Bologna, dal “miliardario” Savoldi a Kimi, tra musica, sport e quel tram chiamato «putiferio»
Ne “L’angolo del Beck”, Roberto Beccantini dedica a Bologna un racconto d’amore tra sport, musica e memoria: da Savoldi a Kimi Antonelli, dalle Due Torri al pallone, una città che continua a correre, cantare e sorprendere.

Al diavolo il k.o. casalingo con la Lazio: lasciatemi per una volta scrivere di Bologna, della «mia» Bologna, che tradii nell’agosto del 1970, sul filo dei vent’anni, ma porto sempre nel cuore. Bologna che diede a Napoli e al Napoli «Mister due miliardi», al secolo Beppe Savoldi, nel 1975; «il» Bologna che, il 22 aprile 1990, stava già perdendo 2-0 contro le armate di Diego, quando al Bentegodi mi misi a sedere per dedicarmi a Verona-Milan. Era la penultima giornata, fu il secondo scudetto.
Francesco Guccini, che bolognese non è, l’ha cantata così: «Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli. Col seno sul piano padano ed il culo sui colli». Dino Sarti, ugola sfegatata, spasimava e gorgheggiava fin dalla cucina: «Butta la pasta mamma, prepara i panini. Gioca il Bologna, non posso mica far tardi, eh. Dov’è la mia sciarpa, il coso, il fischietto?».
Piazza Grande di Lucio Dalla, naturalmente, e la sua serenata a Roberto Baggio: «Sei mai stato il piede del calciatore che sta per tirare un rigore. E il mignolo destro di quel portiere che è lì, è lì per parare. Meglio, sta molto meglio il pallone; tanto, lo devi solo gonfiare». La città dell’Alma Mater universitaria è, oggi, un cantiere che sventra le strade per disseppellire quei tram di cui nessuno avvertiva la necessità. «Il bolognese ospitale e cordiale l é fât acsé: se non c’infila un bel “socc’mel!”, ma che bolognese è?» (ancora Dino Sarti). Senza trascurare lo sport, che è la vita presa di corsa. Il Bologna di Vincenzo Italiano ha appena eliminato la Roma dall’Europa League: all’Olimpico, per giunta, e con un 4-3 «messicano» da strappare la ola persino ai piccioni di Piazza Maggiore. Lo stesso Bologna che Thiago Motta aveva riportato in Champions, nel 2024, e Italiano alla conquista della Coppa domestica, nel 2025.
Bolognesissimo è Andrea Kimi Antonelli, 20 anni il prossimo 25 agosto, vincitore su Mercedes del Gran Premio di Cina, a Shanghai. Primo italiano dopo Giancarlo Fisichella, su Renault, nel Gran premio della Malesia del 2006. Il secondo più giovane della storia dopo Max Verstappen. Dalla culla ai kart, il tipico bebè che sorpassa tutto e tutti tranne i sogni: perché li realizza.
E la Virtus basket, altra istituzione. Campione d’Italia e leader in classifica, ancorché zoppicante in Eurolega. Dusko Ivanovic, l’allenatore, ha un codino che ondeggia agli assist di Alessandro Pajola e alle acrobazie di Carsen Edwards. Dallo sport al cinema, le Due Torri non cospirano: ispirano. Ed ecco allora, unico Oscar italiano, il successo della produttrice Valentina Merli, petroniana viscerale nonostante il domicilio parigino. Si è imposta nella categoria riservata al «Miglior cortometraggio live action» con il film «Two People Exchanging Saliva», ex aequo con «The Singers». Cameriere, champagne.
Il 6 agosto, inoltre, saranno 90 anni dal trionfo di Ondina Valla negli 80 ostacoli di Berlino. Prima donna italiana a fregiarsi di un oro olimpico. La Bologna di Gianfranco Civolani detto Civ, che ogni Natale gli dedicava un libro e, dovunque fosse, non vedeva l’ora di tornarci.
«Dì bän só, fantèsma».
