Napoli, Giuffredi sbotta: “Non è solo colpa dei calciatori”
Il Napoli sta vivendo l'annata più difficile dell'era ADL. In merito al rendimento dei partenopei Mario Giuffredi, ha parlato durante un'intervista.
Foto MoscaIl Napoli sta vivendo la stagione più difficile dell’era De Laurentiis. Nessuno si sarebbe mai aspettato un’annata del genere dopo la vittoria dello scudetto, invece, la squadra sta facendo difficoltà in campionato e, nelle coppe, è uscita da ogni competizione. Inoltre, il presidente azzurro ha già cambiato 2 allenatori e, dopo 14 anni, i partenopei rischiano di non partecipare ai tornei europei.
Tra i tanti giocatori contestati a fine partita è presente il nome di Giovanni Di Lorenzo, capitano di questa squadra e leader dello spogliatoio. Nella giornata odierna, il suo procuratore Giuffredi ha parlato in difesa del proprio assistito ai microfoni di Tv Play:
Napoli, Giuffredi difende Di Lorenzo
“I risultati negativi sono sotto gli occhi di tutti. I calciatori, compresi, ovviamente, quelli che seguo, non possono essere esenti da responsabilità. Chi mi conosce sa bene che dico solo ciò che penso e quando lo faccio è perché ne sono certo. Le responsabilità, ribadisco, sono anche dei giocatori. Ma, ci tengo a dirlo a voce alta, questi ragazzi, pur non riuscendo in risultati importanti, profondono il massimo impegno e hanno un grande attaccamento per la maglia. Non ho mai messo in dubbio che ci sia stata l’anima sul terreno di gioco in ogni gara, anche dopo le performance più negative. Entrando nello specifico dei miei calciatori, voglio smentire alcune falsità lette in giro: nessuno sta assolutamente pensando di andare via a fine anno. Su questo posso metterci la mano sul fuoco”.
Qual è lo stato d’animo dei suoi assistiti dopo Empoli?
“I miei calciatori ed io rispettiamo il diritto di critica da parte dei tifosi: sono la parte sana del calcio, sono quelli che fanno tanti sacrifici soprattutto economici, lasciano a casa le famiglie per le trasferte, fanno tante rinunce per seguire la propria squadra. Hanno tutto il diritto di esercitare il dissenso liberamente, stando sempre nei limiti del buon senso. I miei assistiti sono consapevoli di far il lavoro più bello del mondo, sono dei privilegiati ma soprattutto ho sempre trasferito loro il pensiero che nella vita ci si prende il dolce, come nella vittoria dello scudetto per cui sono stati osannati ma anche l’amaro di stagioni come queste, rispettando, come in questo caso, il pensiero di chi ama la maglia azzurra”.
Cosa le ha detto Di Lorenzo dopo il confronto con la curva?
“L’immagine di Giovanni sotto quella curva è stata forte dal punto di vista emotivo. Di Lorenzo, come me, ha enorme rispetto e si sente responsabile, da capitano, perché quei tifosi ci rimettono soldi per seguire la propria squadra, dedicano la loro vita al Napoli senza chiedere nulla in cambio da nessuno perché il Napoli per loro è una fede. C’è rispetto anche per la grande educazione e la correttezza che ad Empoli hanno avuto nel modo di porsi: impeccabile, dimostrando a Giovanni l’amore che hanno per questa maglia e per il capitano”.
In un anno è cambiato tutto: dal trionfo di Udine al tonfo di Empoli
“Due momenti opposti ma Giovanni Di Lorenzo in entrambi i casi ha mostrato gli attributi, mettendoci la faccia. Ad Udine è quello che porta la stemma dello scudetto nel settore dei tifosi del Napoli, ricevendo cori ed applausi. È sempre lui che da capitano, nella caduta di Empoli, è andato sotto la curva a prendersi gli aspetti negativi del momento. Nel bene e nel male, lui c’è sempre senza mai un passo indietro, ad ammettere anche le sue prestazioni negative, non scappando davanti alle responsabilità. Ed è per questo che quando leggo critiche che vanno oltre il legittimo diritto di esprimere il proprio parere sugli aspetti tecnici penso che debba scendere in campo per difendere il mio assistito”.
Ci sono ancora 5 gare: esiste ancora un obiettivo per il Napoli?
“I calciatori di questa squadra vogliono regalare dei momenti di gioia ai tifosi dopo tutte queste delusioni. C’è ancora la possibilità di approdare in Champions fin quando l’aritmetica lo permette e c’è un campionato da onorare. Sono certo che ci sarà il desiderio di mettere tutto in campo a partire dalla gara contro la Roma”.
Ad Empoli sul banco degli imputati sono finiti i calciatori. Quali sono le responsabilità della società?
“Le dico che quando si vince, vincono un insieme di persone: i calciatori, l’allenatore, i dirigenti e la società tutta. Quando si perde non è più accettabile lo scaricabarile solo sui giocatori. Nella stessa misura della vittoria, anche in questo caso ci sono le responsabilità delle altre componenti. Sotto la curva ad Empoli, assieme al capitano ed ai suoi compagni di squadra, avrei voluto vedere anche qualche altra persona a metterci la faccia. A fine campionato dirò la mia verità perché mi aspetto che, come capitan Di Lorenzo, anche qualcun altro faccia un’analisi seria ed approfondita per ripartire, cessando di scaricare tutte le colpe.
