Caso plusvalenze, esiste una possibilità per Napoli e Juve

Napoli e Juve sono finite nell'occhio del ciclone a causa del caso plusvalenze. Per i due club però, esiste ancora una speranza.

de laurentiis napoliFoto Mosca
Articolo di Redazione SDS13/04/2022

© “ADL” – FOTO MOSCA

Il caso plusvalenze ha messo il Napoli nell’occhio del ciclone, tutto questo a causa dell’operazione che portò Victor Osimhen in maglia azzurra. Oltre alla società partenopea, è stata messa nel mirino anche la Juventus.

Il quotidiano “La Repubblica”, ha fatto il punto della situazione sull’inchiesta che vede coinvolti i 2 club, descrivendo i possibili scenari a cui andrebbero incontro:

“Tutto nasce dalla lettera che il 19 ottobre scorso la Covisoc – organo di controllo delle società di calcio – ha inviato alla Procura. Sulla base di quella lettera, che conteneva già tutte le operazioni di mercato finite al centro del processo, la Procura ha avviato l’indagine, nove giorni più tardi. Il problema è che, secondo le difese, la Procura avrebbe dovuto farlo molti mesi prima.

La “prova” è contenuta nella stessa lettera della Covisoc, che si apre facendo riferimento a ‘pregresse interazioni’ con la Procura. Vuol dire che non era il primo contatto tra le due parti, e che quindi l’argomento già fosse oggetto di analisi. Da quando? Andando avanti a leggere quel documento, una data compare: il 14 aprile, quindi circa 6 mesi prima, la Procura per stessa ammissione della Covisoc, aveva fornito ‘indicazioni interpretative’”.

A cosa si andrebbe incontro?

Uno scenario che apre, a questo punto, a diverse soluzioni, tra cui l’eventualità che possa saltare l’intero impianto accusatorio. “Tutto ciò può portare a due conclusioni”, rivela la medesima fonte.

“La prima: la lista di operazioni su cui si è concentrata l’indagine, è figlia di quelle interpretazioni. La seconda, molto più seria: la Procura aveva già notizia di irregolarità. E non è un dettaglio, visto che dal momento in cui viene a conoscenza di una “notizia di irregolarità” ha 30 giorni per aprire l’inchiesta. Che possa davvero essere così lo dicono alcuni elementi: intanto, la Procura federale ha rifiutato di fornire alle difese la nota del 14 aprile citata nella lettera della Covisoc con tanto di numero di protocollo. Il motivo: “Non è pertinente”, si sono sentiti rispondere i legali.

Non solo: agli atti dell’indagine compare anche un articolo de Il Sole 24 Ore di febbraio 2021, ossia molti mesi prima dell’apertura decisa dal procuratore federale, Giuseppe Chinè. Un’altro segnale che la “notizia” di possibili irregolarità fosse stata appresa, a mezzo stampa – uno dei criteri per cui si può avviare un’indagine – già da tempo. 

La palla, a questo punto, passa le mani del Tribunale Federale nazionale, presieduto dal giudice Carlo Sica. Nel caso in cui dovesse essere accolta questa contestazione delle difese, il processo si sgretolerebbe tra le dita dell’accusa“.