I 10 più grandi errori di Danilo Iervolino nella gestione della Salernitana

La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, come dimostra la gestione della Salernitana da parte del patron Iervolino.

IervolinoFoto Mosca Iervolino
Articolo di admin28/04/2024

La valutazione degli errori di gestione di un brillante presidente di calcio come Danilo Iervolino è un caso scuola che merita di essere approfondito perché è in grado di fornire interessanti spunti di riflessione a tutti coloro che desiderano investire nel calcio. Danilo Iervolino ha acquistato la Salernitana in un momento assai delicato, riuscendo a stabilizzare la squadra che rischiava di essere cancellata per la nota vicenda della multiproprietà. Partendo da questo suo grande merito, andiamo ad analizzare alcune mosse che potrebbero essere considerate errori o quantomeno passi falsi nel contesto della sua gestione:

 

  • Mancanza di esperienza nel calcio

Iervolino è un imprenditore di successo, ma non aveva alle spalle una significativa esperienza nel mondo del calcio. Questo può averlo portato a commettere errori che un dirigente con più esperienza avrebbe potuto evitare.

 

  • Scelte sbagliate nell’area dirigenziale e dello staff tecnico

La decisione frettolosa di allontanare il ds Walter Sabatini ha rappresentato l’inizio del declino del “progetto” Salernitana, aggravato dalla scelta di un giovane ds quale Morgan De Sanctis, promettente ma che, alla prova dei fatti, si è rivelato ancora troppo acerbo per ricoprire con successo un incarico così delicato.

 

  • Mancanza di una visione chiara e di un progetto a lungo termine per la crescita del club

L’allontanamento di Sabatini ha comportato il venire meno di una strategia chiara e di un progetto a lungo termine.  Le scelte operate successivamente sono sembrate spesso dettate dall’emergenza e prive di una visione strategica a lungo termine per il futuro della Salernitana. Iervolino ha dimostrato di avere poca pazienza, esigendo risultati immediati che non sempre sono compatibili con i tempi di crescita di un progetto calcistico. La Serie A è un campionato difficile e competitivo, e Iervolino forse non ha pienamente compreso le sue difficoltà e le sue complessità. Non avere una visione strategica chiara o non comunicarla efficacemente può lasciare stakeholders e tifosi incerti sul futuro del club.

 

  • Cambio continuo di allenatori senza dare loro il tempo necessario per lavorare

I cambi frequenti nella guida tecnica creano instabilità nella squadra. Questo ha influenzato negativamente la coesione e la performance del gruppo. La stagione 2023/24 è stata caratterizzata da un valzer di allenatori, ben quattro nel corso dell’anno. La scelta di non affidarsi a un allenatore del calibro di Paulo Sousa e di optare invece per Pippo Inzaghi, che in Serie A non aveva ancora dimostrato di poter contribuire significativamente a migliorare le sorti di una squadra in difficoltà, ha sollevato ulteriori dubbi sulla strategia di gestione di Iervolino. Questo cambio ha rappresentato un passo indietro rispetto alla ricerca di un profilo ad alto impatto, necessario per invertire il pessimo inizio di stagione del club. Tutto ciò ha creato instabilità e mancanza di continuità al progetto tecnico, ostacolando il rendimento di una squadra, già debole perché male assemblata.

 

  • Gestione inadeguata del mercato

L’incapacità di costruire una rosa equilibrata e competitiva, a causa di una campagna acquisti estiva raffazzonata, con acquisti inadeguati e costosi flop si è rivelata controproducente e ha indebolito pesantemente la rosa. Il portoghese Paulo Sousa aveva ripetutamente avvertito per tempo, senza ottenere alcun ascolto da parte della dirigenza. E così troppi giocatori non hanno reso secondo le attese. Le strategie di mercato sono sembrate orientate al breve termine e non hanno portato alla creazione di una base solida per il futuro. Anche la gestione dei contratti dei giocatori, è apparsa poco lungimirante per via di valutazioni sbagliate sui compensi troppo generosi che sono stati elargiti, e sulla durata dei contratti stessi. Questi errori di valutazione comportano pesanti aggravi economici ed estrema difficoltà per la loro cessione.

 

  • Comunicazione inefficace di Iervolino

La comunicazione con la tifoseria è stata spesso carente. Un raffinato comunicatore quale è Iervolino non è stato sempre abile nel gestire le pressioni e le critiche (inevitabili nel calcio quando non arrivano i risultati attesi), alimentando talvolta tensioni e malumori. Si è ritrovato così isolato da una parte della tifoseria, non cogliendo appieno i suoi malumori e le sue frustrazioni. Questo ha creato un clima di distacco e sfiducia tra società e tifosi. La capacità di comunicare con i tifosi, anche e soprattutto nei momenti di crisi, è una qualità inscindibile per un buon dirigente calcistico.

 

  • Gestione del settore giovanile

Doveva trasformarsi, nelle intenzioni della società, nella nuova cantera salernitana, diventare così uno scrigno da cui attingere i talenti da utilizzare in prima squadra e generare entrate dalla loro successiva vendita. Non a caso si annunciava di voler emulare esempi virtuosi come quello dell’Atalanta. I risultati fin qui ottenuti dalla Primavera appaiono piuttosto deludenti e nessun giovane talento è arrivato in prima squadra.

 

  • Gestione caotica dello spogliatoio e rapporti difficili con i giocatori chiave

Non a caso Sabatini, al momento del suo ritorno a Salerno, aveva chiesto di poter essere affiancato da Kolarov come ds, affinché agisse in sua vece da “uomo di spogliatoio”. Questa richiesta mirava a sopperire alla sua assenza da Salerno per i ben noti problemi di salute. Richiesta non accolta dalla società e la deflagrazione del caso Dia rappresenta la conferma dell’assoluta necessità che c’era nella Salernitana di poter disporre di una figura del genere. Le ricadute sulla valutazione del calciatore, che rappresenta il più grande investimento della società, rischiano di ripercuotersi pesantemente su un bilancio già in sofferenza.

 

  • Strategia di marketing e di valorizzazione del brand

Da un manager del calibro di Danilo Iervolino ci si sarebbe aspettati un migliore sfruttamento delle opportunità di branding e marketing per consolidare il posizionamento della squadra sia sul palcoscenico nazionale che internazionale. Ad esempio: iniziative di marketing diretto come eventi esclusivi e merchandise personalizzato. Creazione di un sito web interattivo e una forte presenza sui social media per migliorare l’engagement dei tifosi e mantenere il brand al centro dell’attenzione mediatica. Il lancio di un canale televisivo tematico avrebbe potuto generare significative entrate e rafforzare ulteriormente l’immagine del club. Queste azioni non sono state intraprese, lasciando inesplorate significative opportunità di marketing e valorizzazione del brand.

 

  • Ritardi o mancanze negli investimenti necessari in infrastrutture come il centro di allenamento

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Si è partiti con annunci roboanti per finire con l’ordinanza indirizzata ai proprietari del Mary Rose con la quale il Comune di Pontecagnano Faiano contesta diversi abusi edilizi. Nel mirino ci sono tutte le strutture amovibili collocate dal club: dalla sala stampa, alla struttura degli uffici della direzione sportiva.

Gli ostacoli non sono certamente mancati, disinteresse della politica locale, lungaggini burocratiche, richieste eccessive avanzate dai proprietari dei terreni. Ma queste sono variabili che vanno affrontate e risolte. Sono gli stessi ostacoli che tutte le società calcistiche incontrano, quando decidono di realizzare un nuovo centro sportivo o un nuovo stadio.

Questi punti riflettono le tante difficoltà incontrate da Iervolino nella gestione della Salernitana, in parte riconosciute dallo stesso patron nelle sue stesse interviste.

Siamo pienamente consapevoli che la gestione di un club di calcio è qualcosa di estremamente complesso e sfaccettato, e che questi errori possono diventare aree di apprendimento e crescita.

Quello che dispiace è che il presidente ha perso una grandissima occasione per consolidare e far crescere la Salernitana in maniera sostenibile, e difendere in maniera più degna e vigorosa la categoria. Avrebbe così evitato il drastico tracollo del valore della società e del brand, che si tradurrà in un  bagno di sangue finanziario, che la retrocessione comporterà inevitabilmente.

La ricerca infruttuosa di potenziali acquirenti di queste settimane testimonia eloquentemente le conseguenze di tale evento.

Ma siamo anche convinti che Iervolino, in mancanza di acquirenti, dovrà continuare a sedersi sull’assai scomoda poltrona di comando della Salernitana, ma da persona saggia e accorta quale indubbiamente è, saprà trarne utili insegnamenti per l’avvenire.

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