Cronache dal Marocco. Ovvero la Coppa d’Africa dei Leoni dell’Atlante
Torna la rubrica di Mario Sacconi dedicata al calcio africano. Focus sul Marocco in occasione della 35esima Coppa d'Africa.
Foto di Carlos YzznirDal 21 dicembre scorso si sta svolgendo a Rabat e dintorni la 35ª edizione di Coppa d’Africa, segnata dalle aspettative: quelle per un torneo sempre più in crescita –che in Costa d’Avorio aveva sublimato lo sviluppo degli ultimi anni con una competizione impeccabile dal punto di vista delle strutture, dell’arbitraggio e del tifo sugli spalti – e quelle riservate dai tifosi ai padroni di casa. Il Marocco, infatti, aspetta di alzare al cielo il trofeo continentale dal 1976 e quale occasione migliore per farlo? D’altronde, i 𝐿𝑒𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝐴𝑡𝑙𝑎𝑛𝑡𝑒 hanno a disposizione una grande generazione di talenti su cui contare, giocano in casa e la scia di risultati collezionata a tutti i livelli (dal quarto posto agli ultimi Mondiali alla vittoria della World Cup Under-20, passando per il bronzo olimpico) è di buon auspicio.
Il cammino della squadra guidata da Walid Regragui, però, è tutt’altro che scontato. Anche l’ultima volta si presentava come la favorita principale ai nastri di partenza, ma la sua cavalcata si è fermata anzitempo, addirittura agli ottavi di finale, per mano di un compatto Sudafrica che una manciata di giorni dopo sarebbe salito sul gradino più basso del podio. E in caso di fallimento, il primo sul banco degli imputati sarebbe proprio l’allenatore: la pressione su di lui si fa sentire e in aggiunta, poco prima dell’esordio, il suo collega Tarik Sektioui ha trionfato nella Coppa Araba FIFA. L’ex centrocampista del Porto gode di grande popolarità in patria e dopo la medaglia conquistata a Parigi si è confermato con il “Marocco-B” nella competizione dedicata alle selezioni del mondo arabo, tanto da sembrare il candidato ideale nel caso in cui l’attuale commissario tecnico deluda.
Le prime uscite dei rossoverdi non sono state delle più incoraggianti. Al debutto Brahim Díaz e compagni si sono trovati davanti Comore, schierate dall’italiano Stefano Cusin con un blocco basso difficile da scardinare. Il gol che ha sbloccato la gara è arrivato proprio dalla vecchia conoscenza del Milan, seguita dalla bellissima rovesciata di Ayoub El Kaabi, ma la prestazione non è stata ineccepibile. Quando gli isolani hanno alzato il baricentro, paradossalmente, si sono fatti male da sole, lasciando più spazi liberi. La manovra marocchina, comunque, è rimasta lenta e piuttosto prevedibile. In questo clima già non idilliaco si è scesi in campo contro il Mali – l’avversario più temibile del gruppo, nonché perenne incompiuta del calcio africano. Se nell’incontro precedente il gioco non era stato eccezionale, almeno i tre punti erano arrivati. Alla seconda giornata, invece, nessuno dei due obiettivi è stato centrato: né l’identità né il risultato, fissato sull’1-1.
Rassicurante è stato infine il terzo impegno, quando Regragui si giocava la vetta del girone e soprattutto la fiducia del pubblico. A differenza delle serate precedenti, dove le sue scelte di formazioni e la gestione dei sostituti erano state discutibili, tutto è girato per il verso giusto ed è arrivato un rotondo 3-0 firmato ancora da Brahim e dalla doppietta di El Kaabi (clamorosamente con un’altra rete in sforbiciata).
Tutte le altre giganti del Nord hanno superato la prima fase, cambiando il trend degli ultimi tempi: se nella kermesse ivoriana era stato un naufragio generale, stavolta Algeria, Egitto e Tunisia sono riuscite ad avanzare alla fase ad eliminazione diretta. Mahrez e Salah puntano ad un successo da ricordare in quella che potrebbe essere il loro canto dei cigni (più per il primo che per il giocatore del Liverpool) nel panorama continentale e hanno trascinato le loro squadre, l’uno con tre sigilli e l’altro con due, decisivi per stendere Egitto e Sudafrica.
La Nigeria, in seguito ad un’esordio che non aveva convinto a pieno e aveva mostrato le solite incertezze in situazioni di vantaggio, è sembrata più unita con il passare delle partite e ha concluso a punteggio pieno. Per Osimhen e i suoi pesa essere rimasti fuori da due Mondiali consecutivi con questo materiale e questo arsenale offensivo, ma se Éric Chelle riuscirà a mantenere unito lo spogliatoio e mettere a frutto il talento si potrà prendere belle soddisfazione.
Ritroveremo anche Costa d’Avorio, Camerun e Senegal, una delle candidate più forti ad arrivare fino in fondo. Attenzione però a quella che è stata l’altra potenza del girone D, la RD del Congo. 𝐿𝑒𝑠 𝐿𝑒́𝑜𝑝𝑎𝑟𝑑𝑠 non sono di certo da etichettare come sorpresa: la federazione ha messo sotto contratto il francese Sebastien Désabre, che si è calato nella realtà di Kinshasa –trascorrendovi molto tempo, aspetto molto importante per capire il paese che si rappresenta, al contrario ad esempio del suo predecessore Héctor Cuper– ed è stato libero di lavorare con calma e determinazione. Così ha riportato 𝐿𝑎 𝐶𝑒́𝑙𝑒𝑠𝑡𝑒 ad alto livello, centrando la quarta piazza in Coppa e restando in gioco per il Mondiale, da afferrare il prossimo marzo negli spareggi interzona.
Per quanto riguarda le migliori terze, c’è stata qualche sorpresa. Il Mozambico ha vinto la prima gara della sua storia in AFCON alla quinta partecipazione, battendo il Gabon per 2-3. Le 𝑃𝑎𝑛𝑡𝑒𝑟𝑒 di Aubameyang si presentavano alla vigilia come la possibile sorpresa, eppure sono state eliminate già dopo due turni e sono fin qui la più grande delusione assieme all’Angola, regredita nettamente rispetto al gennaio 2024, quando si era spinta fino ai quarti. Pure il Benin doveva ancora assaporare il gusto del successo (nel ’19 aveva passato la scrematura iniziale con tre pareggi), arrivato finalmente ai danni del Botswana. Sono stati sufficienti 2 punti, raccolti contro Uganda e Tunisia, alla Tanzania.
La gioia è stata ancora più grande per il Sudan, martoriato da una sanguinosa guerra civile. I due club più titolati del paese, l’Al-Hilal Omdurman e l’Al-Merrikh, sono costretti ormai da due stagioni all’esilio, ospitate dal campionato mauritano e adesso dalla massima lega ruandese. La nazionale, invece, ha trovato casa in Libia e a Casablanca ha steso la più attrezzata Guinea Equatoriale, tenendo alta la bandiera di una terra messa in ginocchio dal terribile conflitto del Darfur, poi da una serie di colpi di stato e ora da un’altra, cruenta guerra.
Sono storie raccontate dalla Coppa d’Africa, che ancora una volta arriva ben oltre il rettangolo verde.
