Lo scudetto sulle note di “Ciao amore, ciao amore, ciao….”
Le ciociole di calcio, per chi non lo sapesse, sono anch'esse soggette a revisione VAR. La nucella sarà stata spertusata bene? Il mais è correttamente tostato? Questo è il livello delle decisioni, che ormai, si prendono in serie A, e indignano ogni tifoso. E decidono uno scudetto.
scudetto al var - frame credits to DAZN.pngE alla fine, il grande spettacolo dell’anno (sì, quello che tutti aspettavano con fiato sospeso dopo la meraviglia di San Siro), quello alla corsa Scudetto, si è trasformato in un monologo doloroso di noia, uno stillicidio tattico, un lento calvario di 90 minuti al Maradona dove il Napoli ha provato a segnare — con qualche tiro in porta non troppo convinto – contro l’armadio difensivo del Parma.
Storia di una partita che sembrava un’esecuzione calcistica più che un confronto, e che alla fine ha regalato uno 0-0 patetico e quasi grottesco ai danni delle ambizioni scudetto dei partenopei. Nell’aria serpeggiava un “‘o sapev!” globale. Perché è così: il Napoli, il caro Napoli, ci abitua proprio a questo. Montagne russe a tinte azzurre, dove speso e volentieri la domenica prima ti da quell’impressione di arrivare fino alla cima facendoti urlare, e farti toccare le stelle, e qualche giorno dopo, cade rovinosamente verso il basso.
E lo spettacolo visto contro il Parma restituisce innanzitutto a quelli bravi, ai “capishers“, a quelli col fucile puntato all’uscio del feudo (che manco Carlo Croccolo in Tre Uomini e una gamba ha fatto peggio), finalmente o spunto per dire la propria, per dire finalmente che i loro concetti, dopo però mille serpentine e peripezie, si sono finalmente avverati. Alleluja! Siete contenti? Dormite più felici ora che il Napoli è potenzialmente fuori dalla lotta Scudetto?
Ma tornando alla partita, nel sempre comodissimo orario di post ufficio e da dover internare chi decide un orario simile, quella contro il Parma ha tutte le sembianze di un agonismo che sembrava una sedazione. Il copione è stato questo: Napoli padrone del pallone ma senza idee di attacco, Parma chiuso come l’ultimo biscotto in dispensa, e così siamo andati avanti per minuti e minuti in cui l’unica emozione era… il tempo che scorreva verso l’obitorio del risultato. Lento ed inesorabile, che già faceva presagire il triste epilogo. Un match in cui l’azione più pericolosa è stata guardare l’orologio e sperare che il tempo accelerasse per pietà.
Nel primo tempo qualcuno ha contato quattro o cinque passaggi di fila come momenti di “quasi entusiasmo”, ma nulla più. Ogni azione degna di nota sembrava un brivido che poi si annichiliva sul nascere, come se la palla avesse paura di entrare in area avversaria.
Ma quando meno te lo aspetti, il Napoli fa un colpo di coda che però fa materializzare la “tragicommedia” annunciata. All’11’ del primo tempo, il solito Scott McTominay sembra aver davvero rotto l’incantesimo mortifero del match, addirittura su crossi di Mazzocchi: cross, mischia, tap-in di prima intenzione — goal! …o almeno così avrebbe dovuto essere.
E poi arriva l’episodio. Arriva ‘o VAR, ‘o dottore, ‘o chirurgo, ‘o professore ‘e geometria. VAR che si trasforma ne L’allegro chirurgo: linee, zoom, ingrandimenti, microscopio.
Si cerca letteralmente il pelo del naso in fuorigioco di Mazzocchi con il quale potrebbe far gol. Diciamo che, in epoca VAR, l’unica cosa oggettiva che realmente si potrebbe accettare è proprio il fuorigioco.
“Se ci fosse…” Direbbe Giovanni Storti, in quanto l’immagine che viene data in pasto alle TV è più confuso di un giovanotto che si sente dire “dobbiamo parlare“.
Fuorigioco di un centimetro di spalla, anzi no avambraccio, anzi no un pensiero, no è un atomo, no è un unghia. Testa, spalla baby one, two, three. Ma è calcio o si sta facendo una TAC? Si stanno prendendo le misure per incatastare un mobile IKEA nell’angolo morto della cucina?
Fateci capire.
Scudetto deciso al VAR?
E mentre si cerca di capire, arriva la decisione: “a seguito di revisione…”. Fuorigioco.
Ma qui si è fuorigioco per davvero. Quel gioco che prima si parla di tolleranza, poi un braccio è buono per far gol, poi è una spalla. E meno male che il calcio è ucciso dalla pirateria.
Insomma, decisione difficile da digerire, e si riprende a giocare. Giocare per modo di dire: ogni pallone che esce fuori, il Parma va più lento di un ragazzino che deve andare a scuola la mattina, e fa di tutto per guadagnare tempo ed entrare in ritardo.
Il risultato che ne consegue è una partita lenta, dove il Napoli non è mai capace di superare le riserve del Parma, trovatesi al Maradona quasi per caso, mentre facevano la spesa in qualche centro commerciale vicino. Le energie mentali investite a San Siro (basti vedere anche la partita dell’Inter con il Lecce), sono state enormi. Mixate con il debito di ossigeno nelle gambe e nel cervello che questi calciatori patiscono da tempo, possono portare solo ad un risultato: 3 pareggi consecutivi, 6 punti persi che sono l’esatta distanza con la capolista che si avvia, con il suo Pio Esposito Globe Trotter Padrone del Mondo, a vincere il titolo di padroni dell’Universo.
Certo, le giornate sono tante ancora e tutto può accadere, ma c’è la sensazione che a queste condizioni i ragazzi di Conte siano arrivati al massimo, e più di questo (forse giustamente), non riescono a fare. Giusto il tempo di vedere Lang passeggiare al parco, senza cane, Oliveira raccogliere le margheritine, e Lucca tentare rovesciate improbabili come quando in classe ti lanciavano il cancellino della lavagna, e tentavi di colpirlo.
C’è chi ha anche l’ardire di abbaiare che ora è il momento di uscire dalla Champions e dalla Coppa Italia, così si torna ad una partita stagionale. Come a dimenticarsi che questa società non vive di ricapitalizzazioni salva-conti, ma di autosostentamenti che passano proprio da queste competizioni.
Al netto di tutte le defezioni, bisogna comunque fare un plauso a questi ragazzi che per un girone ci hanno provato e ci stanno provando. Ma ormai sembra quasi una sentenza il -6, che fa praticamente salutare lo Scudetto. Come canterebbe Luigi Tenco
Si vive o si muore
E un bel giorno dire basta e andare via
Ciao amore, ciao amore
Ciao amore, ciao
Ma alla fine, chi tene o’ Var è ricco e nun ‘o sape.
