Il Qarabag affonda nelle Highlands di Napoli: McTominay versione Wallace
Sotto una pioggia battente e in una notte carica di emozioni per l’omaggio a Maradona, il Napoli trova il suo eroe: Scott McTominay, il vero Braveheart azzurro moderno. Tra battaglia, grinta e romanticismo da vecchio calcio, gli azzurri piegano il Qarabag e riaccendono la fiamma, nonostante il diluvio, del Maradona.
McTominay contro il Qarabag - Instagram officialsscnapoli.pngSe il Qarabag immaginava di arrivare nella ormai stereotipata Napoli, baciata dal sole e dal mare si sbagliava di grosso. Il proverbiale sole lascia spazio ad una pioggia incessante, dal mattino fino alla sera. Vento che sferza su Fuorigrotta e su ogni angolo della città. Dal mar Caspio, al mar Mediterraneo, c’è stata la proverbiale acqua ‘a sotto e acqua ‘a copp.
Un viaggio enorme, quello degli azzeri, Da applausi.
Una serata a dir poco bagnata, e molto intensa, quasi epica. La cornice che ha atteso il Qarabag era davvero particolare. Al Maradona (che ieri per un attimo può essere non chiamato San Paolo, per giuste ragioni), sotto una pioggia fitta che sembrava voler spegnere ogni entusiasmo, il Napoli ha superato il Qarabag per 2-0, conquistando tre punti fondamentali e andando a consolidare (forse) fiducia ad un ambiente che aspettava una risposta convincente.
Sono quelle serate di chi è davvero stoico, e forse sono quelle che si amano veramente. La maggior parte di chi ieri ha varcato la soglia dello stadio, era inzuppato dalla testa ai piedi. Estremità bagnate e gelate, partita infrasettimanale spigolosa, contornata da quei vuoti in curva e non solo, di chi ha preferito non farsi un bagno. Ed è in queste serate, che il cuore del tifo, quello che pulsa davvero, è chiamato a cacciar fuori tutto il proprio sentimento.
Certo il Qarabag, che è arrivato a Napoli non con il favore del pronostico, ma dati i risultati con le giuste aspettative, è capitato in una serata delicata. L’omaggio a Diego, colui che ha resto sportivamente tutto possibile, a cinque anni dalla sua morte, ha reso la serata davvero speciale. Il cielo ha pianto un giorno intero, come i nostri cuori e le nostre anime. Ma il risultato, seppur importante, non racconta da solo il cuore della partita: a illuminare la notte è stato Scott McTominay, protagonista assoluto e simbolo di una squadra che ha scelto di combattere.
Va sottolineato perché per troppo tempo, questa piazza partenopea che vive di istinti troppo evidenti e giudizi immediati, analisi affrettate, e talvolta sembra aver dimenticato che in mezzo a quel rettangolo vero, c’è un lottatore che nel silenzio aizza il suo popolo.
Il Qarabag si ritrova nelle Highlands
Lo scenario è quello perfetto, che sembra scritto propriamente da Mel Gibson: prato verde, umido e bagnato, con una vista a dir poco pessima. Terreno pesante, quasi una distesa fangosa più simile ai campi di battaglia scozzesi del XIII secolo che a un moderno stadio europeo o presunto tale. Uno scenario incredibilmente simile alle famigerate Highlands. Ed è proprio lì, in quelle condizioni estreme che l’animo del Braveheart William Wallace Scott McTominay, ha trovato il suo elemento.
Coadiuvato da un brasiliano Neres, già protagonista contro l’Atalanta ed in stato di forma crescente, il centrocampista ha interpretato la partita come se fosse una carica di William Wallace a Stirling: coraggio, fisicità, e una volontà ferrea di trascinare i compagni oltre ogni ostacolo pur di conquistare l’avversario venuto da lontano.
L’assedio, perché gli azzurri ci hanno provato con ragione e calma, arriva con un inserimento deciso: piove da un calcio d’angolo un pallone bagnatissimo e pesantissimo, che ha quasi messo ko il difensore Kevin Medina, in una mischia medievale. Lì sbuca la testa bionda, grondante d’acqua e lo sguardo determinato, quasi una chiamata alla battaglia, mentre la pioggia continuava a cadere come se il cielo stesso volesse mettere alla prova la sua resistenza.
Se solo Scott avesse avuto una spada, l’avrebbe sollevata verso il pubblico e lanciata facendola conficcare sotto il settore del nemico – sportivo si intende – azzero. Se ci fosse stato un motto da gridare sarebbe stato lo stesso che Wallace urlava ai suoi uomini: Freedom! Il cammino europeo cammina, lungo ma sembra non più impossibile.
O se non altro: Alba gu bràth. Il suo significato è Scozia per sempre. Dopo aver portato la sua nazionale ai mondiali, dalle parti di Napoli si grida Scott per sempre. È ormai un faro, un leader, un guerriero, un simbolo.
Da quel momento il Qarabag è stato respinto con ordine e grinta. Nel finale, il raddoppio propiziato sempre dallo scozzese ha chiuso definitivamente i giochi, sancendo un successo meritato.
Punti pesanti, come quelle battaglie che fanno capire che il vento sta cambiando. E in effetti il Napoli c’è: guai a dimenticarselo. Il Qarabag esce con l’onore delle armi, ma il messaggio è chiaro: gli azzurri lottanoe soffrono e quando serve trovano il loro eroe. E se ieri sera quel ruolo aveva un nome e un volto, era quello di Scott McTominay, il Braveheart moderno che ha guidato gli azzurri nella tempesta.
Se poi accade tutto in una serata particolare, il contorno assume un romanticismo da vecchio calcio. Ed è al decimo minuto, in quel numero mai banale, che grazie ad un tran tran rimbalzato soprattutto via social, che si materializza. Le sciarpe azzurre di tutti i settori si sono alzate in cielo, illuminando la notte, scacciando via le lacrime-pioggia. «Cade la pioggia e tutto tace lo vedi sento anch’io la pace» cantavano i Negramaro. E una volta tornati a casa, magari sorseggiando proprio un buon vino come il nome della band pugliese, si spera che quella pace Diego l’abbia trovata.
Grazie Diego, grazie Napoli, grazie pioggia. Parafrasando Pino Daniele: ammo aspettato che chiove, tanto l’aria (si spera) s’è cagnata.
