Con il Benfica è un Napoli ancora ‘ntrunato
Sono ciociole di calcio. Ma oltre alle ciociole consumate, i calciatori del Napoli contro il Benfica, sembrano odorare ancora dell'ubriacatura fatta di gioie ed emozioni, contro la Juventus al Maradona.
Il Napoli si ferma col Benfica - credits Instagram officialsscnapoli.pngContro il Benfica a Lisbona, va in scena il più classico risveglio post una enorme ma meravigliosa sbronza. Il Napoli arriva al Da Luz con lo stesso passo di chi è uscito da un matrimonio alle 4 del mattino: elegante, sì, ma con quella leggerissima oscillazione che tradisce un weekend impegnativo. La vittoria contro la Juventus di domenica è stata talmente dolce che qualcuno sostiene di aver sentito il profumo di prosecco fin dentro lo spogliatoio.
Il primo tempo suona molto: “Guagliù, ma il pallone dov’è?”, un po’ come a dire “non mi ricordo dove ho parcheggiato”, quando si è usciti dal locale con gli amici, dopo aver alzato tutti i gomiti a propria disposizione. La stanchezza è evidente, mentre di fronte si ha un astemio Benfica, ordinato e lucido come uno studente modello il giorno dell’esame e che inizia la gara con precisione chirurgica.
Il Napoli invece sembra impegnato in un test diverso: si è alle prese con coordinazione motoria post-festeggiamento, riconoscimento delle maglie avversarie, memoria a breve termine del concetto di “marcatura”.
Un paio di passaggi partono come promesse d’amore ma finiscono come messaggi vocali alle 3 di notte: confusi, con quell’ “allappare” di troppo, molto lunghi e appunto difficili da interpretare.
Il Benfica ci prova e ci riesce, e dall’altro lato il Napoli “ci vede doppio”. I telecronisti continuano a ripetere “è il miglior Benfica della stagione”, come fosse l’iconico Nando Martellini nella mitica scena di “chi ha fatto palo!?”: “sono 170 anni che non vedevo una partita del genere“. Un po’ too much: il Benfica è sì ordinato, ma c’è quella convinzione e quell’amaro che se il Napoli avesse giocato per bene soltanto un quarto d’ora, probabilmente l’avrebbe sfangata.
I portoghesi, quindi, attaccano con decisione e il Napoli difende…diciamo in modo creativo, và. Ogni tanto un difensore azzurro sembra chiedersi: “ma quello che è Barreiro? o ce ne sono due?” E mentre gli azzurri respirano profondamente per riprendersi dall’ebrezza, il Benfica colleziona tiri e occasioni come fossero punti fedeltà al supermercato. Si finisce la prima metà di gioco con i lusitani in vantaggio.
Al Benfica nel secondo tempo il caffè è offerto
Nell’intervallo probabilmente è arrivato il momento del caffè napoletano d’emergenza, ma quanto si vede che manca il buon Starace. Senza ombra di dubbio, i ragazzi di Conte che contro la Juventus erano indemoniati, tornano in campo più svegli. La percezione è che qualcosa possa cambiare: i passaggi iniziano ad avere un destinatario, le sovrapposizioni sembrano reali e non allucinazioni come ne Il senso senso: “vedo la gente…correre”. Qualcuno si ricorda perfino delle palle inattive: tutto però troppo poco e sterile.
E proprio quando sembra che ci possa essere una buona zampata, ecco che il Benfica non molla, anzi rilancia, tenendo il ritmo alto e costringendo un Napoli ancora un po’ “intronato” a inseguire. Cioè che ne consegue è una triste realtà: il calo glicemico è totale e generale, e i portoghesi raddoppiano con un gol di tacco, bello sì, ma è anche vero che il pallone si accomoda in rete più lento di una boccia tirata da un vecchietto ottantenne sotto il sole, ad agosto, sulla spiaggia di Miseno.
Negli ultimi minuti entrambe le squadre sembrano aver consumato ogni energia (nonostante poi Mourinho non creda che due giorni in più di riposo per i suoi abbiano potuto far effetto).
Il Benfica rallenta dopo aver corso come fosse stato al Palio di Siena. Invece dell’altro lato, gli azzurri in maglia bianca stavolta, hanno dato quella sensazione tipica del “ok ragazzi, andiamo a casa che domani si lavora”. Così co me faranno e hanno fatto le migliaia di tifosi partenopei al seguito. Una partita intensa con un Benfica ordinato e affilato, e un Napoli generoso (per come si sono visti aiutare vicendevolmente i compagni), ma ancora un po’ stordito dai fumi della recente gloria contro i bianconeri.
Nessun dramma, non vanno fatte catastrofi. Le si può fare solo dal fatto che è nel complesso un cammino Champions deludente. Contestualizzando il momento, nessuno, e va sottolineato nessuno, aveva ipotizzato dopo Bologna di fare 9 punti con Atalanta, Roma e Juventus.
Nonostante non bisogna cercare attenuanti, si arriva a Lisbona con il fiato corto oltre che la rosa, e con riposo spicciolo rispetto a loro. La sconfitta è preventivata, capita nel momento sbagliato del cammino che ora obbliga il Napoli a giocarsi tutto in Danimarca.
In sintesi: Benfica: squadra sobria, organizzata, precisa. Il Napoli: squadra forte, brillante, ma arrivata al Da Luz con il delicato equilibrio di chi la domenica ha alzato l’asticella…e forse pure qualche bicchiere di troppo. Come se, tornando per i viali di Napoli dopo la trasferta, i calciatori stessero ancora cantando un po’ brilli, Canzona Mbriaca di Sergio Bruni: “nu poco fatto a vino, p’ ‘o vico ô Buoncammino io mme retiro…”.
