Qual è il futuro della comunicazione nelle aziende-calcio? Non esiste

Qual è il futuro della comunicazione nelle aziende-calcio? Non esiste

© “DE-LAURENTIIS” – FOTO MOSCA

Oggi la comunicazione è stata sostituita dalla relazione. E il presidente De Laurentiis è un benchmark del settore

“Non sa comunicare”, “si muove come un elefante in una cristalliera ogni volta che parla”, “è arrogante e presuntuoso”, sono solo alcune delle più ricorrenti accuse rivolte al presidente De Laurentiis per la sua presunta scarsa capacità di mettersi in relazione con gli stakeholders (clienti, fornitori, media, istituzioni, ecc). 

Eppure stiamo parlando, stando a quanto rilevato dall’Osservatorio Social Top Manager, del presidente di una azienda-calcio più attivo e seguito su Twitter: vanta infatti 684 mila follower e un’attività costante sulla piattaforma, che gli ha consentito di conservare il gradino più alto di questa speciale classifica. 

I numeri sono la sconfitta dei filosofi e dei demagoghi populisti che molto spesso parlano senza conoscere i principi basici di uno strumento manageriale fondamentale per la cassetta degli attrezzi di un presidente per un giorno: la comunicazione.

Perché Il patron azzurro non è il re dei social network a caso (il secondo è Andrea Agnelli con 163 mila follower su Twitter): è uno di quelli che sa come usare la comunicazione. Tralaltro Aurelio De Laurentiis è uomo di spettacolo. E non è quindi così strano che le sue performance lascino il segno, nel bene e nel male. 

Innanzitutto è lui stesso un brand che ha fatto diventare persona una entità indeterminata come una società di calcio che, sebbene conti circa 32 milioni di tifosi nel mondo, non ha mai avuto, nell’era di internet, una definita strategia relazionale. 

Il Napoli, in termini di rapporto con il mondo esterno, è Aurelio De Laurentiis. 

Nella comunicazione i social sono relazioni tra utenti e brand.

I brand ascoltano continuamente gli utenti e gli utenti lo sanno per cui un brand per avere successo sui social deve diventare una persona.

Ricordate quando dichiarò: “Tifosi? Vogliono lo scudetto e i grandi nomi e poi non vengono allo stadio e si fanno il “pezzotto”…”?

Si trattava di una comunicazione istituzionale sulla correlazione tra l’insuccesso e la incapacità di saper gestire le finanze di una azienda-calcio utilizzando un registro linguistico più intimo

Una lezione da master post-universitario per sottolineare che il brand per umanizzarsi deve mettersi alla pari del suo target. 

In secondo luogo il presidente ha ben presente che sui social le persone non cercano prodotti ma contenuti, belle storie, emozioni, informazioni, divertimento e intrattenimento.

Nel periodo di analisi dell’Osservatorio Social Top Manager, novembre 2021-gennaio 2022, oltre a rilasciare aggiornamenti sulla squadra, il presidente ha, infatti, usato i social con lo sguardo rivolto all’attualità. Ha dato un ultimo saluto all’attrice Monica Vitti, ha espresso il proprio sostegno al presidente del consiglio Mario Draghi e al presidente della repubblica Sergio Mattarella e ha augurato ai propri follower un buon anno nuovo, lanciando il proprio messaggio di speranza.

Per quanto riguarda poi il “cuore” della relazione con gli utenti-tifosi, il presidente ha capito che oggi i social network sopperiscono all’autorevolezza della stampa perché basati sulla comunicazione istantanea e sui cambiamenti editoriali repentini, un loro punto di forza attraverso il quale è più facile individuare un trend topic alla sua nascita e diffonderlo per primi.

I tifosi del Napoli hanno, infatti, imparato a seguire questa nuova forma di comunicazione 2.0: il tweet o il post del presidente arriva anche prima del comunicato ufficiale della società.

Un modo di relazionarsi sempre più vicino ai suoi tifosi: il presidente, anche se non ama retwittare o rispondere ai tanti commenti che le centinaia di migliaia di tifosi gli rivolgono, ha compreso che la classica comunicazione istituzionale non ha futuro e che il faro deve essere puntato sulla relazione con l’utente e non più sul prodotto/servizio. 

Una relazione autentica tra il brand e la community passa per una persona e non per un sito o un ufficio stampa.  

Infine il Presidente azzurro ha provocato delle trasformazioni radicali nella comunicazione e nel rapporto con la stampa e con gli organi istituzionali del calcio, divenendo riferimento di una serie di “iniziative” che sembrano provenire dal basso e trasferendo quindi un diritto/potere di parola al bacino d’utenza napoletano mai verificatosi prima. 

A livello mediatico, il Napoli è come la Corea del Nord: la stampa poco sa del Napoli e soprattutto si convince che le sortite ad effetto del presidente siano iniziative di uno sprovveduto. 

Invece siamo di fronte ad una precisa strategia di customerizzazione del brand, adottata dallo stesso presidente della società, che, facilitato dall’utilizzo del social network, ha immediatamente metabolizzato il principio che il calcisticamente corretto, versione comunque meno convenzionale del politicallly correct, è diventato insopportabile.

Basta. Il calcio è governato dalla pancia dei tifosi e dei dirigenti. 

Un esempio? Estate 2011, vengono sorteggiati i calendari e il Napoli, che è appena tornato in Champions dopo molti anni, si trova i match con il Milan e con l’Inter proprio in concomitanza degli impegni europei. E quindi ADL si alza e se ne va, uscendo dagli studi televisivi dove si svolge il sorteggio e facendosi accompagnare da un ragazzo con un motorino che passava lì per caso, urla: “Voglio tornare a fare cinema. Siete delle m***e!“.

Chi di noi tifosi non avrebbe detto la stessa cosa?

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