Gli opinionisti durante il calcio-mercato fanno profezie, previsioni o simulazioni?

Durante il calciomercato i giornalisti sono dei moderni Profeti ispirati come Elia o schematici simulatori a tavolino?

De Laurentiis
Articolo di Vincenzo Imperatore27/12/2021

© DE LAURENTIIS – FOTO MOSCA

È tempo di calcio-mercato, è tempo di previsioni degli opinionisti orrendamente definiti calciomercatisti, quelli che, questa settimana, dovrebbero necessariamente andare a scuola di management almeno per un giorno in luogo dei tifosi. 

Quelli che, per lavoro, inventano notizie ed, almeno da queste parti, non ne indovinano una da anni. 

Le previsioni si fanno utilizzando una serie storica di dati/informazioni e individuando all’interno di essa quali sono i fattori che fra di loro si correlano e interagiscono e collegando poi il tutto con il fattore tempo futuro. È quanto fa normalmente il meteorologo.  

Egli sceglie alcuni parametri di misurazione (i fattori suddetti): la temperatura, l’umidità, la pressione, la forza e la direzione dei venti; registra per anni tutti gli accadimenti relativi al tempo atmosferico e correla i vari eventi (pioggia, nebbia, neve, sole) con i singoli fattori. Con queste conoscenze lo sforzo del meteorologo è quello di anticipare che cosa succederà con una “certa” affidabilità. Dato che il brutto tempo accade normalmente quando c’è bassa pressione, egli annuncia la probabilità dell’arrivo della pioggia al calare della pressione stessa. Quando i venti provengono da Nord-Est, dall’area siberiana, egli anticipa l’arrivo probabile del freddo. Il coefficiente di affidabilità delle previsioni meteorologiche per eventi che da decenni vengono misurati e verificati è così elevato che oggi esse sono determinate da modelli matematici che trasformano il meteorologo in un semplice, anche se intelligente, interprete delle elaborazioni ottenute dai modelli stessi. 

Ma, malgrado l’alta affidabilità di tali modelli, è bene ricordare che le previsioni non sono certezze e soprattutto se vengono sbagliate continuamente si rischia la credibilità che paradossalmente potrebbe pure essere contestata, come fecero erroneamente qualche anno fa alcuni albergatori. Avendo affermato, il meteorologo, che durante le vacanze di Pasqua ci sarebbero stati dei rovesci sulle coste e avendo così condizionato le scelte di coloro che intendevano passare al mare le loro vacanze, questi albergatori pensarono di fare causa all’ufficio meteorologico per “informazioni distorte”, in quanto il maltempo non ci fu e i loro alberghi erano vuoti. 

E se gli albergatori, in questione, fossero i lettori dei media? Sicuramente dovrebbero rendersi conto che quando non esiste neppure la serie storica che offre una certa affidabilità alle dichiarazioni dei calciomercatisti, quando mancano dati/informazioni da analizzare (perché il Napoli non te li fornisce), è ancora possibile credere a quelle previsioni?

A questo punto l’opinionista ha due alternative. 

La prima è quella di enunciare delle “profezie”. Una profezia è una “predisposizione di una cosa futura per ispirazione personale o divina“. 

Sono profezie le dichiarazioni di Elia e di Isaia riportate nella Bibbia circa l’arrivo futuro di un Messia. Chi le annunciava non aveva alcun dubbio al riguardo delle sue affermazioni; per loro una profezia era certezza. Esistono opinionisti che si sentono “profeti” e purtroppo non sono pochi.

La seconda alternativa è quella della “simulazione”. La simulazione consiste nella messa a punto di un modello analogico (non necessariamente matematico), grazie al quale poter esaminare le alternative di risposta sulla base di alternative di accadimento. La simulazione risponde alla domanda: “E se?”.

“E se entrasse improvvisamente nella rosa di una squadra un nuovo calciatore?” “E se la trattativa si concludesse in maniera molto onerosa?” “E se il nuovo calciatore non fornisse le prestazioni previste?”

La simulazione non è dunque una profezia ma neanche una previsione

La simulazione è una palestra decisionale nella quale ci si allena a scegliere diverse soluzioni di risposta, a individuare gli eventuali vincoli o i probabili errori e per valutarne i benefici probabili. Racconta Rudolph Giuliani, sindaco di New York alla data dell’attacco alle Torri Gemelle, l’11 Settembre 2001, nella sua autobiografia: “Alcuni mesi prima dell’evento simulammo lo schianto di un aereo sui palazzi di Queens e di un attacco a Manhattan. Decidemmo nel dettaglio come affrontare un incidente aereo ma non pensammo, in queste simulazioni, che quattro aerei venissero dirottati contemporaneamente e fossero trasformati in missili”. Nel caso specifico non c’era infatti una serie storica che permettesse di anticipare un così incredibile evento. E chi mai avrebbe avuto il coraggio mesi prima di chiedersi e di chiedere: “E se un’organizzazione terroristica si impadronisse contemporaneamente di quattro aerei e ne dirottasse due sulle Twin Towers procurando il loro crollo e quello di altri cinque edifici circostanti, causando la morte di 2.797 persone?” 

Se le previsioni non sono certezze, non sempre le simulazioni possono contemplare tutte le ipotesi, ma ciò non autorizza a non allenarsi alle ipotesi.

Non ci aspettiamo la profezia Messi ma almeno cercate di simulare l’arrivo di un Anguissa. 

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