Figurine, una grave ed infinita malattia

Nella sua rubrica, Davide Morgera entra nella foresta silenziosa dei collezionisti e racconta la febbre delle figurine: vergogne adolescenziali, madeleine proustiane, album Panini custoditi come reliquie e case editrici dimenticate che hanno fatto la storia della carta stampata sportiva.

Articolo di Davide Morgera03/04/2026

“Ma come, fai ancora le figurine dei calciatori?”. Quante volte abbiamo sentito questa domanda e con quale tono! Inquisitorio, di derisione, di scherno, di compatimento, di ‘guarda che sei un adulto e dovresti pensare ad altro’. Raramente di compiacimento perché magari anche dall’altra parte, quella che pone la fatidica domanda, c’è qualcuno che si affanna ad andare in edicola per le Panini e ha la stessa passione. Probabilmente queste persone, che si trasformano in giornalisti per porre quesiti intelligenti, non sanno che il mondo delle figurine è una foresta fatta di Appassionati, Case Editrici, Collezioni, Raccolte, Mostre e Fiere dedicate, acquisti folli e meno folli, affari, scambi, adrenalina per completare la raccolta. Una febbre che sembra impenetrabile, della quale solo un “vero” collezionista/esploratore può conoscere i meandri ed i dettagli più reconditi.

Figurine Relì e Patuzzi

Smisi di comprare figurine dopo la fine del primo anno di liceo. Con i primi pruriti ed i primi corteggiamenti alle ragazzine mi sembrava fuori luogo presentarmi ad un appuntamento o nel corridoio della scuola con Gigi Riva, Mascalaito, Canè, Cuccureddu, Pizzaballa, Boninsegna o Rivera in tasca. Tantomeno in classe. Gli ultimi doppioni rimasti li attaccai sul diario per riempire le pagine vuote delle feste natalizie, pasquali e il mese di giugno. Iniziai a provare una sorta di vergogna, avevo paura del giudizio degli altri, forse credevo che loro fossero nel giusto mentre io rimanevo in quel limbo tra il fanciullesco e la prima adolescenza. I brufoli, la conoscenza del proprio corpo e le nuove amicizie liceali fecero il resto. Stavo diventando grande, basta figurine.

Figurine Imperia e Edis

Dieci anni di ‘silenzio’ e poi un primo shock, un colpo da knock out all’incontrario lo ebbi quando ero all’università. Successe che prestai un mio libro ad un collega e quando ritornai a casa sua per riprenderlo, trovai il mio coetaneo alle prese con la conta delle figurine mancanti che sfogliava l’album. Fui io, allora, a stupirmi. “Ma come, Raffaele, fai ancora le figurine alla tua età?”. “Certo – rispose lui – se non completo l’album divento matto! Del Napoli mi mancano ancora Pecci, Giordano e Renica e poi ho completato”. Raffaele ed io avevamo 23 anni. Ventitre. Fu un episodio che mi fece pensare. Fu come rinsavire e vedere che il mondo non girava all’incontrario ma potevamo essere noi a muoverlo. Eravamo noi i padroni del nostro destino e quel destino mi suggerì che se avevo voglia di ricominciare a comprare le figurine, lo potevo fare.

Ovviamente non lo feci. I corsi da seguire, la laurea alle porte, una fidanzata che pretendeva altro, fare il pendolare negli autobus cittadini tutti i giorni, pochi spiccioli in tasca. Troppe cose, niente figurine ma ringraziai Raffaele mentalmente, mai di persona, per avermi aperto uno squarcio di mondo. “Il migliore dei mondi possibili” come diceva il Candido di Voltaire. Fare la raccolta delle figurine era possibile, a tutte le età (sarò banale se vi dico che alle fiere si trovano collezionisti che hanno superato i settanta e più e ‘sbavano’ di fronte ad una figurina mancante?).

Figurine Stella e Taver-Matic

Poi il buio. Il lavoro, la famiglia, i figli, i genitori anziani, i problemi che tutti hanno anche se continuavo a sfogliare gli unici album Panini che riuscì a conservare durante il trasloco di casa, quello del 1974-75 e quello del 1975-76. Entrambi completi. Il Napoli secondo dietro la Juve e il primo anno di Savoldi. Oggi se li vai a comprare costano cifre blu ed io non ho nessuna intenzione di venderli. Tutto questo fino a quando, con i figli un po’ più grandi, una certa stabilità familiare ed il ritagliarsi i propri spazi nel tempo libero, ripresi una mia vecchia passione, quella di collezionare libri sulla storia del Napoli. Possedevo i capisaldi del genere, i Nicolini, i Pacileo, i Ghirelli, i Tramontano ed ero sempre alla ricerca di altri volumi che completassero la mia collezione. Una volta che fu data una bella mossa alla mia biblio-calcio-teca sugli azzurri con l’acquisto di altri interessanti libri, come un fumatore incallito avevo bisogno di più ‘nicotina calcistica’, non mi bastava più il semplice pacchetto di sigarette-libro ma sentivo e fiutavo l’odore della carta dovunque. Da lì a passare a collezionare figurine del Napoli il passo fu breve.

Trovai la mia prima ‘madeleine’ proustiana quando vidi in rete le figurine della Nannina. Fu una emozione indescrivibile. Ricordai che, all’epoca delle Panini (le uniche che si compravano in edicola al mio paese), avevo comprato anche qualche bustina marcata Nannina in circostanze davvero fortuite in una merceria. Sì, non in edicola, dove non si trovavano, ma in una merceria tra cotone, aghi, cerniere, penne bic, gomitoli di lana, squadrette da disegno e pastelli Giotto. Fu un dolce ricordo perchè mia nonna mi dava 200 lire tutti i martedì e mi diceva “Vai, comprati le bustine”. Ormai adulto, vaccinato e pronto alla nuova avventura da intraprendere, quella di collezionare solo figurine con giocatori in maglia azzurra, mi dedicai alla scoperta di un mondo che non conoscevo. Figurine di case editrici da tutta Italia, soprattutto dal Nord, iniziarono ad invadere casa mia, ad essere inserite negli appositi contenitori e a riposare sugli scaffali in attesa di essere prese in rassegna per la gioia dei nostri occhi. Ovviamente ho le mie preferite, in tutti i formati, ma qui non svelerò nulla perché lascio al lettore la scelta. Una figurina è come un diamante. E’ per sempre bella.

Figurine Nuzzi e Tempo

BREVE CENNO SU CASE EDITRICI DI FIGURINE (ELENCO ASSOLUTAMENTE NON  COMPLETO)

La FIDASS, un acronimo che sta per “Fabbrica Italiana Dolciumi e Affini Serravalle Scrivia”, il cui iniziò attività risale al lontano 1928 a Serravalle Scrivia, in provincia di Alessandria, con una produzione orientata principalmente verso le caramelle, ma anche cioccolato e torrone. L’esordio nel campo delle figurine avviene nel 1936, con la collezione-concorso “Mondo che ride”: 60 figurine disegnate a colori, aventi prevalentemente riferimento al mondo dello sport, con album. Un tale ragguardevole inizio non fu però seguito, a quel che pare, da altre iniziative del genere, e passeranno gli anni e soprattutto la guerra prima di rivedere la FIDASS attiva nella distribuzione di figurine negli anni ‘60.

La Nannina è sempre stata vista come «la più celebre ed importante tra le case editrici di figurine “da gioco” che hanno tenuto testa fino a metà degli anni ’60”. Dopo tale data la sua storia s’intreccerà con quella della nascente Panini di Modena. La ragione sociale della casa editrice si deve al soprannome della proprietaria, Luisa Grossi, che sovrintenderà nel corso degli anni alle sorti di un’azienda dalla «vocazione fortemente artigianale». Infatti, nei casi di cambiamento di squadra dei giocatori, le relative figurine di derivazione fotografica vennero proposte sostanzialmente identiche, tranne che per il cambiamento della maglia apportato in maniera alquanto elementare sulla precedente matrice.

La Edis (acronimo di ‘Edizione Didattiche Illustrative Sportive’) fu la prima casa editrice torinese ad imporsi con continuità sul mercato e fece il suo esordio nel 1968 con una collezione dedicata al campionato di calcio 1968/69 che si distingue per aver sostituito l’album per la raccolta con una scatoletta/contenitore in cui conservare le figurine. Essa è erede diretta di quella successione di ragioni sociali (Sidam; Taver-Matic; S.T.E.F.) che si sono cimentate nel particolare settore editoriale delle figurine cartonate, poste in vendita soprattutto attraverso distributori automatici. Col procedere degli anni i riscontri positivi di pubblico sono calati di numero ma la produzione proseguirà comunque senza soste fino ai giorni nostri, quando il marchio Edis lascerà Torino per una nuova avventura editoriale in terra emiliana.

Figurine Nannina e FIDASS

Con una capillare diffusione in ambito scolastico di album caratterizzati da una struttura ed un orientamento spiccatamente pedagogico, non stupisce che l’Imperia di Leo Toniolo venga ancor oggi considerata come la casa editrice di figurine didattiche per antonomasia degli anni ’60. Assai meno diffusa in quel periodo, e di conseguenza più difficilmente reperibile al giorno d’oggi, è la pur copiosa produzione di carattere sportivo dell’editore, una delle pochissime a coprire con continuità buona parte dei campionati di calcio del decennio. Negli anni ’70 l’attività editoriale proseguirà tra alti e bassi, con la proposizione di album realizzati anche all’estero, specializzandosi soprattutto nel segmento delle figurine “fustellate”.

Forte anche delle competenze acquisite nel campo del fumetto e quale Direttore Responsabile, per circa 12 anni, delle edizioni Lampo, il giornalista sportivo Vincenzo Baggioli dà il via, nei primissimi anni sessanta, ad una produzione editoriale autonoma di figurine. Ne scaturiscono album didattici, spesso di notevole interesse anche estetico, ed una più sporadica produzione a carattere sportivo, oggi molto apprezzata dai collezionisti. Dopo il prematuro decesso del titolare l’attività editoriale verrà proseguita, dei decenni successivi, dal figlio Carlo.

Fu l’editore Patuzzi di Milano ad introdurre le prime figurine adesive (che prima riguardava i soli scudetti). Una prima raccolta uscì nel 1965/66 con le figurine che andavano raccolte in grandi schede (17 figurine in tutto: allenatore, presidente, scudetto e 14 giocatori). Nel 1966/67 ci fu la proposta dell’album per la raccolta con 21 spazi dedicati a ciascuna squadra. Le figurine praticamente sono identiche nelle due differenti edizioni tranne che per qualche piccolo dettaglio: in alcune figurine il nome del calciatore al verso è posizionato in alto e il taglio della velina è orizzontale, in altre il nome è posizionato in basso e il taglio è verticale.

Le Reli è una casa editrice abruzzese di Pescara e il suo nome deriva dai proprietari dell’azienda Renzo e Lidia. Produce alla fine degli anni sessanta raccolte di figurine, anche dei calciatori. La prima collezione è legata al campionato calcistico 1967/68 e deriva per forme e grafiche dalla collezione “Campionato di calcio 1966/67” edita dalla Distributor di Cremona.

Delle belle figurine cartonate dalle dimensioni importanti erano omaggiate dalla Taver-Matic di Torino attraverso macchinette distributrici di caramelle e gomme da masticare. La prima diffusione fu del 1962 utilizzando, per alcuni giocatori, le medesimi immagini già editate da Sidam per il 1961/62. Mentre per la prima edizione la Taver-Matic editò un quaderno-album (ne servivano tre per contenere tutte le figurine), per i successivi anni l’album sarà assente.

La casa editrice Marca Stella, Milano, in seguito per brevità anche Stella, ha gareggiato, specie nel periodo anni ’50 e ’60, con gli altri editori milanesi del settore, Nannina e Cicogna (di Villasanta) nel campo delle cosiddette “figurine da gioco”, di piccolo taglio, reperibili non solo in edicola ma anche in cartoleria.

Molto spesso le sigle di Case Editrici di figurine cartonate degli anni ’60 venivano inventate dalla fantasia del proprietario. Ad esempio Sidam (acronimo di: Società Italiana Distributori Auto Matica), Taver Matic e Stef sono la medesima Azienda che, per ragioni eminentemente fiscali, ogni due o tre anni al massimo, crea un soggetto nuovo al quale cede il know-how dell’attività. Quindi alla Sidam, che ha avviato l’attività e che edita per tre anni, succede la Taver Matic che dopo una sola stagione e mezza lascerà in favore della Stef, che a sua volta dopo due stagioni tornerà il testimone alla Taver Matic; ancora due anni ed anche la Taver Matic sparirà.

Figurine Sidam e Mira

Nel 1962 la casa editrice CEDIP di Bari mutò la sua ragione sociale in Ettore Nuzzi. La prima produzione (di cui non si conosce l’esistenza dell’album) era con figurine molto particolari, di un solo colore (verde o rosso).

La Mira, casa editrice piacentina, si affaccia sul mercato all’inizio degli anni sessanta con delle proposte eterogenee tanto sul piano tematico quanto su quello qualitativo.
A partire dalla metà del decennio, e fino alla propria scomparsa, essa standardizzerà la propria produzione che, salvo isolate eccezioni, si limiterà alla proposta di album a tematica calcistica e sportiva.
Mentre è impossibile non notare come queste raccolte risentano fortemente dell’influenza delle analoghe proposte della concorrente Panini, bisogna anche riconoscere i loro indubbi pregi, primo fra tutti la loro più che buona qualità di realizzazione.
Gli album della Mira godono oggi di buona considerazione a livello collezionistico che, per quelli a tematica sportiva, è rafforzata dal fatto che essi, a causa di alcune scelte editoriali (elevato numero di figurine, presenza di moltissimi autoadesivi e di ‘cartoline’ di difficile reperimento, ecc.) erano, e rimangono tuttora, indubbiamente difficili da completare.