Riflessi, rovesciamenti e rovesciata. Caravaggio incontra Ibrahimovic

Benvenuti al Museo del Gol di Ivano La Montagna, dove grandi opere d'arte incontrano straordinari calciatori. La rovesciata di Ibrahimovic si mescola al genio di Caravaggio.

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Articolo di Ivano La Montagna30/09/2025

Narciso.

Nelle Metamorfosi (Libro III, vv.353-355) si legge:

multi illum iuvenes, multae cupiere puellae; (più di un giovane, più di una fanciulla lo desiderava;)

sed fuit in tenera tam dura superbia forma, (ma in quella tenera bellezza v’era tale ostinata superbia,)

nulli illum iuvenes, nullae tetigere puellae. (che nessun giovane, nessuna fanciulla mai lo toccò.)

Nasone Publio Ovidio ne racconta il mito.

Nasone Zlatan Ibrahimovic ne incarna la moderna essenza, la deriva di un nome.

Da Narciso il narcisista.

Un tipo di personalità che può deviare fino al disturbo psichiatrico: iperbolica valutazione del proprio talento, ostinata determinazione nel perseguimento di un successo -il suo- che reputa incompiuto se non è illimitato. Merita magnanima comprensione, insieme a sottile disprezzo, chi commette il grave errore di non riconoscerne la grandezza.

Attenzione, ammirazione, amore incondizionato e adulazione sono bisogni insopprimibili. Una gran fortuna per i compagni di viaggio -momentanei- prendere parte alle avventurose conquiste, essere utili al raggiungimento dei suoi grandiosi obiettivi.

“Io sono Zlatan, voi chi cazzo siete?” La summa del suo pensiero che campeggia a caratteri dorati sulla copertina del manuale di Zlataneria.

Intoccabile. Spavaldo. Pieno di sé. In campo e fuori, sempre sul filo del rasoio. Atteggiamenti e dichiarazioni spiazzanti, in precario equilibrio fra D-IO e AUTOIRONIA.

Una volta un temerario ha osato l’assalto al cielo portando in guerra il suo miglior campione: “Lo sai che Ronaldo è il nuovo Re di Torino?” Cristiano il portoghese! Indubbiamente il più degno e temibile avversario sul terreno dell’autoesaltazione. Paradigmatica l’Ibrarisposta che stronca sul nascere ogni ribellione: “Ci possono essere molti Re ma esiste un solo DIO. E sono Io!”

Una preghiera a se stesso, un mantra che ripeterà -con sommo piacere- in diverse circostanze.

Quello seguente è invece un aneddoto contenuto in “Così parlò Zlatanthustra”.

Ibra – “Credi in Gesù Cristo?”.

Ancelotti – “Sì”.

Ibra – “Allora credi in Zlatan e rilassati”.

Dal palco di Sanremo, al Festival della canzone italiana del 2021, decide di mostrare il lato benevolo della divinità: “Se sbaglia Zlatan puoi sbagliare anche tu”.

Riflessi

Ai Lunghi capelli scuri si aggiungono nel tempo i baffi calanti e un folto pizzetto che conferiscono all’autoproclamato Dio del calcio ulteriore carisma e un perfetto, inquietante aspetto picaresco.

In un distorto gioco di specchi, il suo volto diventa immagine riflessa di un altro volto, quello di un’altra potente e rissosa divinità: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. L’onnipotente Maestro dei pennelli che pure ai versi di Ovidio e al mito di Narciso seppe dare forma e sostanza, vera voce e vera luce, anima e corpo.

Un dipinto che riproduce -come unicamente al Sommo era dato fare- il decisivo fermo immagine della triste vicenda: l’attimo che precede la fine dell’inganno e insieme la fine della vita. Il giovane si specchia nell’acqua limpida di una fonte incontaminata e, credendo reale il suo riflesso, se ne innamora perdutamente. Vuole toccare, abbracciare, baciare l’adorabile proiezione di sé. La morte, nella disperazione e nella solitudine, decisa da Nemesi per vendicare il dolore di Eco, qui non si vede. Ma c’è. È nell’abisso nero che circonda il sopra e sotto. È nel centro, fra Narciso e il suo riflesso, chiusa fra i due archi di braccia che non si toccheranno mai. Abbracciamo noi invece, pienamente, quella che, tra le tante, sembra l’interpretazione perfetta: “Allegoria della conoscenza di Dio attraverso la conoscenza di se stessi”.

Rovesciamenti

La composizione, quella buona, è sempre un sapiente gioco. Qui di “carta da gioco” si tratta. Tra il sopra e il sotto avviene lo sdoppiamento speculare così che la figura inferiore diventa dettagliato, esatto rovesciamento di quella superiore e viceversa. Se giri la ruota sei sempre punto e a capo. L’allegoria della conoscenza di Dio non può non essere allegoria dell’infinito.

Lo dice Longhi, quindi è vero: il Narciso di Caravaggio prende vita tra il 1597 e il 1599.

Il 12 novembre del 2012, a Solna, in terra scandinava, si gioca la prima partita nella nuovissima “Nationalarenan”. L’evento inaugurale contribuisce a rendere poco “amichevole” il confronto fra Regno delle tre Kronor (corone) e Regno dei tre Lions (leoni). Svezia vs Inghilterra.

“Non sono un tipico ragazzo svedese, ma ho messo la Svezia sulle cartine mondiali”.

Il divino Zlatan, riflesso del divino Michelangelo, decide di realizzare lì il suo capolavoro narcisistico.

D’altro canto è stato appena eletto in patria “giocatore dell’anno”.

Organizza per intero il canovaccio, poi sale sul palco per dar vita all’opera.

Entra in scena, s’intende, per primo.

20° Azione dei gialli. Passaggio di Kulka dalla fascia sinistra, tiro di Ibra, respinta, secondo tiro di punta sotto la traversa, gol. 1-0

35° Gli attaccanti del Manchester United, con un’azione speculare, confezionano il pareggio. Welbek insacca in scivolata sul traversone teso -da sinistra- del compagno di squadra Ashley Young. 1-1

38° Primo rovesciamento. Punizione magistrale del capitano Gerrard e, sotto porta, deviazione in rete di Caulker. 1-2

77° Lancio lunghissimo in verticale. Ibra stoppa di petto e senza lasciar cadere la sfera trafigge con una stilettata il portiere avversario. Travolto pure il malcapitato difensore.  2-2

85° Secondo Rovesciamento. Zlatan risponde a Steven con una punizione da 35 metri. Tiro dritto in diagonale che si infila nell’angolo mancino. Braccia al cielo. Le dita di entrambe le mani indicano il tre chiudendo a cerchio pollice e indice e lasciando distese le altre. Non è un OK ma il Mudra Jnana: concentrazione, chiarezza mentale e conoscenza. Tripletta. 3-2

Rovesciata

90°+1 È ora del finale ad effetto. È il momento di calare il poker.

Un rilancio svedese fa viaggiare il pallone lontanissimo. Il portiere inglese, spaventato dalla corsa dell’onnipresente Ibra, è costretto ad avventurarsi nella terra di nessuno. Va a respingere di testa fuori dall’area grande. Zlatan vede e frena, si gira e con pochi rapidi passi va a disporsi sotto la parabola discendente. La rovesciata.

Nel glossario calcistico è il colpo eseguito dal giocatore che, spalle alla porta, si lancia in aria ruotando all’indietro per colpire il pallone con il collo del piede.

La realizzazione avviene con la precisione e la potenza che solo un artista marziale può imprimere al gesto. 49967 fedeli-spettatori assistono estasiati al miracolo di una perfetta fusione fra calcio e taekwondo. La sfera si alza di nuovo disegnando una parabola inversa che prevede il passaggio nell’incrocio. Non ci sono margini d’errore. 4-2

Via la maglia.

Dio Zlatan mostra a tutti il suo corpo di carne delineato con la perfezione di un bronzo greco. E tutti ad osannare.

Si inchina al lui e al gol pure il CT della nazionale inglese, Roy Hodgson: “È un’opera d’arte”.

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