Nicola: “Abbiamo già dimostrato identità, ma si può ancora migliorare. Sui nuovi acquisti…”

Davide Nicola, allenatore della Salernitana, ha rilasciato una lunga intervista in cui ha parlato della sua squadra e della sua idea di gioco.

Articolo di Redazione SDS29/09/2022

©️ “NICOLA” – FOTO MOSCA

Davide Nicola, allenatore della Salernitana, ha rilasciato una lunga intervista alla redazione di Ultimo Uomo in cui ha parlato della sua squadra e della sua visione del calcio.

Quali sono le differenze tra allenare da subentrato o da inizio stagione?

“Quando subentri, erediti una squadra che non hai avuto tempo di conoscere. Nella prima settimana di full immersion bisogna capire le caratteristiche della squadra, la metodologia di allenamento a cui era abituata. Un’idea dell’impostazione tecnico-tattica che tu avresti dato, guardando da fuori quel tipo di squadra, ce l’hai; poi, allenandola, ti rendi conto di quanto tempo ci vuole per cambiare dalla vecchia impostazione. Bisogna conoscere le caratteristiche di tutti i giocatori, classificare le problematiche nelle varie aree, riconoscere i propri punti di forza”.

Quali sono i principi di gioco a cui non puoi rinunciare?

Voglio un gioco organizzato nella valutazione e nella comprensione degli spazi, nelle relazioni tra giocatori. Un movimento deve obbligare un altro movimento. Ti faccio un esempio: in qualsiasi zona del campo, di solito i giocatori che partecipano alla costruzione di un’azione non sono mai più di quattro. Per me è importante che capiscano quale relazione devono avere tra di loro, quali sono i compiti che hanno l’uno rispetto all’altro.

Altri elementi sono: i tempi di smarcamento, la conoscenza dei movimenti di reparto, una forte aggressività con e senza palla. Io mi annoio a vedere squadre troppo lente, che ragionano troppo. Anch’io voglio giocatori pensanti, ma è qualcosa che devi costruire negli allenamenti. In partita deve andare la parte inconscia della mente. Un giocatore in campo porta il suo bagaglio di conoscenze e di abitudini, e per costruirlo ci vuole tanto lavoro”.

L’anno scorso c’era Djuric, oggi ci sono attaccanti completamente diversi. È stata una tua richiesta?

“Quest’anno mi è stato prospettato un programma, dove io potevo partecipare all’idea di gioco che volevamo proporre. Ci siamo seduti e abbiamo fatto una programmazione in funzione del tipo di gioco che volevamo fare e abbiamo individuato dei giocatori che ci potessero dare la possibilità di modificare l’arrivo sulle punte con caratteristiche diverse, più di attacco dello spazio, con giocatori che cercavano la soluzione individuale di superiorità numerica. Gli esterni li abbiamo cercati con proiezione esclusivamente offensiva. Mazzocchi aveva già fatto bene l’anno scorso. Candreva lo conoscevo da avversario, è stato una piacevole riscoperta, ha una qualità importante nella scelta delle giocate e nella partecipazione all’azione offensiva. Bradaric è un quinto perfetto, di qualità, ha avuto un infortunio, deve crescere ma avrà le sue chances, Sambia è diventato quinto nella sua carriera ma ha qualità da mezzala, aspettiamo la sua crescita.

Milan Djuric è uno dei giocatori più abili che io abbia conosciuto nell’avere quella precisione di sponda, per favorire l’inserimento del terzo uomo o anche per chiudere un uno-due. Non è un giocatore statico, sa sempre come divincolarsi in area e ha capacità di lettura per andare a prendere lo spazio dove cadrà il cross. Ma è inutile che io gli chieda una corsa box to box, o anche solo una di trenta metri. Né Milan né le altre punte avevano caratteristiche di attacco della profondità”.

E su questo inizio di stagione…

“Quest’anno, secondo me, in sette partite abbiamo già dimostrato un’identità, e raggiunto l’obiettivo di voler giocare e essere competitivi in qualsiasi contesto. Qualche punto siamo già riusciti a farlo. Anche perché ogni settimana dal quindici di agosto sono arrivati uno, due calciatori nuovi da integrare, con lingue diverse, metodologie diverse, non è semplice. Vorremmo consolidare quanto fatto e migliorare un aspetto che ha a che fare con la strategia e le letture delle scelte di gioco, che è l’aspetto secondo me più difficile. Se hai nelle corde i 10 netti sui 100 metri, con l’allenamento non ci metterai molto ad arrivarci. Ma quanto lavoro supplementare ci vuole per arrivare da 10 secondi a 9.90? 

Quindi dobbiamo credere in quello che stiamo facendo e progressivamente migliorarci. Siamo al secondo anno di Serie A consecutivo, e nonostante il club abbia una storia molto lunga, non ha una storia di Serie A. Tutto può essere ancora costruito, consolidato, migliorato. Dobbiamo avere pazienza, mantenendo l’ambizione di voler crescere più che l’attenzione al singolo risultato, migliorandoci in ogni aspetto del club – portando più gente allo stadio, prendendo giocatori che qualche anno fa non avrebbero scelto la Salernitana – anche al di là dell’obiettivo sportivo conseguito”.