È morto Giancamillo Trani, la voce gentile che raccontava l’anima di Napoli
Storico appassionato della città, uomo di fede e presenza costante nel sociale, negli ultimi mesi aveva regalato ai lettori di SportdelSud la rubrica “L’anima di Partenope”, vissuta con entusiasmo e rigoroso impegno settimanale.

Questa è l’ultima puntata de L’anima di Partenope.
Non perché Napoli abbia finito le sue storie, ma perché si è fermata la penna di Giancamillo Trani.
In questi mesi di collaborazione con SportdelSud aveva vissuto questo spazio con un entusiasmo raro. Ogni settimana arrivava puntuale il suo articolo: preciso, documentato, scritto con il rispetto quasi artigianale di chi considera la memoria della città una responsabilità. Raccontava il calcio, lo sport, i quartieri, gli uomini e le tradizioni di Napoli come si raccontano le cose che si amano davvero.
Ma Giancamillo non era solo uno studioso appassionato della storia partenopea.
Era anche un uomo profondamente impegnato nel sociale, già direttore della Caritas diocesana napoletana, con grande esperienza del fenomeno migratorio, una presenza discreta e costante accanto agli altri. Un uomo buono, di quelli che vivono i valori della fede non come dichiarazione, ma come pratica quotidiana.
Chi ha avuto il privilegio di conoscerlo sa che dietro la sua erudizione c’era soprattutto una grande umanità.
Per questo oggi, mentre chiudiamo simbolicamente questa rubrica, ci piace immaginare che da qualche parte Giancamillo continui a fare ciò che ha fatto per tutta la vita: raccontare Napoli. Magari agli angeli, con la stessa passione con cui lo faceva per i nostri lettori.
Noi tutti – editore, redazione e lettori – conserveremo le sue parole.
Perché L’anima di Partenope era anche la sua.
