Perché il Napoli ha scelto Rudi Garcia?

Da quando è stato annunciato il nuovo tecnico degli azzurri, in città gira solo una voce: perché il Napoli ha scelto Rudi Garcia?

GarciaFoto Mosca
Articolo di carloiacono15/06/2023

©️ “GARCIA” – FOTO MOSCA

Perché il Napoli ha scelto Rudi Garcia? È questo che si chiedono un po’ tutti i tifosi del Napoli, da quando circa un’ora fa la società ha annunciato l’erede di Spalletti. Dei quaranta nomi ne è rimasto uno, e non è quello che ci aspettavamo. De Laurentiis era ossessionato da Luis Enrique, aveva apparecchiato la tavola a Sousa e l’Equipe parlava ieri notte di Galtier ai piedi del Vesuvio. Oggi scopriamo che erano parole al vento. Perché probabilmente con Garcia era tutto fatto già da un bel po’.

La sorpresa però non nasce dal non averci preso. Il calcio estivo lo conosciamo, è un terno a lotto. Il “perché il Napoli ha scelto Rudi Garcia?” ha le sue radici nelle aspettative fatte maturare alla piazza da De Laurentiis e dalla difficoltà della città ad accettare la novità. Se guardiamo al passato recente fu accolto con scene di giubilo il solo Ancelotti e sappiamo come è andata a finire. Spalletti non lo si voleva, avrebbe spaccato lo spogliatoio. Sarri, era un costui sconosciuto. I fatti ci hanno “fatto” – il gioco di parole è dovuto – ricredere. Probabilmente con Garcia sarà lo stesso. 

Ma il “perché il Napoli ha scelto Rudi Garcia?” resta, il motivo sono le mire societarie che hanno urlato alla Champions e ad un profilo internazionale. Per farla breve ci si aspettava un vincente fatto e finito, e Rudi Garcia non risponde esattamente all’identikit designato, non perché risulti un allenatore di bassa lega, sia chiaro, per il pedigree più per altro. Basta guardare alla sua carriera. 

Non è stato un calciatore, ma figlio d’arte. Muove i primi passi come tattico e preparatore nel 1998 al Saint-Etienne, del quale diventa allenatore in poco tempo. Prosegue la sua carriera girovagando per la Francia, prima Digione e poi Le Mans. Lo notano al Lille nel 2008 e lui si lascia notare dal resto dell’Europa. Resterà nelle Fiandre cinque anni, togliendosi la soddisfazione di vincere quelli che ad oggi risultano gli unici titoli della sua carriera: una Coppa di Francia e un campionato francese con buona pace del Psg – che gli valgono il settimo posto come allenatore dell’anno al mondo. 

La risposta al “perché il Napoli ha preso Garcia” non arriva ancora. Dal confine col Belgio arriva sulle rive del Tevere. È il 2013, a Roma lo ricordano per le dieci vittorie consecutive al suo primo anno, per due secondi posti e per la chiesa al centro del villaggio. Poi viene licenziato, se ne ritorna Oltralpe. All’Olympique Marsiglia in tre anni fa un buon gioco, qualche buon piazzamento e si guadagna una finale di EL, persa. Si trasferisce all’Olympique Lione nel 2019. La stelletta che si cuce sul petto è l’eliminazione in fila di Juventus e Manchester City da ottavi e quarti di Champions.

Chiude la sua avventura in Francia e se ne vola negli Emirati, al Al-Nassr. L’esperienza non è dorata quanto lo stipendio, ma almeno allena Ronaldo. Non riesce a vincere il campionato e si congeda, ad aspettarlo c’è la panchina di una squadra che un campionato di ben altro spessore l’ha, invece, vinto: il Napoli.

Si ma perché il Napoli ha scelto Rudi Garcia? La risposta è semplice: per come interpreta il calcio, per l’evoluzione del suo calcio negli anni. L’obiettivo di De Laurentiis era continuare ad alimentare il progetto tecnico-tattico messo in piedi con Spalletti. Garcia può essere la scintilla giusta. 

È l’uomo del 4-3-3? Non proprio, o meglio usa anche il 4-3-3, e probabilmente lo userà a Napoli, ma il suo classico è il 4-2-3-1. Sono quisquilie, è l’interpretazione quella che conta. Quante volte ce lo sentiamo dire? Perché il Napoli ha scelto Rudi Garcia?

Perché Garcia non lavora su un impianto di gioco posizionale e di recupero pallo troppo sistematico. Le sue squadre sono abbastanza semplici, verticali, ed esaltano il talento associativo dei propri giocatori offensivi.

Si vuole controllare la partita tramite il gioco e attaccare attraverso azioni manovrate. L’idea è quella di portare il pallone oltre il centrocampo nel minor tempo possibile ricercando la superiorità numerica nella zona centrale del campo, dove si accentrano i giocatori di maggiore qualità, mentre i terzini garantiscono ampiezza. Il centravanti ha un compito: muoversi, e dare respiro offensivo alla squadra. 

Fondamentale è il fraseggio, corto e rapido, favorito dallo sviluppo del talento. Garcia ama avere dei leader tecnici, come Payet al Marsiglia, lo sarà Kvara a Napoli. Al leader il francese garantisce autonomia nella lettura delle situazioni offensive, negli ultimi passaggi, nei tiri dalla distanza e negli inserimenti senza palla. 

In generale le sue squadre sono un mix equilibrato di grandi individualità – responsabilizzate al massimo dal proprio tecnico – e di sapiente ricerca della superiorità qualitativa in mezzo al campo. 

Non so voi, ma rileggendo l’editoriale alla ricerca di errori, ho l’impressione che sostituendo Garcia con Spalletti e una fantomatica squadra con il Napoli, il risultato non cambierebbe. Ma il punto era proprio questo: spiegare perché il Napoli ha scelto Garcia. Sarà la scelta giusta? Crediamo di si. 

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