Oggi il Napoli fa un po’ pena

Incredibile ma vero. Per adesso l’unico vanto del Napoli di Mazzarri è quello di farci rimpiangere il francese.

Osimhen, Napoli,FOTO MOSCA
Articolo di carloiacono24/12/2023

Doveva-poteva mollichina dopo mollicchina ritrovare la strada di casa, ovvero la sanità calcistica, il Napoli. Invece dopo l’uragano Frosinone e la tramontana capitolina è chiaro che gli azzurri non hanno la minima idea circa il dove sono finiti. Dicevamo all’inferno dantesco nel commento alla sconfitta subita per mano dei ciociari, parafrasando il “chi è causa del suo mal pianga se stesso”, e, in effetti, son dannati, i giocatori in campo, i tifosi, queste serate. E…, eppure, nessun gli da del dannato, ancora, all’artefice del kolossal: Natale al settimo posto, dallo scudetto alla speriamo Europa che non conta in sette mesi.

Nei migliori cinema, anzi nei peggiori stadi, il Napoli che in primavera era seguito come i globe-trotter in giro per l’Italia, da tifosi e non, nella sua marcia trionfale, oggi fa la collezione di sconfitte come fossero francobolli. Sono salite a 5 in 8 partite sotto la guida Mazzarri, Garcia aveva uno score decisamente migliore, erano 4 le sconfitte nel doppio di sfide (16). In totale in campionato fanno 6, troppe per ambire a qualsiasi cosa. L’ultimo Napoli a totalizzarne tante a questo punto della stagione era quello di Reja, 2007/2008, arrivò in Coppa Intertoto, ottavo. Erano i primi azzurri post Serie B, in campo scendevano Iezzo, Calaio, Maldonado, Garics, Savino, Bogliacino. Oggi in rosa c’è il paperone della Serie A, Osimhen che con la stipula del nuovo contratto diventa il più ricco del campionato nostrano (10 milioni più bonus fino al 2026, ma andrà via prima).

Come ha fatto ieri dal campo al minuto 86’, quando, già ha ammonito, ha sgambettato e si è guadagnato la doccia, dopo una prestazione impalpabile. Del resto è stato il Napoli ad essere poco più che presente in campo, ci è sceso come se dovesse rispondere ad un appello, passare il badge.

La partita è stata brutta. Sopratutto maschia. La Roma l’ha impostata così, cholista. Ne ha date parecchie, e le ha date bene per intimidire. Il Napoli non ha gradito il menù, però lo ha accettato, prima di finire nella trappola giallorossa. Cena con delitto. Gli azzurri hanno chiuso in 9. Oltre ad Osimhen ha rimediato un rosso anche Politano, per una reazione ingenua. Dicono severa e ingiusta, dico “aiutati che Dio t’aiuta”.

Raccontare azioni degne di nota è un impresa. Il Napoli oltre ad azioni confuse e d’inerzia non ha creato nulla di rilevante. Ha tenuto il 60% di possesso palla per concludere 4 volte verso la porta, l’ha presa due volte e Rui Patricio nemmeno se ne è accorto. L’anno scorso si produceva calcio come una catena di montaggio, per restare in metafora oggi in fabbrica tira aria di fallimento. La Roma notoriamente sterile ha fatto molto di più, e infatti l’ha vinta, con i gol di Pellegrini e Lukaku sul finale, inutile parlare della posizione della difesa sulle reti, sarebbe sparare alla croce rossa.

Perché oggi questo Napoli fa un po’ pena. Dai salotti buoni, si ritrova ad una lunghezza dalla conférence league, a tre dalla Europa League, a quattro dal quarto posto occupato dal Bologna (!), a -17 dalla Inter capolista, un abisso.

Garcia ci lasciò quarti. E questo è il punto, per adesso l’unico vanto del Napoli di Mazzarri è quello di farci rimpiangere il francese. Vuoi vedere che non era tutta colpa sua? Lui che ci provava a mostrarci la fine del Napoli di Spalletti, e che chiedeva per sopravvivere di essere altri, di aprire un nuovo capitolo.

Non ha potuto perché la penna da queste parti la stringe tra le mani solo il Presidente.
Era colui che cadeva sempre in piedi, questo anno è sbattuto di muso. Non ne ha presa una nemmeno per sbaglio, delirante d’onnipotenza. Oggi non può più nulla.