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Dal machiavellico Martínez all’impassibile Meret: perché provocare non è sbagliato

Dal machiavellico Martínez all’impassibile Meret: perché provocare non è sbagliato

© “MERET” – FOTO MOSCA

Come nei video vietati ai minori, film per adulti, azioni pericolose o per professionisti e addetti, è doveroso sconsigliare la lettura di questo articolo a (finti) buonisti e maniaci della correttezza.

Napoli-Cremonese è stata una gara che ha detto tanto, ci sono diversi spunti per analizzare questa partita, ma non è scopo odierno soffermarsi sui centoventi minuti di partita, bensì sui rigori, definiti da alcuni lotteria, da altri l’opposto. Pacifico resta che da un lato c’è il portiere, definito da Galeano anche “penitente” o “martire” in attesa della sua fucilazione. Poi c’è il prescelto, calciatore addetto all’esecuzione, che spesso nemmeno voleva calciarlo quel rigore.

Ieri, a quasi un mese preciso dalla serie di rigori più epica della storia del calcio, difronte al silenzio religioso dei due portieri e del loro perfetto immobilismo, non può non tornare in mente l’antitetico comportamento di Emiliano Martínez, estremo difensore della Selección. Lo ricordate ai Mondiali? Contro l’Olanda, contro la Francia, o anche in Copa America, contro la Colombia. Lui è stato, in quelle occasioni, irriverente, insolente, fuori dagli schemi, ma potremmo anche dire vincente. Sì perchè lui, Dibu, non ha mai perso una lotteria ai calci di rigore. Ha sempre trionfato, risultando per di più decisivo.

Il portiere argentino, per i suoi tifosi, è un eroe, per i rivali, un perfido portiere scorretto che dovrebbe allontanarsi per sempre dai campi da calcio. Lui ti mangia, come dice, ti incute timore, ti distrugge psicologicamente. Chi riesce a tenergli testa, realizza, chi si fa sottomettere alle sue provocazioni, non ha altro da fare che tornare dai suoi compagni con la testa abbassata.

Perché Meret, contro la Cremonese, non ha provato a intimorire i calciatori avversari? Ha preferito silenziare sulla linea, non dando l’impressione di essere grosso, eppure lo è. Non spaventa con la sua “apertura alare”, non impressiona, è davvero in attesa, inerme, della sua fucilazione. Che sia più corretto, poco interessa. Contro i lombardi, poco esperti, ultimi, era davvero difficile entrare nelle loro menti?

Il portiere selvaggio, machiavellico, trash talker, non è un pagliaccio, come alcuni sostengono. Può diventarlo, nel caso in cui non è capace di penetrare la mente e demolire il suo boia. E, la storia, di gente del genere, l’ha conosciuta: ricordate Joe Hart con Andrea Pirlo?

Se il numero uno prova a sbeffeggiare senza arte, perché di quello parliamo, risulta – come lo stesso Pirlo lo definì – un gradasso da mettere a tacere. Dunque tanto è rimesso anche nella penetrabilità della mente del calciatore scelto, nella sua tecnica, nella sua determinazione. E perché, Lautaro Martinéz contro l’Olanda? Il portiere Noppert, altro che trash talking, attua un palese body check. L’interista, inaccessibile, sentenzia il passaggio del turno dell’Argentina. Laconicamente, se un calciatore è forte, convinto, sicuro, astuto, ha mille modi per segnare. Questo per sdoganare il fatto che, secondo alcuni, sia un comportamento da etichettare unicamente come scorretto.

Quindi, Meret, che aspetti a prendere qualche lezione dal portiere Campione di trash talking, nonché del Mondo?

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