera di Matisse. Icare si presta a differenti letture tra cui quella di un uomo ucciso da uno sparo al petto (il cerchio rosso) o dall’esplosione delle bombe (le forme frastagliare in giallo). L’artista -non bisogna dimenticarlo- realizza il suo ‘ritalgio’ durante l’occupazione nazista della Francia, diretto testimone di assassini e gravi privazioni. Fra i suoi familiari c’erano diversi partigiani.

Cambia la prospettiva e la stessa immagine vede capovolto il suo significato: da volo a caduta.

Identica sorte attende Omam-biyik. Dopo l’acrobatico exploit, la fama mondiale e le immense aspettative, Francois, l’homme volant, scompare nell’oblio vorace facendo perdere di sé ogni traccia. Chiuderà il Mondiale con una sola rete, quella. Non segnerà più.

Il buco nero che lo risucchia è la forza carismatica di Roger Milla.

Costretto pellegrino sulla via Francigena (Laval, Rennes, Cannes, Marsiglia, Lens), l’onesto Biyik arriva fino al Messico (Club América, Deportivo Venados de Yucatán, Atlante, Puebla). Poi, superati i trent’anni, ci riprova. Torna nel Paese che gli ha regalato la gloria. Nel 1998 viene chiamato dalla Samp del terzo Boskov: ultima punta dietro Montella e Signori.

Salta. Salta. E ancora salta. Ma non arriva da nessuna parte. Sei partite asfittiche prima del ritorno nelle terre azteche. Le ali di Icare sono ormai completamente sciolte.

Les Plaintes d’un Icare di Charles Baudelaire

Affido il mio commiato dal lettore alle parole dolci quanto dolorose di un ultimo francese: Charles Baudelaire. Quelle di seguito sono le ultime due strofe della sua struggente Les Plaintes d’un Icare “I lamenti di un Icaro”.

En vain j’ai voulu de l’espace (Invano ho voluto dello spazio)
Trouver la fin et le milieu; (trovare il centro e la fine;)
Sous je ne sais quel oeil de feu (non so sotto che occhio di fuoco)
Je sens mon aile qui se casse; (sento spezzarsi la mia ala.)

Et brûlé par l’amour du beau, (E bruciando d’amore per il bello)
Je n’aurai pas l’honneur sublime (non avrò il sublime onore)
De donner mon nom à l’abîme (di dare il mio nome all’abisso)
Qui me servira de tombeau. (che mi farà da tomba.)

Au revoir mes chers ami.

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