A scuola di vita e di cazzotti: la leggenda della Fulgor e di Geppino Silvestri

Da sempre il cinema racconta l’epica del ring, ma a Napoli quella stessa epica ha un volto vero: Geppino Silvestri. Per "L'anima di Partenope", Giancamillo Trani ripercorre la nascita della Fulgor, i campioni cresciuti nello scantinato di Via Toledo e l’eredità dimenticata di un uomo che ha tolto ragazzi dalla strada e costruito una nobile arte in una città che oggi fatica perfino a ricordarlo

Articolo di Giancamillo Trani06/12/2025

Da sempre il cinema americano, grande forgiatore del nostro immaginario collettivo, ci ha affascinati con l’epica dei films sulla boxe: l’infinita saga di Rocky Balboa, “Cinderella man” (ispirato al pugile James J. Braddock), “Toro scatenato” (la storia di Jake La Motta), “Million dollar baby” (con il rapporto tra il coriaceo maestro Frankie e la giovane boxeur Maggie). Ma anche Napoli ha avuto le sue leggende in questa nobile arte: potrei citare – ad esempio – Tullio Pironti, un pugile napoletano che, dopo una cinquantina di match ed un rovinoso KO, lasciò i guantoni e cominciò a scrivere e ad editare…

Forse molti si meraviglieranno, ma la boxe (ancorchè antichissima e praticata da Greci e Romani) è considerata una nobile arte perchè le sue regole sono state dettate, nel 1867, da Sir John Sholto Douglas, IX Marchese di Queensberry (Scozia), con la collaborazione del meno noto pugile John Graham Chambers, in principio uno sport per soli nobili.

La leggenda napoletana del pugilato (dal latino pugil, che indica l’atleta che lotta con il pugnus) ha un nome e cognome: Giuseppe (Geppino) Silvestri. Nato a Napoli nel 1926, in Via Salvator Rosa n°19 , figlio di un barbiere, Pasquale, appassionato di boxe, Geppino intraprese il pugilato per…dimagrire! I primi pugni li tirò nel 1942, alla Libertas con il maestro Gigino Roio, ex peso mosca. Erano tempi gloriosi, quando il pugilato si apprendeva su ring improvvisati, tra sacchi sistemati alla bene e meglio in ex chiese oppure in edifici semi diroccati; si combatteva spesso con i marinai americani, sulle loro navi, in palio stecche di sigarette oppure tavolette di cioccolato. Geppino parlava bene l’inglese e per questo legò molto con gli yankees. 19 incontri in tutto: 16 vittorie, un pari e due sconfitte. Smise per preparare la licenza liceale al classico, dopo qualche anno tornò da secondo. Seguirono gli studi in giurisprudenza, l’assunzione all’Atan (oggi Anm), la passione per il greco ed il latino, l’esame da tecnico a Roma, con Steve Klaus e Natalino Rea: primo del corso!

Geppino aveva in animo di ridare vita alla società dove si era formato, la Libertas, e ci provò con varie soluzioni provvisorie, fino al tentativo di  rinascita come “Accademia Pugilistica Napoletana” in Piazza Cavour: tutto temporaneo! L’incontro con Sandro Perotti, grande invalido di guerra, sanguigno e volitivo nonostante la grave menomazione, portò alla nascita della Fulgor in alternativa all’Olimpia, società pugilistica partenopea più affermata. Domenica 15 febbraio 1953 s’inaugurò la sede in Via Toledo n°418, primo presidente Pompilio. Il ring in uno scantinato a 15 metri sotto il livello stradale, talmente umido che i panni sembravano bagnati: Geppino, occhiali sul naso e sigaretta perennemente in bocca, esaminava gli apprendisti pugili. Non di rado il commento era lapidario: «Guagliò, nun me dicere niente, nun è ccosa, te ne puo’ ghij’! ». A tarda sera, la palestra si chiudeva non prima di aver praticato un ultimo, ineludibile rito: ‘o vveleno pe’ zoccole!

Eppure, tra tante difficoltà, Geppino Silvestri formerà tanti campioni: gli olimpionici Cossia, Cotena, Todisco ed Oliva; decine di campioni italiani; quattro i campioni d’Europa: Cotena, Oliva, De Leva, Raininger; un campione del mondo pro: Oliva. L’apoteosi nel 1980, quando Patrizio Oliva, conquistata la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Mosca, volle tornare in limousine a Via Stadera a Poggioreale, dove era nato e cresciuto: su d’un palchetto improvvisato, si tolse la medaglia e la mise al collo di Silvestri!

Fino al 1987 la Fulgor sarebbe rimasta in quello scantinato. In quell’anno, con un blitz notturno ed un’occupazione durata due giorni e due notti, la Fulgor riuscì a ottenere i locali del più volte promesso “ex mercatino rionale” di Via Goethe, a due passi da Piazza Municipio: nel 1994 gli fu tolto, oggi c’è un triste garage per auto!

Geppino Silvestri cercò altre sistemazioni per la sua scuola di boxe, tra la totale indifferenza degli stakeholders e degli amministratori istituzionali. Morì nel 2007 ad 81 anni, dimenticato anche da qualcuno dei suoi campioni, mentre – nel 2019 – la Fulgor chiuse per sempre. Oggi il figlio Lino, continua la tradizione di famiglia: tuttavia, pur avendo ricevuto nel 2021 la cintura della prestigiosa World Boxing Council (WBC) per l’impegno sportivo e sociale dimostrato nel corso degli anni, deve lottare contro milleuna difficoltà per mantenere aperta la sua palestra, nel totale disinteresse delle istituzioni.

Ma nella mente di tutti gli appassionati, risplende fulgida la figura di Geppino Silvestri, con i suoi sacrifici, l’impegno e la passione, i ragazzi difficili tolti dalla strada, il tempo sottratto agli affetti. La boxe ti insegna a diventare adulto, a rialzarti quando cadi, a guardare negli occhi il tuo avversario, a reagire a muso duro alle avversità: è anzitutto una scuola di vita. Chissà se qualcuno gli dedicherà una fiction o si ricorderà di intitolargli una strada: il mio grazie per quanto hai fatto per Napoli, Geppino!