Le canzoni della grande Ornella con “dedica” allo sport

Ne “L'angolo del Beck”, Roberto Beccantini rende omaggio a Ornella Vanoni, scomparsa in questi giorni, intrecciando le sue canzoni allo sport: un modo per ricordarla attraverso metafore, dettagli e voci che non hanno bisogno di microfoni.

<> at Teatro Manzoni on March 13, 2011 in Milan, Italy.
Articolo di Roberto Beccantini24/11/2025
Lo sport è bello perché è vita e la vita, con lo sport al collo, aiuta a evitare i tracolli della sub-esistenza, quando ci sentiamo vinti e, dunque, inutili. Da ragazzo, mi piaceva spiare dal buco della serratura.
Oggi, piace essere spiati: dal Grande Fratello all’Isola dei famosi. Nell’intimità e per amenità. «Il re è nudo» non lo grida più nessuno: è di dominio pubblico. E, alla lunga, stufa. Il 21 novembre, a 91 anni, se
n’è andata Ornella Vanoni, e ci sentiamo tutti più soli, tutti più tristi. Ci sono voci che non hanno bisogno di microfoni. Lei era una di queste.
Ho provato a legare le sue canzoni allo sport e ai suoi protagonisti. Un atto di deferenza, più che di incontinenza o piaggeria: almeno spero.  «Domani è un altro giorno» non si può non dedicare alla Juventus di Luciano Spalletti, vista la striscia di pareggi che rimanda all’X factor di Thiago Motta e Igor Tudor. Si vedrà, appunto. «La musica è finita», con gli amici che se ne vanno, dovrebbe far meditare Gabriele Gravina detto (da me) «Slavina». E’ il presidente di una Federazione che ha rinunziato al ruolo e al rango di locomotiva per farsi vagone triste e solitario. Sarebbe bastato sfogliare il libro di Joe McGinniss per scongiurare la iattura di una scalata così verticale, così madornale. «Il miracolo di Castel di Sangro». Risale alla stagione 1996-’97 e narra la salvezza della piccola società abruzzese, fresca di promozione in serie B. Favola un corno. Solo che, nel suo caso, la musica dura dall’ottobre del 2018 e continua, implacabile. Ha poco senso imprigionarlo ai risultati della Nazionale, dal momento che in campo non va lui, anche se mai e poi mai avrebbe dovuto licenziare Luciano Spalletti. Uno come Gravina si aggrappa alla politica dello sport per tenere buona la giustizia penale, che lo marca stretto. All’estero non avrebbe scampo, comunque; in Italia, viceversa, trova sempre qualche
scheletro in qualche armadio.
«Eternità» sembra scritta per Julio Velasco, maestro a pieno titolo e, cosa che non guasta, a pienissimi titoli. Argentino di La Plata, giocatore e istruttore di volley. Una miniera d’oro. Potrebbe trattarci da sudditi e invece no, ci parla con la competenza pacata, e non superficiale, del papà saggio. Vi giro alcune delle sue massime: «Charlie Brown dice a Snoopy: “Un giorno moriremo tutti”. E Snoopy gli
risponde: “Sì, ma tutti gli altri giorni no”». Inoltre: «Io come allenatore ho l’idea di educare, ma senza abusare. Anche perché una squadra può esistere senza un allenatore, ma un allenatore non può
esistere senza una squadra». Ecco qua una frase che manderebbe al manicomio tutti i geni troppo «compresi» che Ennio Flaiano fustigava satireggiando. «Io ti darò di più» ha l’aria dell’invito, della promessa. Comodo e semplice da traslocare nell’agonismo. L’Italia della Coppa Davis, regina per la terza volta consecutiva, quarta in assoluto. Matteo Berrettini, Flavio Cobolli: l’hanno dato, e come.
Per concludere, «Dettagli». La Champions è il torneo dei dettagli, copyright di José Mourinho.
«Errori di grammatica lei non ne fa e senza errori non si ha mai felicità».
Grazie, Ornella

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