La Champions League non bagna Napoli

In Champions League il Napoli dice addio ai sogni di gloria europei. I tifosi azzurri ci hanno creduto, hanno cantato, hanno spinto e hanno fatto la loro parte. Troppo più forti gli inglesi, ma soprattutto un divario di ossigeno nelle gambe e nella testa troppo grande.

Vergara gol in Champions - credits to Instagram officialsscnapoliVergara gol in Champions - credits to Instagram officialsscnapoli
Articolo di Giancarlo Moscato29/01/2026

Un sogno quello che si infrange, come lo onde in tempesta sugli scogli di Mergellina. Ma l’andazzo della competizione dei campioni, quella Champions League tanto inseguita, salvifica, danarosa, aveva già fatto presagire un po’ per tutti questo epilogo.
Epilogo che probabilmente, anzi quasi certamente, arriva da Copenhagen e quell’occasione buttata al vento, così come al vento sono andate le speranze dei tifosi azzurri, che ancora ci credevano, sono giunti al Maradona.

Per parafrasare la meravigliosa raccolta di Anna Maria Ortese, la Champions è un mare che non bagna Napoli. Niente da fare, non ne vuole sapere niente di permeare sulle rive cittadine ed estendersi fino ai quartieri limitrofi, risalendo quelli scoscesi e allargandosi ovunque. Bellezza e opportunità non colte da questa Champions – mare, negate da defezioni azzurre che si tramutano in grande rassegnazione, spaesamento quasi esistenziale.

Tutto questo i tifosi napoletani lo provano contro quel Chelsea che evoca a tratti dolci ricordi: negli occhi di tutti ancora il Pocho Lavezzi ed il Matador Cavani che abbattono i blues, ma che conferma lo stesso epilogo, ovvero l’eliminazione.

Al Maradona arrivano tifosi e tifosi, che raccolgono l’appello delle curve mai dome: lo stadio si accende come i vecchi tempi (finalmente), ribadendo sostegno e presenza, fino ed oltre l’ultimo minuto giocato. Senz’altro questo fa comprendere come il tifoso napoletano abbia inteso per bene lo status mentale e soprattutto fisico dei ragazzi di Conte.

Ma alla fine di tutto, conta sempre quello che dice il campo – giudice. Il Napoli esce dalla Champions perdendo 2–3 col Chelsea, e lo fa nel modo più napoletano possibile: combattendo, cantando, sbuffando, sperando fino all’ultimo… e poi guardando il tabellone come si guarda il mare quando ti ruba l’ultimo pensiero felice.

Il tifoso napoletano era lì. In piedi. Voce rotta dal primo minuto. Ha cantato sempre, anche quando le gambe dei calciatori erano diventate di marmo e il pressing sembrava solo il titolo di una trasmissione televisiva. Ha cantato quando era sotto, quando l’ha ribaltata e quando l’ha persa. Bisogna ripartire innanzitutto dalla maturità che parte di questa piazza ha finalmente raggiunto. Perché “finché vedo ‘o sole, nun me stanco maje” — o qualcosa del genere, insomma, il concetto del tifoso dovrebbe essere quello.

La Champions occasione da avvoltoi

E poi c’è da analizzare il dark side, quel Sottosopra alla Stranger Things, in cui orbitano ed abitano persone strane, speranzose dei fallimenti azzurri, numeri alla mano per dire la propria. Ora, finalmente per loro, Things ‘e pazz, si sono realizzate. Il Napoli esce dalla Champions League potendo giocare finalmente una partita a settimana.

Certo, è indubbio, che ora le gambe dei ragazzi possano finalmente rifiatare, a patto che ci sia qualcuno che li sostituisca. Ci sono calciatori che non sono nemmeno più in grado di allacciarsi le scarpe, che neanche la finta bevanda miracolosa di Space Jam potrebbe ritirare su. Allora bisogna solo sperare nei rientri, che sembrano sempre più tardivi. Altro che partita a settimana, se la testa non ci arriva, altro che far muovere le gambe.

E quindi ora – finché sempre santa matematica non condanna – inizierebbe per tanti il vero campionato azzurro. Inseguendo una qualificazione Champions che si tramuta nell’obiettivo minimo, e per i più folli ancora nel tricolore. Però, questi sedicenti capishers ed avvoltoi, devono essere in campana, e aspettarsi che il Napoli possa mollare anche tutto questo.

Verrebbe da fargli crollare le loro convinzioni, di farli restare, avvoltoi maledetti, appollaiati sul ramo come gli avvoltoi de Il libro della Giungla, a domandarsi per tutta la settimana attendendo l’unica partita: “e adesso cosa facciamo?”.

Verrebbe da augurargli questo, ma significherebbe sperare che gli azzurri di Conte vadano di male in peggio. Nel melting pot della bagarre Champions, infortuni, mal di testa, di schiena, ernie varie (risparmiamo l’epiteto napoletano), il Napoli ha trovato un potenziale diamantino. Meglio sempre non sbilanciarsi, essendo che le parole pesano. Diamanti Vergara. Una luce che ha brillato nel firmamento Champions, che ha riportato quella voglia di attaccare qualsiasi cosa.

È nelle difficoltà che si colgono le opportunità e bisogna emergere, e Antonio lo sta facendo. Bisogna però proteggerlo, non giudicarlo troppo rapidamente e lasciare che il calciatore si diverta e che la piazza non utilizzi epiteti cafoneschi, come utilizzati in maniera ingrata in passato. “Sogna ragazzo sogna“, canterebbe il buon Vecchioni.

Ora però, il sipario europeo si è chiuso, con quei dettagli che ancora non bagnano le coste partenopee. Quei dettagli che fanno la differenza: la freddezza inglese che non suda, non canta e non chiede scusa. 3 a 2 per loro. Sipario.
I i giocatori piegati sulle ginocchia, il pubblico ancora in piedi. Paradosso perfetto. Il cuore corre più delle gambe ma non sempre basta.

Il turno è andato. Addio sogni europei e buonanotte alle illusioni. E mentre a Napoli si mastica amaro — con dignità, sia chiaro — c’è già chi gode. Quelli che “eh, lo sapevo”, quelli che “meglio uscire”, quelli che avevano già apparecchiato il divano per festeggiare la caduta. Ora ridono. Bravi loro. Applausi. Standing ovation dal salotto. Ora testa al campionato.

Il tifoso, quello vero invece, stringe la sciarpa, sospira e canta ancora.
Perché il suo Napoli ha perso certo, ma il tifoso, quello vero, non si è venduto l’anima.
E in Champions, a volte, è l’unica cosa che ti rimane.

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