Dragan Pantelic: il portiere rigorista della Jugoslavia
Vittorio Paliotto ci racconta uno dei più iconici portieri della Jugoslavia: Dragan Pantelic. Portiere e rigorista e goleador.
Dragan Pantelic e Dino ZoffFino alla fase finale della Coppa del Mondo che si disputò in Spagna nel 1982 il suo nome non era proprio tra i più noti del calcio jugoslavo in ambito internazionale. Tuttavia, Dragan Pantelic non ci mise molto a guadagnare quella popolarità, e stima, che tanto meritava. Al termine di una Italia-Jugoslavia del 1981 nel vecchio Comunale di Torino lasciò il terreno di gioco dopo una splendida immagine che lo immortalava con Dino Zoff, un altro mito. E Pantelic dimostrò particolare attitudine ad intrattenere rapporti di una certa importanza con i migliori giocatori del Vecchio Continente come Johann Cruyff, Kevin Keegan e Franz Beckenbauer.
La sua poca popolarità prima del 1982 era dovuta soprattutto al fatto che non difendesse a livello di club né i colori della Stella Rossa né del Partizan a Belgrado. Nato a Loznica, un piccolo e tranquillo sulla riva destra della Drina in Serbia, Pantelic era il figlio di un funzionario di Polizia, ma ben presto fece capire le sue intenzioni non erano quelle di seguire il cammino nell’arma, bensì ben altro. Forse nemmeno il calcio figurava in un primo momento nel suo destino. Si trasferì per gli studi a Belgrado, ma Stella Rossa e Partizan non vollero vederlo e valutarlo nemmeno per un provino. Ci stavano già altri più bravi di lui, ma Teche Misha, un tecnico belgradese, convinse invece quelli del Radnicki Nis quantomeno a vederlo. Fondato nel 1923, il Radnicki è una delle migliori fucine di talenti del calcio jugoslavo. I migliori spesso venivano poi attenzionati dalla Stella Rossa o dall’Hajduk Spalato nella regione croata.
E’ una vera squadra operaia, come nella più classica delle definizioni del calcio socialista, e non a caso Radnicki vuol dire “lavoratori”. Pantelic fu un autentico predecessore, anche prima di alcuni colleghi sudamericani, dimostrando una certa abilità anche a gestire il pallone con i piedi. Anche se le sue non furono sempre fortune: “In un Cair pieno (lo stadio del Radinicki) nella semifinale della Coppa del Maresciallo Tito sbagliai una uscita con i piedi contro gli attaccanti del Buducnost Titograd per un eccesso di confidenza e quell’errore spedì i loro attaccanti in gol. Un gol che costò la qualificazione alla finale”. Questo episodio però non scoraggiò lo stile di gioco di Pantelic, che continuò in sempre maggiori occasioni a gestire il pallone. Questo lo portò in breve tempo alla ribalta e persino a meritare la maglia della nazionale jugoslava. Il destino calcistico gli regalò una ulteriore possibilità: nel maggio del 1980 il suo Radnicki era impegnato in una dura gara casalinga contro il Velez Mostar.
Squadra che tra i pali vedeva un mostro sacro come Enver Maric, estremo difensore degli jugoslavi alla Coppa del Mondo del 1974. Pantelic questa volta fece direttamente gol con un calcio di rinvio, una lunga parabola che scavalcò tutti da una porta all’altra dello stadio di Nis e si depositò nella porta dell’incredulo Maric. Il portiere baffuto umiliato da una parabola così lunga e così beffarda. Nessuno dei giocatori che la inseguirono riuscì a toccarla ed il gol fu tutto di Dragan Pantelic. Un gol storico che per la prima volta qualificò il Radnicki Nis alla Coppa UEFA. Nel 1975 i biancorossi avevano già vinto una edizione della Coppa dei Balcani, ma certo che la Coppa UEFA aveva tutt’altro prestigio. Pantelic fu finalmente portato in trionfo dai suoi tifosi per una prodezza ed una giornata indimenticabile.
Tuttavia, vedere Dragan Pantelic nel tabellino dei marcatori diventò una abitudine o quasi. Come detto, precedendo anche i colleghi sudamericani, Pantelic si propose come un autentico specialista nei tiro dagli undici metri. Divenne il tiratore scelto sia nel suo club che anche nella sua nazionale. “Un portiere deve saper giocare anche con i piedi”, aveva detto Beckenbauer in proposito, e Pantelic sfruttò questa sua abilità e questa sua dedizione proprio per calciare al meglio, quanto meglio poteva, dagli undici metri. Il 27 settembre del 1980 a Lubljana, Stadion Bezigrad, il suo primo gol in nazionale dal dischetto. Con un tiro preciso Pantelic superò Ole Qvist nel 2-1 in favore della sua squadra. Ed il 29 aprile del 1981 replicò al Poljud di Spalato nella netta vittoria ai danni della Grecia per 5-1. Le sue prodezze dagli undici metri erano già diventate note con la maglia del Radnicki Nis. Il 15 giugno dello stesso 1980 l’estremo difensore jugoslavo in Radnicki Nis-Celik Zenica 4-1 ha addirittura messo a segno una tripletta dagli undici metri.
Prodezza che sarà capace di ripetere il successivo 7 settembre nel 4-0 rifilato dalla sua squadra in campionato all’NK Zagabria. In totale le sue imprese dal dischetto saranno oltre 30 in carriera e continueranno anche nella sua esperienza in Francia nelle file del Girondins de Bordeaux, una delle squadre più prestigiose dell’Esagono. Le occasioni diventano anche particolari, cosi come accadde l’8 gennaio del 1982 ad Algeri dinanzi a ben 54.000 spettatori nell’amichevole di prestigio che il Bordeaux giocò in casa dell’Algeria qualificata per la prima volta alla Coppa del Mondo. I padroni di casa passarono in vantaggio al 17’ con Al Hocine, ma vennero raggiunti da Gemmrich al 54’ e poi definitivamente superati proprio con un rigore di Pantelic all’87’. In una stagione del campionato jugoslavo, quella del 1975/76, Pantelic realizzò ben 7 rigore, diventando oltretutto il terzo marcatore nelle gerarchie del suo Radnicki Nis.
Un fatto abbastanza insolito per uno che fa il portiere. Poi era andato a giocare in Francia, evitando appositamente l’interesse tardivo sia della Stella Rossa che del Partizan. Poi guadagnare un milione di euro rappresentavano una occasione unica per la sua carriera. “Inoltre non avrei sopportato di giocare da avversario al mio Radnicki, la squadra che mi aveva permesso di diventare un calciatore”. A Bordeaux non aveva perso l’abitudine di andare al tiro dagli 11 metri. Tuttavia, nel 1982 la sua squadra perse il titolo francese proprio negli ultimi turni di campionato ricevendo il quasi condannato Lens, che invece vinse in casa dei bordolesi di misura con rete dell’islandese Teitur Thordarsson. Pantelic si ritrova coinvolto nel parapiglia finale con la terna arbitrale di turno e venne anche colpito alla testa da uno dei guardalinee con la bandierina. Pantelic non era colpevole, ma venne squalificato ingiustamente per quasi un anno. La protesta dei bordolesi diventerà poi emblematica nella partita successiva contro il Nantes allo Stade de Beaujore del 7 maggio 1982. Una protesta esemplare e clamorosa, che mai si era verificata in precedenza.
Infatti, quell’ Aime Jacquet, l’allenatore dei girondini su imposizione del Presidente Claude Bez, decise di schierare tra i pali il piccolo Alain Giresse, assolutamente inadatto a mettersi a difesa dei pali, soprattutto per la sua statura. Molto forte tecnicamente, era però il meno alto in assoluto dell’organico a disposizione. Non a caso il Nantes si impose con un tennistico 6-0 e il primo gol registrato già al 1’ di Rampillon. “La grande mascarade”, scriverà all’indomani a tutta pagina L‘Equipe. Claude Bez spiegò senza attenuanti: “Si tratta di un atto di solidarietà nei confronti del nostro portiere, fermato ingiustamente da una squalifica di un anno, assolutamente ingiusta. Ed abbiamo deciso di giocare senza portiere o quasi”.
