In Russia non si muore: si cade. E il calcio guarda dalla finestra.
Nelle Insolite coordinate, Luigi Guelpa racconta la Russia come un luogo dove la morte non arriva mai per caso, ma per gravità. La caduta di Layonel Rasakovich Adams, ex promessa del CSKA Mosca, diventa il pretesto per un racconto feroce e lucido in cui sport, potere e silenzio si confondono. Finestre aperte, indagini sospese e comunicati sobri come epitaffi: in un Paese dove la traiettoria conta più della carriera, anche il calcio finisce per adeguarsi alle leggi non scritte del consenso e della paura.

In Russia non si muore: si scivola. Dalla storia, dalla grazia, dal consenso. E soprattutto dalle finestre. Che siano sportivi, oligarchi, politici o imprenditori, il destino è sempre lo stesso: una caduta maldestra, improvvisa, democratica. L’aria russa, si sa, tira forte e spinge giù.
L’ultima vittima della gravità selettiva del Cremlino si chiama Layonel Rasakovich Adams, ex calciatore del CSKA Mosca, già promessa della nazionale Under 18, precipitato da una finestra nella regione di Mosca. Trentuno anni: l’età perfetta per capire che in Russia il vero sport nazionale non è il calcio, ma il volo senza ali. I soccorritori, ligi come un referto notarile, hanno constatato il decesso. La finestra, invece, resta indagata a piede libero.
Secondo i media locali, che, vi assicuro, quando raccontano sembrano sempre chiedere scusa, Adams era in visita a Timur Magomedov, ex calciatore del Rubin Yalta. Una visita all’insegna dell’ospitalità dell’est: vodka, alterchi, risse, proiettili (non letali, per carità), passanti picchiati per errore e un bar come appendice naturale della violenza domestica. Un tour etilico-esistenziale che in qualsiasi altro Paese sarebbe stato un episodio di cronaca nera, ma in Russia è solo il riscaldamento.
Già a dicembre Adams era stato protagonista di un’altra puntata della stessa saga: aggredito, picchiato e persino bersagliato da colpi d’arma da fuoco. Ma niente denuncia. In Russia denunciare è volgare, come lamentarsi del freddo o della censura. Meglio incassare e andare avanti, fino alla finestra più vicina.
Il Cska Mosca ha confermato la morte con una sobrietà che rasenta l’eleganza funebre: “Aveva solo 31 anni”. Solo. Come se il problema fosse l’età e non la traiettoria finale. Le autorità indagano: suicidio o omicidio. Terza ipotesi, la più praticata, esclusa a priori: incidente patriottico.
Del resto, Adams non è solo. Prima di lui Buvaisar Saitiev, leggenda della lotta libera, tre ori olimpici, ex deputato del Daghestan, anche lui precipitato da una finestra a Mosca nel marzo 2025. Terzo piano. Cause mai chiarite. In Russia la chiarezza è una questione di prospettiva: basta guardare dall’alto.
Adams aveva girato mezzo mondo con i piedi: Cska, Yenisey, KAMAZ, Kazakistan, Bielorussia, Spagna, Armenia. Ma alla fine è tornato a Mosca, dove non conta quante partite giochi, ma da quale piano cadi.
