Caro Diego, ti ho immaginato andare verso Gaza
Darwin Pastorin scrive una lettera a Diego Armando Maradona raccontando la Global Sumud Flotilla. Un nuovo articolo della rubrica "Maradoneide"
Credit Foto: Jack HunterCaro Diego, scusa se ti disturbo. Ti immagino palleggiare con il Barba e con Pablito e con il mio Pietruzzu. Ma ti devo raccontare questa mia serata. Del primo ottobre. Dunque: tablet acceso su Prime per seguire, in diretta, Villareal-Juventus (sì, immagino la tua battuta: nessuno è perfetto! Il tuo Napoli, come sai, ha vinto. La mia Madama ha pareggiato. Ma non è questo) e sul cellulare a seguire le donne e gli uomini della Global Sumud Flotilla, una missione umanitaria partita su tante barche per portare viveri a Gaza, dove ogni giorno muoiono bambine e bambini, persone innocenti. Gente disarmata. Gente che è stata fermata dalla Marina israeliana, con un arrembaggio in acque internazionali. Una missione di pace fermata con le armi. Una vergogna per il governo genocida israeliano e per chi lo appoggia. La partita della mia Juve sfumava, qualche occhiata quasi sbadata ogni tanto, tutta la mia attenzione concentrata sulla Flotilla e su l’Italia che, sdegnata e ribelle, scendeva, in piena notte, nelle piazze di centinaia di città e paesi per dire NO a questa ennesima infamia di Netanyahu e company. E, improvvisamente, sono ritornato adolescente nelle stagioni di sogno e rabbia del liceo. I cortei, dal 1969, contro la “sporca guerra” in Vietnam da parte degli Stati Uniti e poi, l’11 settembre 1973, lo sdegno per il golpe del criminale Pinochet, sempre con l’appoggio della CIA, ad abbattere il progetto di bellezza del presidente socialista Salvador Allende, democraticamente eletto dal popolo. E io nel vedere quelle ragazze e quei ragazzi ho pensato: il mondo ha ancora un futuro. Di umanità, di solidarietà, di pace. E, Dieguito, ti ho immaginato andare verso Gaza su una nave con i colori biancazzurri del Napoli e dell’Argentina, una imbarcazione ribattezzata D10S. Con te a al timone. Perché non ti sei mai tirato indietro davanti a difensori rocciosi e nemmeno di fronte al dolore degli ultimi, degli emarginati e degli invisibili. Avresti affrontato l’arrembaggio israeliano a muso duro e a quel punto i militari si sarebbero fermatI, esclamando: “Ma c’è Maradona!”. E tu, niente: “Io sono un soldato d’America, che combatte il male”. E avresti seguito, a testa alta, il destino degli altri fermati.
A questo ho pensato, Dieguito caro: in una nottata senza fine, con quelle immagini in bianco e nero, ma con il tuo pensiero a consolare la mia malinconia e il mio furore.

Credit Foto: Jack Hunter
