1913-1997. Macchine, arte e pallone. Giacomo Balla vs Roberto Carlos.
Torna la rubrica di Ivano La Montagna "Museo del Gol". In questo articolo si fondono il futurista Giacomo Balla e la storica punzione impossibile di Roberto Carlos
Frame della punzione impossibile di Roberto CarlosAgli inizi del ’900 le auto più diffuse erano enormi, scomodi e lenti cassoni di metallo. Velocità – si fa per dire – media tra i 30 e 50 km/h, solo quelle per pochi raggiungevano i 70. Nel 1913 la FIAT S76 HP300 stabilisce il record di velocità a Ostenda, in Belgio, superando di poco i 210 km/h. Incredibile.
Possiamo solo immaginare il frastuono prodotto dagli enormi motori a combustione, i primi 4 cilindri, sprovvisti di marmitte in grado di selezionare l’emissione dei fumi e la violenza sonora degli scarichi. Le lamiere gracchiano più di uno stormo di corvi giganti occupando lo spazio e spaventando uomini e bestie. La potenza dei cavalli, rinchiusa in una scatola, diventa un’astratta unità di misura. Scoppi, sbuffi e sibili, vibrazioni al limite della sopportabilità, rumori meccanici brutali sono il “presente!” urlato dalla divinità emergente: una tecnologia grezza e scioccante. Se ne innamorano i giovani più spavaldi e irrequieti: si proclamano Futuristi. L’artista Giacomo Balla ne è un esponente di spicco. La sua firma compare sui vari “manifesti” che enunciano gli intenti teorici del gruppo: così fanno tutte le Avanguardie che si rispettino. Superare, anzi distruggere il passato e sovvertire le regole dell’accademia significa dover spiegare al resto del mondo ciò che altrimenti sarebbe indigeribile: lo spettatore che non capisce prima di tutto rifiuta.
Velocità Astratta
Inizia come divisionista, poi, tra la fine del 1912 e l’inizio del 1913 la sua ricerca vira bruscamente: dalla scomposizione della luce/colore alla rappresentazione della velocità. Passa da un fenomeno visivamente registrabile ad un’entità fisico-teorica astratta. Mentre la S76 rompe il muro dei 200 km/h Balla realizza una sequenza di opere-studio che provano a dare “concretezza” all’idea stessa del dinamismo. Il capolavoro “Velocità astratta + rumore” è probabilmente la parte centrale di un trittico in cui l’artista cerca di rispondere, attraverso il colore, alle domande: Come si trasforma lo spazio, dentro e fuori dall’uomo al passaggio di un bolide? Cosa accade all’ambiente naturale e all’atmosfera quando li attraversa un proiettile roboante?
La vettura, meraviglia ingegneristica, nell’opera si sottrae alla vista, scompare dal quadro lasciando il ruolo di protagonista alla velocità, non solo la sua. L’astrazione è quasi totale, gli elementi figurativi sono affidati all’immaginazione del fruitore. Balla vuole colpire direttamente i sensi. Forme e colori devono possedere uguale forza d’impatto di un’automobile che ruggisce e sfreccia.
Praticamente prive di accorgimenti aerodinamici, le macchine fanno a botte con l’atmosfera generando onde d’urto che investono il pubblico assiepato sui bordi del circuito. Allo stesso modo i colori valicano lo spazio della tela e aggrediscono, appropriandosene, la cornice. Spiragli di cielo azzurro, il rosso fuoco della combustione, brandelli di verde paesaggio, barbagli di fari e bianche scie di condensa… È un’esplosione! Le membrane dei timpani, per quanto sofisticate e resistenti, subiscono atroce violenza: le croci scure sono dolorose lesioni provocate dal rombo potente. Non c’è più un solo, lineare piano visivo ma una successione vibrante di curve in espansione.
Il progresso afferra il mondo antico e lo sconvolge: lo fa brandelli. Due anni dopo, nel 1915, Balla e l’amico Depero firmano il manifesto della “Ricostruzione futurista dell’Universo”.
Riscrittura della fisica nell’Universo futbolista
Nel 1997, con un calcio sferrato ad un pallone, l’artista Roberto Carlos aggiunge il suo nome alla lista degli avanguardisti redattori di un altro manifesto: “Riscrittura della fisica nell’Universo futbolista”.
Il primo dell’elenco – inutile dirlo – è il D10S ri-creatore. Al suo fianco il sigillo di altre semidivinità: Platini, Zico, Baggio. Giocatori di classe adamantina che, tra i tanti incantesimi di cui sono capaci, ne predoligono uno – in particolare – per ammaliare il cuore dei tifosi: la punizione. Magie di seta che portano il pallone lì dove nessuno può arrivare: nel “sette”. Quanti portieri finiti a farsi male sul palo. Quanti portieri rimasti immobili, con le membra e la mente irretiti dal miracolo. Palloni toccati in maniera lussuriosa da piedi amanti capaci di farsi ubbidire, qualunque fosse la richiesta, anche la più sconcia. Il muro dei difensori, schierati come proci usurpatori, non deve mai neppure sfiorare la pelota che appartiene al suo calciatore. Sale, scende, striscia, ruota, come il mago le comanda di fare, prima di finire inesorabilmente in rete. La delicatezza non è il solo vestito che il calcio piazzato può indossare. Carlos non è un Ulisse ma un Aiace. Roberto è un eroe di potenza.
Il 3 giugno del ’97 la Francia gioca la partita inaugurale del Tournoi de France: una competizione a inviti messa in piedi dalla FFF (la federazione transalpina) come antipasto dei Mondiali dell’anno successivo. Oltre ai Blues, partecipano l’Italia (che chiude ultima insieme ai cugini), il Brasile e l’Inghilterra (che arriva prima superando i sudamericani per un punto). I galletti di Zizou, padroni di casa, aprono le danze incontrando la selezione carioca del Fenomeno. Una partita che rimane nella storia del calcio e dell’arte grazie ad una prodezza “irrazionale”, “inaccettabile”, “illegale”: lo stupro delle leggi della fisica e del calcio.
Professores de samba
Il confronto è ancora sullo 0-0 quando, è il minuto 21, viene fischiato un fallo nella metà campo dei francesi. Barthez, le portier chauve, dispone sapientemente la barriera. Trentasei metri sono una distanza considerevole ma, conoscendo gli avversari, è meglio essere prudenti: quattro uomini possono bastare. Sul pallone vanno a traccheggiare due professores de samba: Carlos Caetano Bledorn Verri, detto Dunga e Roberto Carlos da Silva Rocha. Il capitano arriva prima e posiziona la preda. Lo raggiunge il terzino designato al tiro. Guarda e maneggia il pallone con due mani, non con i modi di un seduttore gentile ma con quelli di focoso amatore: lo risistema a terra e gli dice di star fermo ad aspettare. Nessuno più dubita sulla sua volontà: “ci proverà!”
Infatti si allontana parecchio. Sembra voler mettere alla prova la fedeltà della diletta. Pochi secondi dopo il fischio inizia la lunghissima rincorsa. Le gambe come i pistoni di una monoposto prima del semaforo verde. Qualcuno giura d’aver visto fumo alzarsi dal prato. Lo scatto è tremendo. È un arpione sparato sott’acqua. Inesorabile e silenzioso raggiunge e colpisce la sfera con violenza letale. Il pallone poteva esplodere invece non lo fa. Incamera tutta la forza e inizia il viaggio. Velocità di crociera 137 km/h. Rotto ogni equilibrio nel verde, nel giallo, nel blu. Terrore dei giovani in barriera. Il bolide, non di metallo ma di cuoio, sta spaccando l’aria diretto verso di loro. Non solo il membro (pur se protetto) trema, tremano le membra tutte. Ma la volontà dell’eroe ha impresso un’altra traiettoria. La palla, superata l’antropomuraglia, corre velocissima verso un punto indefinito, in proiezione assai distante dal palo alla sinistra del portiere. Un pianeta rotante che ha perso la propria orbita ed è destinato a vagare ai confini dell’universo. Non se l’universo viene piegato insieme al destino. Una mosca bianca. Devia senza possibilità di spiegazione o reazione tracciando la tangente al palo interno. GOL.
Il povero Fabien Barthez, come pinocchio il burattino, ruota la testa di 180°, solo per vedere il movimento della rete, poi la rigira per fissare gli occhi ingenui e commoventi sul suo mastro Geppetto. Il babbo, per una volta, se la ride: «Scusa bambino mio. La vita l’è cattiva e spesso gioca brutti scherzi. Qualcuno te lo doveva dire».
È un Miracolo! Con buona pace di Magnus (il fisico tedesco) che vorrebbe spiegarci il fatto col suo “effetto”. Non è uno scherzo. Sul capolavoro di Roberto Carlos ci hanno lavorato eminenti scienziati decretando che, date le giuste condizioni di distanza, forza e rotazione, l’esperimento può essere ripetuto e fornire lo stesso risultato. Sul serio! L’articolo in cui trovare le spiegazioni e la tabella con i dati si intitola The Spinning Ball Spiral. È il numero di settembre 2010 del New journal of physics. Autori: Guillaume Dupeux, Anne Le Goff, David Quéré e Christophe Clanet, dell’Ecole Polytechnique parigina.
Provate poi a non ridere ascoltando l’artista che, nel 2017, a ESPN Brasil, rilascia la seguente dichiarazione: «Ad essere sincero, fino ad oggi non so come ho fatto». Dei francesi restano da invidiare ostriche e champagne, vini e formaggi ma sul piano della scienza preferiamo Luis Fernando Fontanari (fisico carioca): «Quello è un miracolo calcistico».
«Giacomo, oh, dai lascia stare le camice nere. Vieni a Rio con Robertino tuo. Lì vedrai come si Balla!»
