Il calcio è semplice, è rimasta solo l’Europa

La Juventus potrà essere, brutta, sporca, cattiva, antipatica, ma il calcio è semplice. Così semplice che subisci un gol in meno degli altri e vinci.

Articolo di carloiacono09/12/2023

©️ “JUVE NAPOLI” – FOTO MOSCA

Peppiniè, le pizze passano a tre” e “fa freddo”, con queste due citazioni prese in prestito dalle opere di Totò ed Eduardo è possibile riassumere la situazione del Napoli uscito con le ossa rotta dall’Allianz Stadium. La Juventus batte gli azzurri uno a zero, portando a tre le sconfitte consecutive della squadra di Mazzarri (reduce dal tonfo di Madrid e l’imbarcata subita in casa contro l’Inter la scorsa settimana) e spedendola a -12 – come ha tenuto a sottolineare in mixed zone Allegri – dal primo posto, occupato proprio da bianconeri.

Vetta della classifica innevata per chi solo pochi mesi fa la sovrastava, ed adesso deve guardarsi le spalle, perché in attesa dei risultati delle altre concorrenti all’Europa (Roma e Fiorentina su tutte), il Napoli potrebbe ritrovarsi sesto. Bel cambiamento verrebbe da pensare, riflettendo sull’avvicendamento Garcia-Mazzarri. Il francese aveva lasciato la squadra quarta. Miglioramenti, tranne in merito ai favori della stampa, non sembrano esserci stati.

Certo il Napoli ha giocato bene, il primo tempo è stato da applausi e l’attuale prima della classe ha sofferto tremendamente, non ci fossero stati gli errori dei singoli, il miracolo del portiere robotico polacco, staremmo raccontando altro. Poi c’è da considerare il calendario ostico come non mai e le macerie lasciate dal passaggio dell’uragano Garcia. E già. Però, ahinoi, c’è da scrivere sempre lo stesso. È la solita canzone, gli azzurri se la suonano e se la cantano, hanno ritrovato lo spirito, il gruppo, sono in crescita e mostrano segnali positivi (ci sarebbe da discutere su quali), eppur si perde.

Sono cinque le sconfitte in campionato su quindici partite (decisamente troppo per chi ha intenzione di combattere per qualcosa, per qualsiasi cosa valga un piazzamento), 18 i gol subiti, 9 in più della Juventus, 11 in più dell’Inter. Uno è stato il tiro in porta effettuato ai danni dei bianconeri nonostante il 66% di vano possesso palla, buono solo per il brodo e i matematici applicati al calcio. È allora bisogna guardarsi allo specchio è accettare l’amara verità, il Napoli è una barca che continua ad andare a fondo, e il cielo e il mare grosso non promettono nulla di buono all’orizzonte. I sogni di gloria, e l’abbiamo già scritto dopo l’Inter, sono svaniti e non si deve correre il rischio di perdere di vista anche il quarto posto. Perché sei i torinesi senza Champions sono sopravvissuti e sembrano esser araba fenice rinata dalle ceneri che vola verso il tricolore, il Napoli non potrebbe.

Venendo alla partita. Dicevamo che gli azzurri hanno giocato una buona prima frazione di gara. Senza morderci la lingua hanno dominato, sotto il piano del gioco. È stato un attacco contro difesa, e diciamolo, che difesa! Guardare la Juventus difendersi è un corso di fase difensiva avanzato. Ma un errore c’è stato, deve aprirsi una falla, dopo mezz’ora d’assedio. Al minuto 27’ è stato Bremer a regalare in campo aperto la possibilità al Napoli di aprire le danze e forse di indirizzare anche per sempre il match. Kvara riceve tutto solo in area un tocco di Osimhen. Rigore in movimento sparato alto, anzi altissimo. Sbagliarlo era molto più difficile che farlo. Lì in quel momento scatta la dura legge del calcio, e finisce, al tempo stesso, la partita del georgiano che sprofonda nei sensi di colpa.

La Juventus avverte fastidio ma non si scompone, si muove come chi sa che qualcuno gli è entrato in casa mentre dormiva e poteva fargli molto male. Al 38esimo, Bremer e Gatti litigano con il pallone, Di Lorenzo ne approfitta e catapulta verso la porta, Szczesny compie un miracolo con la mano di richiama. Orsato fischierà fuorigioco, dubbio. Gli azzurri ci credono, i padroni di casa anche, continuando a mettere in pratica il loro modo d’intendere il calcio, ma non riescono a trovare la transizione giusta. Del primo tempo ricordiamo due folate, scorribande, di Chiesa non coadiuvato da Vlahovic, confusionario.

Il secondo tempo parte col palo proprio del serbo, ma anche senza palo ci avrebbe pensato il fuorigioco di McKennie autore dell’assist. È una spia, poco dopo, cross di Cambiaso, colpo di testa di Gatti che è lì davanti, rete. Il 44 dopo aver deciso la partita col Monza, mette un’altra grande firma indelebile sul cammino della Juventus in campionato, incarnandone in toto lo spirito operaio e guerriero. Il Napoli, dal suo canto, ancora una volta, si perde l’uomo alle spalle e subisce gol per distrazione ed errori in marcatura – sulle quali Mazzarri in conferenza confesserà di dover lavorare (ma ce ne eravamo accorti). Così come è impossibile non essersi accorti che Rrhamani non è nemmeno un lontano parente del giocatore osservato nelle scorse stagioni, più un estraneo. Forse gli manca un Koulibaly o un Kim di lato? Chissà.

I minuti scorrono, tanti cambi, una rete annullata (giustamente) ad Osimhen per fuorigioco su un pasticcio di Szczesny. Un forcing forsennato quanto sterile finale degli uomini di Mazzarri, la resa. Lì dove Raspadori rese il sogno scudetto più concreto che mai, si spegne definitivamente quello di difenderlo. Quando una battaglia è persa, bisogna concentrarsi sulla prossima per perdere la guerra. Quella del Napoli si chiama quarto posto e da domani bisognerà costruire le trincee, le notti saranno lunghe.

P.S Riguardo la Juventus potrà essere, brutta, sporca, cattiva, antipatica, l’anticalcio (per alcuni), ma fa quello che deve fare. Conosce ampiamente i suoi limiti e non ha alcuna intenzione di autodistruggersi andando alla ricerca di terre inesplorate, allo stesso tempo i suoi pregi: la fase difensiva, lo spirito di gruppo, la ferocia, l’aggressività e la concretezza. È una squadra intelligente ed è dovuto all’intelligenza di chi la guida. Potranno anche sputargli addosso, ma con i fatti ci sta spiegando il teorema che in tanti deridono: il calcio è un gioco semplice. Così semplice che alla fine dei conti, subisci un gol in meno degli altri e vinci. I tre punti hanno sempre lo stesso valore, in qualunque modo tu li raggiunga e il campo è l’unico giudice.