In Supercoppa ci sta ‘nu napulitano, ‘nu milanese e n’arabo..

Nelle Ciociole di Calcio ci spunta una Supercoppa in salsa Araba, che suona come una barzelletta: ci sono napoletani, milanesi, bolognesi e Arabi...tra strani tifosi festanti, il Napoli conquista la preziosa finale.

il Napoli brilla in Supercoppa - credits to Instagram officialsscnapoli.pngil Napoli brilla in Supercoppa - credits to Instagram officialsscnapoli.png
Articolo di Giancarlo Moscato19/12/2025

Ce stann ‘nu napulitano, due milanesi, ‘nu bolognese e n’arabo. No, non è una barzelletta, ma il concetto di Supercoppa Italiana. Ebbene sì, è un concetto che i tifosi del pallone, quello old style ma probabilmente anche le new generation, probabilmente non riescono per niente a digerire.

Un tema che, in verità, a cui ci si è già abituati date le finali di Supercoppa giocate lontano dall’Italia ormai da anni, ma che alle alte scale, per modo di dire, del calcio Italiano, interessa ben poco. Nonostante il dissenso dell’utenza italiana pallonara sia enorme, le tasche sono preferite al sentimento. Un po’ come quando tua madre ti domanda: “cosa vuoi stasera per cena, pastina in bianco o ‘na pizza fritta?”  Pizza fritta tutta la vita, oh madre! E la sera ti propina la pastina.

Che ne parliamo a fare? A cosa serve il parere e il dissenso dei tifosi di una Coppa, la Supercoppa Italiana, tutta pompata, più italiana che mai, se poi deve andare a finire in un paese lontano, senza che comuni mortali abbiano la possibilità di partecipare attivamente?

Sempre perché, ricordiamolo bene, è la pirateria (e questo senza dubbio) ad uccidere il calcio. E quindi la Supercoppa Napoli-Milan è stata una di quelle partite che già dal fischio d’inizio ti fanno pensare: “Ok, il calcio è davvero un concetto elastico.” Due squadre italianissime, con allenatori che urlano in italiano, giocatori che imprecano in tutte le lingue… e lo stadio? A Riyad: perché sì. Un po’ come quando da bambini si diceva “il pallone è mio, decido io”.

Supercoppa in salsa araba

L’inizio della gara parte con Napoli e Milan che si studiano, si rincorrono, si colpiscono e si guardano peggio di due vicini di casa che litigano da anni per il posto auto. In panchina si soffre mentre in campo si corre, o si prova, mentre in tribuna…si osserva con educata curiosità. A dirla tutta, probabilmente, buona parte del pubblico sta ancora cercando di capire se “Napoli” è il nome di un giocatore o di una spezia, e se “Milan” sia una squadra o una marca di elettrodomestici.

Applausi comunque, che non fanno mai male. Con nomi scritte sulle maglie (quelle rossonere) in lingua locale, per farli sentire a proprio agio e per venderne qualcuna in più. “Che para…vento!” urlerebbe Carlo Verdone, evitando di essere volgare.

Intanto, mentre sugli spalti i tifosi con tovaglie al capo cercano di capire cosa stia succedendo, che sembrano più i personaggi del gioco The Sims e che si muovono all’unisono, in campo sembra veramente partita vera. Volano contrasti (tra cui su tutti Rabiot e Maignan che meritavano i andare prima negli spogliatoi a mangiare falafel anticipatamente), tatticismi e quel tipico caos organizzato che rende il calcio italiano un’esperienza mistica. Il Napoli prova a fare il Napoli, cosa che non ha fatto ad Udine, il Milan prova a fare il Milan, e entrambi sembrano chiedersi ogni tanto: “Ma davvero stiamo giocando una coppa italiana nel deserto?”.

Il Napoli però, fortunatamente in questa Supercoppa, ha deciso di darsi una sonora svegliata, come se il caffè di Starace, è il caso di dirlo, fosse stata una miscela arabica fortissima, che ha finalmente dato lucidità agli azzurri. Su tutti, Rasmus Højlund che ha ricordato che per quanto si possa essere gelidi di provenienza, in poco tempo si possa scaldare animo e corpo, e ambienti arabi, e volare come su un tappeto magico, nelle Notti d’Oriente di Aladdin: “Brilla il sole da Sud, Soffia il vento da Nord: C’è un’intensa complicità, nelle notti d’Oriente!”.

Il tutto, che condisce sempre questa Supercoppa, mentre aleggia la sensazione che alcuni tifosi siano lì non tanto per passione, quanto per un misterioso pacchetto all inclusive “partita + aria condizionata + forse anche un buono pasto”. Qualcuno applaude a caso, qualcuno esulta con mezzo secondo di ritardo (soprattutto quando entra Modric, che ad ogni pallone toccato, viene esaltato, in barba ai due gol di svantaggio). Qualcuno probabilmente pensa di essere finito a un’esibizione di Tu si Que Vales Saudi Arabia.

Alla fine, tra sudore, mazzate sane da campo, orgoglio e jet lag culturale, la Supercoppa se ne va così: una partita vera, combattuta, ma con quella surreale cornice che ti fa capire che il calcio moderno non conosce confini… soprattutto geografici(domandare anche a tifosi del como per la partita in Australia a febbraio). Napoli-Milan, cuore italiano da tipico nord contro sud, anima saudita e pubblico che, chissà, domani racconterà:
“Bell’evento. Non ho capito nulla, ma c’era molto entusiasmo.”

Chissà cosa si domanderanno quando arriverà nell’altra semifinale di Supercoppa il Bologna. Intanto c’è una finale da giocarsi, da riscattarsi. Ringraziamo ancora, per chi ne abbia perso coscienza, Mister Conte che ha imbavagliato Allegri. E proprio ricordando De Andrè, sembra che Allegri sia il carceriere e Conte il Mitico Don Raffaè che rende ogni cosa speciale: “Voi che date conforto e lavoro, Eminenza, vi bacio e v’imploro: Che crema d’Arabia ch’è cchistu cafè!”