Di Natale: “Napoli, scudetto possibile. Spalletti è uno dei migliori”

Bandiera dell’Udinese, ma nativo di Napoli, Antonio “Totò” Di Natale ha presentato la sfida ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport“.

Articolo di Redazione SDS19/03/2022

Quest’oggi in Napoli-Udinese scenderanno in campo alle 15:00 nella cornice dello Stadio Diego Armando Maradona. Una partita che le due compagini affronteranno con stimoli differenti: i padroni di casa per continuare a poter sperare nello Scudetto, i friulani per aggiungere punti che garantirebbero tranquillità in ottica salvezza.

Napoli-Udinese, il parere di Totò Di Natale

Bandiera dell’Udinese, ma nativo di Napoli e tifoso dei partenopei, Antonio “Totò” Di Natale ha presentato la sfida ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport“.

Per chi tiferò? Per il Napoli naturalmente. Anche quando giocavo con l’Udinese i miei compagni mi prendevano in giro nello spogliatoio perché a fine gara la prima cosa che chiedevo era il risultato degli azzurri. Ho vissuto con apprensione la caduta in C e poi la risalita fino ai vertici della Serie A”.

Sul suo mancato approdo all’ombra del Vesuvio, ecco la spiegazione dell’ex attaccante: “Ho detto no? Vero. Ma i soldi non c’entrano niente. Sento troppo maglia e ambiente, non avrei reso come volevo. E non avrei mai potuto perdonarmelo. Amo la mia gente ma a Napoli per un napoletano è sempre più complicato.

L’anno giusto per lo scudetto? Spero di sì. Il campionato è equilibratissimo e possono succedere ancora tante cose. Ma Spalletti sta facendo cose eccezionali. Quando mancavano diversi giocatori si è inventato soluzioni vincenti. Del resto io lo conosco molto bene e so che è fra i migliori tecnici che ci sono in giro. Io ero nella Primavera con Domenichini, che ora è il suo più stretto collaboratore: consigliò a Spalletti di seguirmi e lui mi fece esordire in Serie B. Poi mi ha voluto a Udine. Con Luciano c’è sempre stato un ottimo feeling, Ho tratto tanti insegnamenti che adesso sono diventati un bagaglio. Penso alla cura con cui preparava le partite, provandone i movimenti, facendo capire molto in concreto cosa voleva dai propri giocatori. Mette tutti nelle condizioni di rendere al massimo”.

Quanti gol avrebbe avrei fatto con uno come Osimhen accanto? Parecchi. È un attaccante con caratteristiche eccezionali in progressione e profondità. Standogli vicino, uno tecnico come me, avrebbe trovato quegli spazi che il nigeriano apre con i suoi movimenti”.