Il Napoli con la sindrome di Giorgio Mastrota

Volano ciociole contro il Lecce. Il Napoli soffre ormai di una sindrome che si sta verificando troppo spesso.

il napoli batte il lecce - credits to Instragram kevindebruyneil napoli batte il lecce - credits to Instragram kevindebruyne
Articolo di Giancarlo Moscato15/03/2026

Sabato pomeriggio, comodo per certi aspetti, a differenza di chi ama la domenica pallonara. Partita alle ore 18 che ti permette di vivere il weekend senza troppi intoppi e di poter programmare le ore a seguire. Certo si ha la sensazione che questi orari siano stati definiti perché ormai il Napoli di Conte sia fuori da ogni corsa di gloria, eccezion fatta per la Champions League.

A Napoli arriva il Lecce, una squadra del sud che in questi anni cerca di tenere botta ed evitare il sali scendi di categoria, che farebbe sì che il plot di squadre meridionali resti a combattere contro la dominazione del nordE, come direbbe Giacomo Rizzo in Benvenuti al Sud. Un Lecce affamato che, manco a dirlo, prova a fare la partita della vita a Napoli, come fanno da mille anni a questa parte tutte le squadre, dai professionisti, fino a quelle del Subbuteo.

E pronti via che i calciatori azzurri sembrano proprio i tipici omini che vanno mossi con le dita sul magico gioco col tappeto verde. La difesa ferma e immobile sui calci d’angolo concessi nei primi minuti, Meret che dopo essere uscito sui pugni sul primo corner, sceglie di non uscire e restare proprio come il mitico portiere del Subbuteo, fermo a guardare il pallone. Lecce in vantaggio.

Talmente rapido che qualche tifoso nemmeno si è accorto che i salentini fossero in vantaggio, chi era ancora al bagno dello stadio, chi ancora stava prendendo da bere, chi si stava appena sedendo del divano: Voilà! E va bene, ancora una volta un gol preso su palla inattiva, che diventa una certezza, come l’auto che si guasta due giorni prima di partire per la vacanza.

Si è costretti ad inseguire dunque, ma c’è una mollezza generale, che fa presagire al peggio. Su tutti questa volta Sant’Elmas, così nominato da Conte, e il rientrato Anguissa, che sembrava passeggiare al parco. Il Napoli scivola lentamente alla fine del primo tempo come un condannato al patibolo mentre dagli spalti volano numerosi interrogativi misti e imprecazioni.

L’invito maggiore dei tifosi del Napoli è quello rivolto a mister Conte, chiedendo di alzare delicatamente la voce nello spogliatoio, e forse anche qualche schiaffo educativo. Ari-pronti via, secondo tempo facendo entrare i gladiatori: lo scozzese e il belga. Un battito di ciglia, e Gilmour manda un pallone nello spazio infinito ed oltre per Politano, criticato nei giorni passati più di Sal Da Vinci al festival di Sanremo, palla al centro e pareggio di Højlund.

Il Napoli si riscopre Mastrotiano

“Lo schiaffo è stato la migliore cosa che avete fatto fin e mo…mo si che la classe squadra vi apprezzerà!” parafrasando Isa Danieli in Io Speriamo che me la cavo, sembra veramente che Conte abbia utilizzato la mano grossa. Ed ecco qui che si manifesta nel Napoli, ancora una volta, la sindrome di Giorgio Mastrota. Il Napoli è un Double Face molto di più dei materassi venduti dal re delle televendite. Un tempo disastroso, e l’altro tempo una squadra completamente diversa in atteggiamento. Una sindrome la Mastrotiana che si palesa da fin troppe partite, che va tutto bene quando va bene, ma spesso e volentieri (vedi Copenaghen) rovina pesantemente l’andazzo delle gare.

Sebbene la sindrome di Mastrota però, i tifosi del Napoli ansimano peggio del mitico Roberto Da Crema (per restare nelle televendite) e il suo proverbiale baffo, ad ogni partita. E proprio Politano, butta dentro il pallone del vantaggio. Assist (ancora) e finalmente gol. Finalmente la partita sembra scivolare senza troppi patemi, e si scivola piano piano verso una vittoria, che ha un sapore di Champions, mentre gli altri più sopra abbaiano a torti arbitrali.

Mentre gli altri più sopra, hanno un vantaggio enorme che se fosse perso, nemmeno la più grande ingiustizia del mondo del calcio potrebbe giustificare. Alle nostre latitudini, godiamoci il ritorno di quei calciatori che ci fanno sorridere amaramente per quello che sarebbe potuto essere.

Finisce così quindi, senza ulteriori preoccupazioni la gara al Maradona, eccezion fatta per un improvviso malore al calciatore salentino Banda, che ammutolisce il Maradona, e che una volta resosi conto del rinvenimento del calciatore, si unisce in unico, lungo, meraviglioso applauso. Un grosso in bocca al lupo a Banda. Questo è lo sport che vogliamo vedere, come il caldo abbraccio verso la famiglia di Domenico, ad inizio partita.

Napoli e il Napoli, sanno essere una grande famiglia. E ora “iamme a magnà”. Buona domenica.

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