Un addio a tinte fosche: Insigne lascia Napoli tra le lacrime e i dubbi

L'aereo per Toronto porta via Insigne, un pezzo di storia recente. È un addio malinconico, forse un arrivederci, comunque e per sempre con gratitudine. 

InsigneFoto Mosca
Articolo di Carmine Orlando24/05/2022

“Meglio che se ne vada o che resti?”. Il quesito, rivolto ai tifosi ai piedi del Vesuvio, riassumeva l’ambiguità del rapporto tra Lorenzo Insigne e la sua città. Un amore tormentato, un tango di passione e frustrazione, di speranze infrante e sogni svaniti.

L’ultima standing ovation per il capitano. Eppure, la cornice era gremita per l’addio in azzurro del “Magnifico”. Un’ultima danza in maglia azzurra per un ragazzo che, nel lontano 2006, era approdato a Fuorigrotta con “un sogno nel cuore”. Dieci anni intensi, un’altalena di emozioni tra trionfi (due Coppe Italia e una Supercoppa) e cocenti delusioni.

Insigne: bandiera per caso o per destino? Un’etichetta che, volenti o nolenti, gli è stata cucita addosso. Perché, si sa, ogni tifoseria ha la bandiera che si merita. E Insigne, con i suoi numeri da urlo (433 presenze e 122 gol), ha incarnato per un decennio l’anima inquieta del Napoli. Un’anima contraddittoria, come la città che lo ha cullato.

Un campione imperfetto, specchio di una tifoseria esigente. Un fenomeno, un bidone, un gigante, un nano, un capitano, un traditore, un figlio, un cafone, un campione, un perdente. Amore e odio, in un continuo tira e molla che ha alimentato la passione dei tifosi. Insigne ha vissuto tutto il pantone di emozioni del popolo azzurro, troppo spesso subendole. 

Lorenzo è stato un talento cristallino con tanti limiti, esterni, caratteriali, fisici. Ma comunque un talento. Un “napoletano” verace, con la sua indole ribelle e il suo amore viscerale per la città. È stato specchio di un club e di una tifoseria. Ha riflesso le ambizioni disattese e le frustrazioni di un ambiente che ha sempre chiesto di più. Un peso eccessivo per le sue spalle, una colpa non sua che lo ha schiacciato.

Un decennio di luci e ombre. Il Napoli, come Insigne, è stato una buona squadra capace di grandi cose, ma mai abbastanza. Un nuovo corso è alle porte, con un cambio di stile e di rotta.

L’aereo per Toronto porta via un pezzo di storia recente. È un addio malinconico, forse un arrivederci, comunque e per sempre con gratitudine. 

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