ESCLUSIVA – Carmine Martino e Stefano Aloschi: “Vogliamo raccontare Napoli e il Napoli a 360°”
Sport del Sud ha avuto ai propri microfoni Carmine Martino e Stefano Aloschi i quali ci hanno illustrato il progetto "Solo per la maglia".

“Napoli è mille culure“, Napoli parla, canta e racconta ma nessuno prima di loro aveva mai raccontato la città e la sua squadra sulle varie piattaforme digitali. Stiamo parlando di Carmine Martino e Stefano Aloschi i quali assieme al gruppo “The Loops” (agenzia di produzione di video), hanno dato il via al progetto social “Solo per la maglia“, il primo podcast napoletano dove si parla dei campioni d’Italia e degli aneddoti del capoluogo campano.
Sport del Sud ha avuto il piacere di avere ai propri microfoni Carmine e Stefano con i quali abbiamo parlato del loro progetto e della stagione del Napoli:
Com’è nata l’idea del podcast?
Carmine: “L’idea è nata da mio nipote Andrea, un giorno mi fece notare che a Napoli non esisteva un podcast sul Napoli. L’obiettivo è quello di invitare vari personaggi (giornalisti, attori ecc), iniziare a parlare del Napoli che è il fenomeno di aggregazione che unisce tutti per poi parlare di altri argomenti relativi della nostra città”.
Stefano: “In realtà qualcosa si stava movendo già nei mesi di marzo, febbraio dove abbiamo notato grande fermento in città per quello che stava succedendo (lo scudetto). Noi abbiamo un’agenzia di produzione e avevamo notato che mancava proprio un racconto della città a livello di aneddoti e approfondimenti rispetto alla normale narrativa televisiva dove si parla solo di attualità. Stiamo cercando di dare un nuovo punto di vista per raccontare il Napoli”.
I vostri video stanno andando molto bene su YouTube e Spotify, dopo 21 puntate si può dire che la comunicazione del podcast funziona?
Carmine: “Stiamo avendo degli ottimi riscontri, sia dai commenti social sia dalla gente che ci ferma per strada. Il nostro obiettivo è quello di far uscire fuori la personalità dell’ospite, non vogliamo che si parla solo del Napoli ma anche di tutto quello che girà intorno all’ospite con il quale abbiamo il piacere di parlare”.
Stefano: “Gran parte del nostro pubblico ha recepito il tipo di contenuto e format che vogliamo lanciare, e questo ci fa piacere perchè non ci aspettavamo così tanti riscontri positivi”.
Andrea: “Noi volevamo distaccarci da quella che è l’attuale comunicazione sul Napoli, offriamo un prodotto diverso con i nostri video che durano un’ora, ma riusciamo a fare anche dei contenuti con degli estratti da mettere sui social, e anche quelli vanno molto bene sulle altre piattaforme. Così facendo riusciamo ad arrivare sia all’utente che ha il tempo di guardare l’intera puntata e sia a quelle persone che vogliono subito una risposta e non riescono a guardare un’ora di video”.
In uno dei vostri video Salvatore Esposito ha elogiato il lavoro del giornalismo in Campania, però molti lettori e utenti leggono sempre con diffidenza le news attuali…
Carmine: “Salvatore è una persona di grandissimo livello, poi le critiche e le discussioni fanno parte del gioco purtroppo. Io sono convinto che il giornalismo campano e napoletano è di altissimo livello. A livello internazionale abbiamo avuto dei colleghi napoletani che hanno fatto la storia di questo tipo di giornalismo come ad esempio Gino Palumbo o Antonio Ghirelli che sono stati direttori della Gazzetta e del Corriere dello Sport e hanno fatto la storia del giornalismo napoletano. Prima era più semplice avere spazio sul giornale, ora è tutto più incentrato su Milano anche se oggi con Internet si può arrivare ovunque. Il livello di professione qui a Napoli è molto alto, siamo in tanti e la professionalità che abbiamo noi la vantano poche città”.
Stefano: “Oggi le regole del news meeting sono basate sul vendere la notizia, spesso si tende a fare un titolo con delle dichiarazioni forti pur di vendere la news, forse la stampa napoletana è presa di mira perchè appartiene ad una città che si scontra con altre città”.
Quali sono gli obiettivi futuri del podcast?
Carmine: “Sarebbe bello allargare la cerchia non parlando solo di calcio, anche della città e dei suoi aneddoti”.
Stefano: “Ci piacerebbe intervistare persone che tifano squadre diverse dal Napoli, così da poter parlare e approfondire la passione del calcio delle altre persone. Il podcast si chiama “Solo per la maglia” e il progetto si basa proprio sulla passione per il mondo del calcio”.
In Italia parlare di tifo con altre squadre risulta complicato vista la nuova mentalità da stadio dove l’odio e la discriminazione sono padrone?
Carmine: “Io sono dell’idea che si può sempre essere costruttivi e che con il dialogo puoi arrivare ovunque, l’importante è farlo nei termini giusti. Io credo nella sportività, ho dei valori che mi permettono di essere un appassionato di calcio e con questi valori so di poter rispettare ogni tipo di tifoseria. Sarebbe bello se con queste conversazioni si arrivasse a un punto dove è possibile cambiare il calcio in maniera positiva”.
Stefano: “Se possiamo aiutare anche con un programma come il nostro ad allargare gli orizzonti del tifo in Italia ben venga. Vedere il calcio come odio vuol dire svalutare tutta la sua bellezza”.
Che consiglio vi sentite di dare a quei ragazzi che vogliono entrare nel mondo del giornalismo sportivo?
Carmine: “È durissima, era complicato ai miei tempi ora lo è ancora di più. Il consiglio che posso dare è quello di studiare e seguire un percorso universitario giusto e soprattutto bisogna sapere bene le lingue oltre ad un buon uso della lingua italiana. Le lingue sono fondamentali, oggi devi sapere almeno l’inglese e lo spagnolo, se impari anche il portoghese meglio ancora. Con la conoscenza di tre lingue e una buona capacità di scrittura il resto poi arriverà da solo, ma queste basi non possono mancare”.
Parlando del Napoli, la magia dello scudetto si è già spenta?
Carmine: “Il calcio è fatto così, il Napoli ha dimostrato di non essere abituato a vincere. Con Spalletti è riuscito a fare il grande passo vincendo il campionato, ma non ha le basi per reggere il post del successo e così si sono visti chiaramente i limiti di una società che non è così solida come tutti pensavano. De Laurentiis è bravissimo nella gestione del credito ma a un certo punto anche lui ha perso di vista la realtà e ha commesso errori grossolani che lo hanno portato a buttare quel vantaggio che aveva con le altre nel giro di due mesi. Ora bisogna ricostruire, con Mazzarri si vuole ripartire, forse qualche soddisfazione riusciremo a togliercela”.
Stefano: “Il rimpianto è grande perchè dopo un anno di vittorie terminate con lo scudetto si poteva investire per confermare il vantaggio sulle altre, invece non ci siamo riusciti e il livello del Napoli è calato. Ci sono tanti fattori che stanno condizionando questa stagione, la pancia piena di molti calciatori e il cambio Spalletti-Garcia che come si è visto non ha funzionato. È mancata la programmazione”.
È sbagliato dire che è più il Napoli ad aver stravolto Garcia che viceversa?
Carmine: “Garcia non mi ha mai convinto, io so per certo che ADL fa affidamento su determinate persone per capire se un allenatore, un direttore sportivo o un calciatore possono fare al caso del Napoli, quindi vorrei capire come è arrivato a Garcia. Forse si, anche Garcia è stato snaturato quando è arrivato, ma non è stato in grado di adattarsi e ha sbagliato tanto anche a livello comunicativo. Questo fallimento ha penalizzato tutti, lui ha perso una grande possibilità per tornare nel calcio che conta dalla porta principale, il Napoli ha perso 2 mesi fondamentali e ha perso tutto il vantaggio che aveva sulle altre. Chi era vicino alla squadra mi parlava di un gruppo che si allenava male e si è visto, questa squadra ha bisogno di essere allenata e di rimanere sempre sul pezzo, sono sicuro che con Mazzarri si ritroverà quella politica di lavoro e otterrà i suoi risultati”.
Stefano: “Tempo fa è uscita fuori la notizia che Thiago Motta ha rifiutato il Napoli, allora la domanda sorge spontanea: quanti allenatori hanno dovuto dire di no ad ADL prima di arrivare a Garcia? Ci sono tante cose che non sappiamo ma che possiamo immaginare visto il modo in cui sono andate le cose. Garcia e il Napoli è stata una storia d’amore segnata dall’inizio secondo me. Non era l’allenatore giusto perchè non è uno di campo”.
A fine anno è scontato l’addio di Mazzarri? Ad ADL piace tanto Italiano…
Stefano: “Penso di si, altrimenti credo che sarebbe arrivato Tudor. De Laurentiis deve prima risolvere i problemi in società e poi potrà pensare all’allenatore dell’anno prossimo. Speriamo che Mazzarri ci porti in Champions e prepari un buon terreno per l’allenatore che arriverà a giugno. Italiano? A Napoli uno come lui potrebbe fare bene come potrebbe fallire, io però preferirei altro. Io spero che il Napoli faccia programmazione, e che ADL inizi già adesso a pensare al prossimo allenatore”.
Quale partita vorreste rigiocare?
Stefano: “Quella con la Juve, perchè avevamo la sensazione di poter fare di più e che il gol subito si potesse recuperare facilmente, poi personalmente rigiocherei tutte le partite che il Napoli ha perso. Anche Bologna-Napoli rigiocherei perchè oggi se guardi la classifica quel pareggio per noi pesa in negativo”.
È utopico pensare ad un colpo di teatro da parte di De Laurentiis per risollevare l’ambiente dopo una stagione così fallimentare? È fantascienza pensare a Conte?
Stefano: “Conte sarebbe una novità, perchè un allenatore così con il pugno di ferro noi non l’abbiamo mai avuto. Si, potrebbe essere un colpo di teatro alla ADL, però sinceramente non so cosa aspettarmi. Il colpo di teatro può durare le 3 settimane di preparazione poi quando inizia il campionato parla il campo, e se i risultati non arrivano lo sappiamo che il tifoso poi fa sentire tutto il proprio malessere. Conte potrebbe fare bene, ma al Napoli serve Conte? Il Napoli società può reggere le spese di mercato, e non solo, che ti porta Conte? Io vivrei con la paura costante di uno scontro tra tecnico e presidente dopo 3 partite, sono 2 personalità forti meglio averne solo 1 che tutti e 2 nello stesso posto. Vedendo i precedenti a Napoli vanno bene quelli che arrivano con un profilo basso e poi emergono, basta ricordare i Sarri o il primo Mazzarri che a Napoli si è consacrato”.
