La condanna dei procuratori è dettata dalla ipocrisia (e forse dall’invidia)

La condanna dei procuratori è dettata dalla ipocrisia (e forse dall’invidia)

© RAIOLA – FOTO MOSCA

I procuratori si muovono in una economia di mercato liberista. Come tutti noi!

Ipocrisia, questo sorriso che nasconde il pianto altro non è che maschera dipinta“ cantava Angela Luce al festival di Sanremo del 1975 in un brano considerato un classico del repertorio napoletano, pur essendo cantata in italiano.

Io la farei ascoltare a tutti quelli che continuano a ripetere che i procuratori e gli agenti dei calciatori sono il male del calcio.

Sono davvero i procuratori e gli agenti a tenere in scacco le società di calcio, con rinnovi di contratti sempre più al rialzo?

Le esperienze degli ultimi anni evidenziano una tecnica ben collaudata: gli agenti due anni prima delle naturali scadenze contrattuali convocano il calciatore e lo mettono davanti a una scelta. Le opzioni che gli vengono proposte sono due: rompere con il club di appartenenza in maniera netta, oppure andare in trattativa giocando al rialzo con la richiesta di cifre astronomiche, ottenendo lo stesso risultato.

Ma nelle dinamiche di negoziazione, argomento già affrontato su queste colonne, esiste inevitabilmente un soggetto più “forte” ed in una economia liberista, quella in cui noi viviamo, basata sulla libertà di mercato, il concetto, sul piano dei rapport commerciali, si trasforma nell’idea del ‘lassez-faire’ la quale sostiene che il mercato deve essere ‘lasciato stare’ in quanto capace, attraverso le azioni concordate liberamente tra gli uomini, di garantire il benessere degli attori che in esso operano.

Si tratta del solito, becero luogo comunismo utilizzato da chi vede la pagliuzza negli occhi degli altri e non riesce a togliere la trave dai propri.

Innanzitutto bisogna dire che ci sono anche i procuratori che fanno il loro lavoro con coscienza. Ma, indipendentemente da ragionamenti di tipo etico (su cui ritorneremo tra poco),bisogna sapere cosa fa un procuratore di un calciatore: è il procuratore che deve spiegare le NOIF (le norme organizzative interne della FIGC) ai genitori dei giovani calciatori (tesseramenti, svincoli, premi di preparazione), entrambi (i calciatori e i genitori) spesso con un livello di istruzione molto basso, è il procuratore che deve promuovere le giovani promesse davanti alle società di calcio, è il procuratore che deve organizzare i provini, è il procuratore che deve ascoltare le innumerevoli lamentele dei genitori che spesso si auto-illudono di avere a casa l’ennesimo Maradona (perdonami Diego), è il procuratore che deve portare il giovane calciatore fino al professionismo che si cristallizza con la firma del primo contratto, è il procuratore che deve continuare a credere nel proprio ragazzo anche dopo che la società di appartenenza ha svincolato senza neppure una giustificazione il giovane calciatore ritenendolo una mezza tacca, è il procuratore che, di fronte alle richieste di un direttore sportivo (a proposito chiedetelo a loro se i procuratori son il “male del calcio”) che lo “supplica” di portargli un calciatore da contrattualizzare agli ultimi minuti del calciomercato, deve convincere il ragazzo, magari svincolato e senza squadra, a cedere alle lusinghe di questa società, è il procuratore che a ogni ora del giorno deve farsi trovare libero per soddisfare i capricci di ragazzi spesso poco scolarizzati ed affamati.

E potrei andare avanti ancora con numerosi, e meno edificanti, esempi.

E allora perché tutti li additano come se fossero il male del calcio? Semplicemente perché chiedono di essere ben pagati. E le società di calcio li accontentano.

Non diversamente da quanto avviene in qualsiasi tipo di mercato operante in un sistema liberista dove l’equilibrio si determina in maniera spontanea dal momento che la domanda assorbe sempre l’offerta.

Quel sistema di economia liberista in cui ci muoviamo in maniera egoistica tutti (compresi i giornalisti ed i consulenti) e che, quando poi dobbiamo valutare gli altri business in cui non operiamo, diventiamo, forse anche perché un po’ invidiosi, paladini del senso etico e dell’“arte della chiacchiera”.

Vorremmo quindi rinunciare al liberismo? Non penso sia possibile dati i suoi meriti nel promuovere la crescita economica ed i suoi limiti che la storia non ha saputo eliminare, ma semmai dobbiamo stemperarne gli eccessi e le contraddizioni evidenti.

La Fifa sta vagliando una regola per mettere un po’’ a “freno” questa sfrenata corsa all’oro degli agenti e molti club sono favorevoli all’imposizione di un tetto sulle commissioni.

Il mondo del calcio è in emergenza e solo gli agenti e i procuratori sembrano non essersene resi conto? No, semplicemente massimizzano i loro profitti prima che il giocattolo si rompa. Come faremmo tutti.

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