Napoli, Stadio Maradona: la verità sulla cessione nel libro di Imperatore

Quante voci sullo stadio Diego Armando Maradona di Napoli. Facciamo chiarezza sulla situazione.

Articolo di Redazione SDS17/05/2023

© “STADIO MARADONA” – FOTO MOSCA

Nelle ultime ore c’è stata confusione intorno allo stadio Diego Armando Maradona. Nella giornata di ieri, il Mattino ha parlato della possibilità di cessione della struttura da parte del Comune di Napoli riportando le parole dell’assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta:

“Le poche risorse disponibili non costituiscono per noi un alibi per rinunciare o ridurre il nostro impegno. Aumenteremo gli sforzi per migliorare la città contando sulla piena collaborazione del Consiglio comunale e delle strutture e ci riusciremo”.

La notizia è stata in parte smentita successivamente in serata dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ai microfoni di Canale 21:

“Maradona in vendita? Assolutamente no, abbiamo progetti importanti di ristrutturazione che effettueremo con i fondi europei se verranno assegnati all’Italia oppure insieme alla società utilizzando altri strumenti finanziari. Lo stadio rimane nelle mani della città. Dovremo fare in modo che possa avere un intervento strutturale molto importante per renderlo funzionale e moderno”.

La domanda sorge spontanea: la situazione contrattuale dello stadio Maradona cosa dice? Dove è la verità?

La risposta al quesito ce la da Vincenzo Imperatore nel suo ultimo libro “A scuola da De Laurentiis” dove troviamo un paragrafo dedicato alla “Questione Stadio” affrontata con l’ex sindaco De Magistris. Sullo stadio leggiamo:

“A ottobre 2019 – dopo le Universiadi, alle quali arriveremo più avanti – viene compiuto un ulteriore passo in avanti: la convenzione del 2015 è scaduta, quindi viene ritrattata a partire dalle basi di cui sopra. Alle quali si aggiunge il particolare, non irrilevante, che la società potrà usufruire dell’impianto e degli spazi adiacenti per 90 giorni complessivi all’anno, versando 835.000 euro a stagione oltre Iva come canone complessivo. Il Comune conserverà il diritto di organizzare degli eventi, soprattutto nel periodo che intercorre tra il giorno suc- cessivo all’ultimo incontro casalingo fino al 30 giugno di ogni anno. L’accordo firmato è un 5+5 anni rinnovabile quasi automaticamente. In altri termini, stiamo a posto fino al 2029, lo stesso anno in cui il presidente dovrà decidere se vendere il Napoli o il Bari”.

La situazione sembrerebbe dunque più semplice di quanto possa sembrare, e allora perché fare tanto rumore per nulla. Qui la risposta, forse, ce la fornisce lo stesso De Magistris che ad Imperatore, parlando dei suoi primi anni da Sindaco, illustra l’importanza del tema Napoli nelle stanze del potere cittadino:

“Sin da subito, nell’analizzare i documenti – all’atto dell’insediamento della mia giunta nel 2011 – ci siamo resi conto che giuridicamente la relazione amministrativa pregressa con il club era abbastanza fragile. La convenzione fatta da Iervolino non andava incontro alle necessità della città, anzi manifestava un atteggiamento piegato nei confronti della squadra. Questo era comprensibile, perché il club può e deve esercitare, talvolta anche strumentalmente, una sorta di pressione nei confronti della politica, anche implicita, una sorta di timore reve- renziale: le giunte, i consigli, sono fatti di sensibilità che possono essere portati a vedere i club come una possibilità di fare voti. È una relazione appoggiata su un terreno non semplice. Ci sono i tifosi, il presidente… non dico che attraverso essi si può perdere o vincere un’elezione, ma un consigliere può essere gradito perché appoggia il Napoli”.

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