Neres affonda l’Atalanta: e ritorno da te, con un raggio di sole

Napoli si scuote dal torpore e, tra le luci del Maradona e le invenzioni di Neres e Lang, ritrova fiato, coraggio e tre punti: una notte divisa tra incanto e timore, con un primo tempo da incorniciare e una ripresa che rimette tutti con i piedi per terra. In bilico tra angels and demons, gli azzurri tornano però a farsi sentire dove conta: nella pancia calda (e impaziente) di Fuorigrotta.

Neres in Napoli Atalanta - Instagram officialsscnapoli.pngNeres in Napoli Atalanta - Instagram officialsscnapoli.png
Articolo di Giancarlo Moscato23/11/2025

In una serata avvolta dalle dorate luci dello stadio San Paolo in primis, Maradona poi, c’era un Napoli che assaporava la speranza come un amante lontano da troppo tempo. Dopo settimane di silenzio, contornato da enorme tensione, gli azzurri tornavano a respirare con passione, grazie soprattutto al brasiliano Neres. In questa sera, il cuore di Napoli avrebbe finalmente cantato.

E anche il tema del canto, quello dello stadio, che da sempre è stata la sirena al largo del mare ad attirare i calciatori e farli performare in maniera importante, era un tema molto discusso. Insomma: nel freddo che iniziava a pungere di Fuorigrotta, tutti erano in discussione.

Neres riscalda la notte di Fuorigrotta

Il fischio d’inizio fu come il primo battito nervoso dopo una notte insonne. Il Napoli partì con dolce ardore, quello che ti fa ben sperare, e di chi teme la fragilità di un sentimento ritrovato. Al 17esimo minuto, una palla filtrante di Højlund arrivò come un bisbiglio, ma potente, da risuonare in ogni angolo dello stadio: David Neres, lanciato dalla speranza, corse, respinse l’ansia e con un sinistro delicato infilò la rete: Napoli in Vantaggio. Il boato dei tifosi risuonò come un sospiro di sollievo, una promessa mantenuta. Uno scacciapensieri, come quello siciliano suonato tra i denti, ma urlato a squarciagola. Questo è stato il sentimento napoletano fino a quel momento.

Ma il Napoli non si accontentò e imperterrito continuò a tessere trame di bellezza, con uno stile fluido e deciso. Circa quindici minuti dopo, il Braveheart ritrovato McTominay, forte di un gesto meraviglioso da scolpire nella pietra, in rovesciata alle qualificazioni mondiali, rubò palla e la consegnò ancora Neres. Jovanotti, in questo preciso momento, al secondo insacco del Brasiliano canterebbe: «e ritorno da te, senza niente da dire, senza tante parole, ma con in mano due raggio di sole (gol) per te».

Questa doppia marcatura di Neres è proprio quel raggio di sole che squarcia le tenebre e porta un attimo di ristoro ai tifosi azzurri. Un tepore ritrovato, che finalmente riscalda gli animi del popolo all’ombra del Vesuvio. Era come se il destino stesse finalmente sorridendo agli azzurri dopo settimane travagliate. E a questo Appuntamento – come cantava l’appena compianta Ornella Vanoni, fremeva di presentarsi anche l’olandese, al momento non volante come i suoi ex compagni, Noa Lang.

«Amore, fai presto, io non resisto»: se tu non arrivi, non esisto. Non esisto. Sembra cantare Neres al suo compagno di banco. Sì perché i due sono proprio come due amichetti, seduti in fondo alla classe all’ultimo banco, spesso disordinati e chiassosi, ma con un gran potenziale. E questa volta, su cross di Capitan Di Lorenzo, completa l’opera l’olandese.

Ma proprio quando il delitto sembra diventare perfetto, Neres prima, Lang poi, ecco che si palesano gli Angeli e Demoni alla Dan Brown: primo tempo eccellente, il secondo fa ripiombare il gelo sulle gradinate.

La Dea, guardando Partenope sazia, si insinuò tra le sue linee, seminata come la evangelica zizzania, e con il suo Scamacca, con una splendida girata, rischiò di far vacillare un castello costruito dal Napoli nel primo tempo. La fortuna, la solidità e mentalità ritrovata però, ha fatto sì che questo castello non fosse di sabbia.

Il Napoli non vacillò: la squadra di Conte abbassò i ritmi e riuscì a controllare la partita con saggezza, gestì il peso dell’ansia come un amante che non vuole rovinare un momento perfetto. Tre punti. Con due facce della stessa medaglia, la prima angelica e la seconda che scomoda i Belli, sporchi e cattivi del meraviglioso Ettore Scola. Punti salvifici che ripotarono gli azzurri dove meritano di essere: a destreggiarsi tra le stelle.

La prossima tappa, temibile, è alla volta dei gladiatori di Roma. Un altro popolo, quello che condiva il Derby del Sole, che da troppo tempo aspetta di staccare tutti. Tutto può accadere: l’importante è non risalire con celerità su quel famoso carro, né tanto meno scendere troppo in fretta. Dalle parti del mare partenopeo c’è bisogno di equilibrio, prima ancora che di un briciolo di follia.

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