I tifosi ciprioti scelgono la solidarietà e scuotono il calcio europeo”

La green card della settimana va ai tifosi del gruppo TLR48 dell’Omonia Nicosia, che hanno manifestato solidarietà all’equipaggio della Global Sumud Flotilla, bloccato da Israele al largo delle coste di Cipro, con la sola colpa di voler portare aiuti alla popolazione di Gaza.

tifosi Omonia NicosiaLezione di civiltà dai tifosi dell'Omonia Nicosia.
Articolo di Giovanni Cortese26/05/2026

Mentre in Italia assistiamo a spettacoli inquietanti con scontri cruenti fra tifosi durante le partite, da Cipro arriva una lezione di civiltà che va oltre lo sport. In questo clima, il messaggio dei TLR48 ha assunto un significato enorme.

Contro il silenzio delle istituzioni

Non soltanto solidarietà verso gli attivisti pro-Palestina, ma anche una denuncia aperta contro il ruolo delle autorità cipriote e contro il silenzio delle istituzioni sportive. Secondo quanto riferito dagli ultras, la dirigenza dell’Omonia avrebbe tentato di impedire l’ingresso dello striscione e successivamente chiesto la sua rimozione, minacciando sanzioni economiche. La risposta della curva è stata immediata: all’intervallo, il settore ultras si è svuotato. Nessun coro, nessun tamburo, soltanto il rumore assordante dell’assenza. Un gesto simbolico che ha colpito più di qualsiasi fumogeno o coreografia.

Non solo evasione

In certe notti il calcio smette di essere evasione, diventa presa di posizione, diventa coscienza collettiva. E mentre il pallone continuava a rotolare sul campo, sugli spalti dell’Omonia restava la sensazione che, almeno per una sera, qualcuno avesse deciso di non voltarsi dall’altra parte. In un tempo in cui tutto sembra consumarsi in fretta, anche l’indignazione, quel vuoto lasciato dalla curva ha avuto il peso di una dichiarazione politica e morale. Ha ricordato che il tifo, quando non rinuncia alla propria umanità, può ancora essere linguaggio, testimonianza, persino dissenso. Non cambia da solo il corso degli eventi, non ferma le guerre e non restituisce giustizia a chi la attende. Ma rompe l’assuefazione, incrina l’indifferenza, obbliga a guardare. Ed è forse proprio questo, oggi, il gesto più radicale: scegliere di esserci, scegliere di esporsi, scegliere di non restare in silenzio

 

 

 

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