Oltre le plusvalenze c’è di più: metodi fantasiosi per “sanare” i bilanci

Oltre le plusvalenze c’è di più: metodi fantasiosi per “sanare” i bilanci

Non solo plusvalenze!

In settimana mi sono arrivate domande da parte di tifosi e colleghi in merito alla capacità che hanno le società di calcio di rimanere ancora in piedi nonostante bilanci che, in altri settori, sarebbero già stati portati in tribunale per la richiesta di fallimento.

Ma come possono permettersi di acquistare ancora calciatori, quelle società piene di debiti e che presentano perdite di bilancio?” è la domanda più frequente.

Semplice! Lo consente la legge che fornisce indicazioni per la redazione di un bilancio secondo principi di prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività. Vediamo come.

Innanzitutto per coprire le perdite di bilancio ed essere in linea con i parametri previsti dalla pantomima del Fair Play Finanziario, le società di calcio, soprattutto per il bilancio 2020, allorquando, per effetto del Covid, non hanno potuto sfruttare il bottino delle plusvalenze, hanno approfittato di una misura straordinaria prevista dall’art. 110 del DL 104/2020 che consente di aumentare il valore dei beni materiali (terreni, fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature) ed immateriali (marchi e brevetti) nel bilancio al 31.12.2020, generando un incremento di patrimonio netto pagando un’imposta minima (3% in luogo di una imposta che, in base ai beni da rivalutare, si attestava tra il 12 e il 16%) .

Ma quali beni in particolare? Con un pizzico di fantasia e un esercizio di ingegneria finanziaria, qualcosa da rivalutare si trova.

C’è chi come il Genoa, ad esempio, ha rivalutato il marchio per ben 34,6 milioni di euro ed i diritti di archivio Rai (!!!) per 3,7 milioni di euro facendo ritornare magicamente positivo il capitale netto (attività – passività).

In altri termini, il Genoa ha deciso che il suo marchio, così come i diritti per le immagini dell’archivio Rai (!!!), era sottovalutato rispetto alla produzione dei ricavi che quegli asset stavano realizzando e/o avrebbero potuto concretizzare.

Mi sfugge qualcosa ma probabilmente il simbolo del Grifone e le immagini dei gol di Tomas Skuhravy e di Aguilera hanno una attrattività nel mondo del marketing che non riesco a percepire.  

Ad ogni modo, sono certo che vi starete chiedendo: “ma una azienda che chiude in perdita, dove trova 1.203.000 euro per pagare l’imposta sostitutiva prevista per le rivalutazioni [3% di (36,4+3,7)]? Tranquilli, perché anche in questo caso la legge corre in aiuto.

Innanzitutto esiste un motivo contabile per cui oggi, vista anche la riduzione dell’imposta sostitutiva, una società di calcio dovrebbe effettuare una rivalutazione dei beni d’impresa: gli ammortamenti.

Se rivaluta beni ammortizzabili, ha ammortamenti più alti. Ciò cosa significa? Significa che la società ha una quota di ammortamento (un costo) da dedurre più alta che si traduce in minori tasse (le tasse si pagano sugli utili= ricavi – costi) da versare in sede di dichiarazione dei redditi. 

Ad esempio, nel caso il Borgorosso Football Club rivaluti un bene per 2.000 euro, pagando solo 60 euro (3 rate da 20 euro da versare a giugno 2021-2022-2023), risparmierà 558 euro d’imposta (IRES 24% + IRAP 3,9%). Ai fini dell’ammortamento, su un piano di 5 anni, avrà minore imposte per 111,60 euro (558/5) nei versamenti del 2022, 2023, 2024, 2025 e 2026.

In secondo luogo esiste poi un motivo finanziario. Basta ritardare o saltare il pagamento di tasse e contributi (tante sono le squadre morose nei confronti del fisco) per finanziarsi grazie allo Stato. Tra rateizzazioni, ravvedimenti operosi ed avvisi bonari, strumenti concessi dalla legge a chi non è in grado di pagare le tasse, pagando al massimo un 10% di interesse si può ritardare (e spalmare) il pagamento delle tasse anche di 10 anni.

Plusvalenze, rivalutazioni, ravvedimenti operosi, avvisi bonari: siamo certi che siano stati utilizzati secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione della attività o, in alcune società si tira avanti aspettando che arrivi il “pollo” di turno che si accolli poi tutti i debiti?

Ma di questo dovrebbe interessarsi la Federcalcio e la Covisoc (Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche) che sembrano davvero tenere chiusi entrambi gli occhi. Fino a quando?

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