Come Mazzarri può cambiare il Napoli
Quali innovazioni potrebbe portare Mazzarri nel suo nuovo Napoli?

© “MAZZARRI” – FOTO MOSCA
Mazzarri riprende il Napoli. Il tecnico di San Vincenzo ha il compito di risollevare una squadra spenta, che ha perso la luce. Il compito di Mazzarri sarà quello di riaccendere la fiaccola della creatività nei calciatori campioni d’Italia. Questa, forse, era stata un po’ spenta dal tecnico precedente, Garcia, che ha provato a sistemare i suoi in un modo non totalmente apprezzato dagli stessi calciatori.
L’allenatore del Napoli quindi, in primo luogo, deve far ritornare ai suoi la voglia ed il piacere di giocare, inventare, vincere. A Castel Volturno in questi giorni è tornata l’allegria, nonostante diversi calciatori non abbiano lavorato in gruppo ed altri sono impegnati con le Nazionali. Ma, oltre a questo, cosa possiamo aspettarci dal nuovo Napoli?
Premettendo che Mazzarri è un allenatore intelligente e, come ha affermato, ha studiato il Napoli di Spalletti, non è affatto da escludere una formazione “spallettiana”. Quindi una difesa a quattro e non a tre, con un centrocampo meno folto ma più qualitativo. D’altronde Kvaratskhelia difficilmente potrebbe essere adattato come esterno o come punta affianco ad Osimhen o Raspadori.
Pensiamo però alla possibilità di un cambio modulo, e alla proposta di un 3-5-2 in questo Napoli: cosa cambierebbe? Ne gioverebbe senza dubbio Meret, che si ritroverebbe a dover gestire meno palloni con i piedi dato che non è prevista una costruzione dal basso costante. Ma non solo lui, anche Natan potrebbe mettere in risalto le proprie qualità fisiche in una difesa a tre. E, per giunta, anche Rrahmani conosce bene le dinamiche di una difesa a tre.
Il kosovaro l’ha testata a Verona, in una squadra che faceva dell’intensità la parola chiave, e che non dispiace neanche al tecnico di San Vincenzo. Mazzarri infatti vorrebbe costruire, ipotizziamo, una squadra dinamica e che fa del pressing un’arma vincente. Cosa che, con il francese, non è stata. Il Napoli con Garcia infatti pressava in modo piuttosto confuso, e se ricordiamo Mazzarri come allenatore del Torino viene in mente una squadra forte, intensa e rapida a rimpossessarsi della sfera.
Come scrivono anche i colleghi de L’Ultimo Uomo ne risentirebbero un po’ i palleggiatori, ma chi può affermare con certezza che Mazzarri non possa costruire un vestito ad hoc anche per loro? In attacco, invece, i tre tenori possono essere richiamati. Kvaratskhelia e Politano fanno della velocità e della rapidità i loro punti di forza, e Osimhen è un centravanti che non perdona in area di rigore, seppur non condivida tantissimi aspetti con il Matador Cavani.
