Venezia-Napoli: Le Pagelle Brillanti (Sanremesi)

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© “LOBOTKA” – FOTO MOSCA

OSPINA 6,5
Brividi non è solo la canzone vincitrice del Festival, ma è anche l’emozione che ha suscitato il colombiano nel primo tempo ogni volta che impostava l’azione. Da brividi anche la parata su Okereke, che si chiama David come lui. Nella ripresa meno lavoro.

DI LORENZO 6,5
Se Amadeus è al terzo Sanremo di fila, Di Lorenzo è al terzo anno di fila senza mai saltare un minuto. Assist per Politano nel primo tempo e qualche imprecisione, meglio nella ripresa quando prende le misure sulla sua fascia.

RRAHMANI 7
Ciao Ciao Manolas, altro che Rappresentante di Lista. Il kosovaro ha spedito il greco in patria, zero rimpianti. Un solo errore, quando Nani lo salta nel primo tempo. Poi domina il Festival di Venezia, ricevendo premio della critica, della giuria demoscopica e pure il primo posto al Fantasanremo. Papalina.

JUAN JESUS 7
Per molti ad inizio anno era il raccomandato di Spalletti, un po’ come Tananai, il nipote di Gianni Morandi. Ma mentre Tananai è arrivato giustamente ultimo perché stonato, JJ in pochi mesi si è impadronito della difesa. Okereke lo salta ma picchiandolo, dopodiché lui non sbaglia un intervento. Come quasi sempre.

MARIO RUI 6
Il cartellino giallo era più scontato della presenza di Elisa, Morandi e Mahmood sul podio sanremese. Così come il suo Vaffa a Mariani. Perde alcuni palloni in posizione pericolosa, regala qualche corner, mollo a tratti. Il solito insomma. Perché San Rui è San Rui.

FABIAN 6
Quando le squadre si chiudono, lui ha più difficoltà delle vallette di Sanremo con le scale. Inspiegabile quando cerca di calciare con meno equilibrio di Gianluca Grignani nella serata delle cover. Meglio nella ripresa ma leggermente.

LOBOTKA 8
È una questione di chimica, anzi di fisico. Senza voler mettere il dito nella piaga o nella pancia, il Lobotka di oggi può fare il rettore e comandare l’università di Spalletti. Gioca tantissimi palloni e tutti con qualità. Vince contrasti, guadagna falli, pure quando viene ammonito. E salva un gol con un recupero sulla linea. Bravo Marek.

POLITANO 6,5
Nel primo tempo é più osceno dei vestiti di Orietta Berti e dei non vestiti di Achille Lauro messi insieme. Sbaglia tutto, dribbling, passaggi e conclusioni, al punto che i compagni hanno iniziato a chiamarlo Berna. Ma nella ripresa si inventa l’assist che apre tutte le porte, non di Morandi, ma del Paradiso. Una cosa buona, sei e mezzo.

ZIELINSKI 5,5
Anonimo nel primo tempo, come Matteo Romano. Tranquilli, è uno che ha cantato all’Ariston, che nemmeno quelli del suo condominio conoscevano. Calcia due volte in porta, la prima passa la palla al portiere, la seconda la lancia in laguna. I numeri dicono che dopo una partita no, poi la successiva fa il protagonista. E la prossima non è una partita, è la partita.

INSIGNE 5
Dal frattese al canadese é un attimo, anzi qualche milioncino. L’ultima volta che ha segnato su azione, Iva Zanicchi faceva Ok il prezzo é Giusto. Ennesima partita da dimenticare, zero spunti, un tiro di sinistro più inguardabile della canottiera di Giovanni Truppi. Quando esce non se ne accorge nessuno.

OSIMHEN 7,5
Nel primo tempo è l’unico a crederci, prendendo anche un incrocio clamoroso. Nella ripresa, fa venire le Vibrazioni ai tifosi del Venezia intenti a cantare cori contro i napoletani, realizzando un gol che mancava da tanto, troppo tempo. E lo fa segnando di testa, con la maschera, senza paura. Abbi cura di te, Osimask, che a maggio ti facciamo vedere il vero Festival per le strade di Napoli.

MERTENS 6,5
Entra nel finale e diventa più protagonista di Jovanotti e Checco Zalone. Si procura un rosso subendo un fallo più brutto dei tatuaggi di Highsnob e Hu. E nel finale partecipa al raddoppio con il tiro a giro che porta al gol di Petagna.

ELMAS 6
Le partite di Elmas sono come le presenze a Sanremo di Giusy Ferreri: ogni anno é in gara, ma non vince mai. Pochi minuti sulla fascia, poche possibilità di incidere.

GHOULAM 5,5
Entra stanco dopo la nottata di festeggiamenti per la vittoria di Sanremo con l’amico Blanco. Perché Mahmood è solo il nome d’arte di Ghoulam, lo sapete vero? E la stanchezza si fa sentire perché in pochissimi minuti, perde 3 palloni e rischia di regalare una punizione dal limite al Venezia. Per la gioia di Zia Mara.

PETAGNA 7
Il Petagnone è Ana Mena di Sanremo, arriva sempre nel finale, ma ti fa ballare, perché è concentrato ed ha voglia di incidere. Nel recupero prima fa le prove del gol, poi chiude la partita col tap in. Ed alla fine, molti si ricordano di Ana Mena perché è bella. E di Petagna perché segna.

SPALLETTI 7
Sette come i punti dall’Inter prima di Sanremo e di Venezia. Punti che potrebbero diventare 1, in caso di impresa sabato al Maradona. In Laguna, nonostante il 75% di share nel primo tempo, il suo Napoli non è riuscito a sbloccare la gara. E così, mentre tutti gli allenatori da tastiera, che poi sono gli stessi esperti di musica, di virologia e di economia e finanza, chiedevano di mettere dentro Mertens, Elmas, Petagna e pure Lozano e Ounas che non erano neppure convocati, lui ha lasciato gli stessi 11 fino al minuto 80. Ed ha avuto ragione perché ha vinto. Adesso ci aspetta una settimana di adrenalina pura, la città è stanca di fare come Toto Cutugno, sei volte secondo a Sanremo, la città ha bisogno di fare rumore come Diodato, di Brividi come Mahmood e Blanco. La città, caro Luciano, ti chiede di portarla in alto sabato prossimo, nel blu dipinto di blu. Anzi d’azzurro.

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