Quando Napoli si sfidava a cavallo: tornei, giostre e onore medievale
In L’anima di Partenope, Giancamillo Trani riporta Napoli al tempo delle giostre e dei tornei medievali, quando lo sport era addestramento, spettacolo e identità civica. Dai cavalcatoi fuori le mura alle sfide accanto ai luoghi del potere, da Castel dell’Ovo a Castel Nuovo, la città si racconta attraverso il clangore delle lance e il galoppo dei cavalli. Una mappa di strade, piazze e memorie che svela come Napoli abbia fatto dello sport un rito pubblico molto prima dei campi moderni.

Un pò in tutto il nostro Paese sono diffuse strade denominate “cavallerizza” o “cavalcatoio”: sono le ultime testimonianze di antiche tradizioni medievali, quando i cavalli erano l’unico “mezzo” con il quale spostarsi ma, al tempo stesso, anche un modo per divertirsi e fare sport. A Napoli abbiamo Via della Cavallerizza a Chiaia, come pure Vico Cavallerizza e Vico Cavalcatoio nel Quartiere San Lorenzo.
Queste strade erano quelle in cui si svolgevano – tralaltro – anche le giostre ed i tornei medievali.
Le antiche giostre a squadre, fulcro dei tornei medievali, erano competizioni belliche note come hastiludium o mischie, dove schieramenti di cavalieri (tenants – gli sfidanti – contro venants – coloro che accettavano la sfida) si scontravano per dimostrare valore, abilità ed onore.
Si svolgevano in grandi aree aperte, prevedendo scontri simultanei per disarcionare gli avversari con lance, evolvendosi nel tempo in giochi più regolamentati e meno violenti. L’obiettivo della gara era quello di disarcionare il maggior numero di avversari o romperne le lance. Sebbene lo scopo fosse quello di dimostrare abilità, i tornei medievali potevano essere estremamente pericolosi e talvolta letali (ricordiamo che, benché nel Rinascimento, il sovrano francese Enrico II di Valois morì a causa delle ferite riportate in un torneo).
Ricordiamo anche che l’avvocazia, nel Medioevo, prevedeva che l’advocatus sfidasse in armi l’accusatore, in difesa di ecclesiastici, pulzelle disonorate, vedove, anziani e minori. In questo caso, come pure in occasione dei duelli veri, dopo il disarcionamento di uno dei contendenti, il duello proseguiva con l’appiedato che doveva difendersi con la spada mentre il guerriero a cavallo infieriva con l’azza.
Nel tempo, le mischie evolsero nella giostra all’incontro (uno contro uno con barriera divisoria), ma le sfide a squadre rimasero molto popolari come spettacoli di corte ed addestramenti militari.
Basti ricordare la celebre Disfida di Barletta del 1503 (in realtà, svoltasi in campo neutro, a Trani, protettorato della Serenissima Repubblica di Venezia) nel corso della quale 13 cavalieri italiani, guidati da Ettore Fieramosca, ebbero la meglio su 13 spocchiosi cavalieri francesi capitanati da Charles de Torgues, soprannominato Guy de la Motte.
Ma dove si svolgevano le giostre a Napoli? In epoca angioina, la location privilegiata era ubicata nell’attuale Via Carbonara, ovvero al di fuori delle mura cittadine. Le premiazioni avvenivano nei pressi dell’antica Chiesa di San Gennaro all’Olmo, in Via S. Biagio dei Librai, così chiamata perché, nella vicina piazzetta, un tempo si ergeva un grande olmo sul quale si appendeva anche il premio per il vincitore del gioco del palo della cuccagna.
Divenuta la zona di San Giovanni a Carbonara discarica cittadina (nel medioevo erano chiamati “carbonaria” i luoghi dove si accumulavano rifiuti, detriti e fanghi, che venivano poi bruciati), gli Aragonesi spostarono l’area delle singolar tenzoni nella zona del Ponte della Maddalena, lungo Via Marina.
Più avanti nel tempo, altre aree furono individuate accanto dei palazzi del potere: nei pressi di Castel dell’Ovo (Via Cavallerizza a Chiaia, più recente quanto ad istituzione, siamo verso la fine del 1500), nelle vicinanze di Castel Capuano (Piazza della Sellaria, più o meno dove oggi sorge Piazza Nicola Amore) e del Castel Nuovo (Largo delle Corregge, attuale Via Medina).
Tramontata l’epoca dei tornei, il cavalcatoio e la cavallerizza rimasero zone equestri adibite a prevalente uso militare. Ecco spiegato perché molti cavalcatoi erano ubicati in prossimità di caserme, come quello di Largo delle Pigne (oggi Piazza Cavour), alle spalle del MANN, nell’attuale edificio, sorto alla fine del XVI secolo con la destinazione di caserma di cavalleria e, dal 1616 fino al 1777, sede dell’Università.
Anche Largo Mercatello (l’attuale Piazza Dante), era un grande cavalcatoio fin dal XV secolo, quando era un grosso appezzamento di terra ubicato extra moenia, ovvero fuori dalle porte della città.
Altro famoso cavalcatoio fu quello di Largo (oggi Via) Carriera Grande: ai nostri giorni sopravvive solo un Vico I Cavalcatoio che ricorda la vera origine della zona, alle spalle della Ferrovia. Proprio qui, il 17 novembre 1878, l’anarchico Giovanni Passannante, 29enne lucano, provò ad accoltellare il Re Umberto I, che era in carrozza con la moglie ed il figlio, circondato da centinaia di persone in festa. Fortunatamente per il sovrano sabaudo, almeno in quell’occasione, fu un tentativo vano.
