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Gentile: “Quando Bearzot mi disse di marcare Maradona…”

Gentile: “Quando Bearzot mi disse di marcare Maradona…”

Manca poco più di una settimana all’undici luglio, data storica per la nostra nazionale di calcio che, ormai quarant’anni fa, in Spagna, vinceva la sua prima Coppa del Mondo (e terzo Mondiale). La Repubblica, con Maurizio Corsetti, per l’occasione ha intervistato uno dei protagonisti di quella fantastica squadra del 1982, Claudio Gentile. Il difensore ha ovviamente, e non poteva non farlo, raccontato di Paolo Rossi e Bearzot, anche di Diego Armando Maradona, nonché dell’arte del difendere.

Su Bearzot

Quando escluse il capocannoniere Pruzzo per chiamare Paolo Rossi, che non giocava da due anni, in tanti pensarono: è matto. Anche noi, sono sincero, dopo le quattro partite iniziali in cui Paolo non aveva visto palla, eravamo sorpresi che Bearzot non lo togliesse. Se fossimo stati eliminati con Rossi titolare a zero gol, ci avrebbero massacrati. Ma il nostro cittì sapeva valutare i suoi ragazzi e non aveva nessun dubbio su Paolo“.

Su Maradona

“Io dovevo tenere Mario Kempes, non Diego, ma Bearzot venne in camera mia, la prese larga, mi riempì di elogi e poi mi chiese: te la sentiresti di marcare Maradona? Io credevo scherzasse, però risposi: “Mister, dov’è il problema?”. Quando Bearzot uscì dalla stanza, pensai: Claudio, sei proprio un deficiente. Ma ormai era troppo tardi, avevo detto sì, non me la sentivo di correre dietro al cittì e spiegare che forse non era il caso. Di sicuro, lui non avrebbe apprezzato. Così mi misi a studiare, e decisi che quel genio avrei potuto fermarlo soltanto con l’anticipo“.

Cosa significa marcare?

“È un duello western dove esisti solo tu e l’avversario, è come se tutto quello che c’è intorno sparisse.

Le pesa essere stato considerato un terzino molto duro?

Sì, perché è una stupidaggine. Nella mia carriera ho giocato 520 partite e non sono mai stato espulso per gioco scorretto. L’unico rosso lo rimediai per un fallo di mano in una semifinale di Coppa dei Campioni, eppure qualcuno mi ha inserito addirittura al quinto posto nella classifica dei giocatori più violenti di tutti i tempi. Non ha senso».

Al calcio ha detto veramente addio?

Vado a vedere le partite dei bambini, ma a volte mi vergogno per i loro genitori. Siccome pagano la quota della scuola calcio, pretendono che i figli siano sempre titolari. Una pena. La crisi del movimento giovanile è cominciata con la fine degli oratori: io ci giocavo cinque o sei ore al giorno, gratis“.

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