Corsi e ricorsi azzurri: Inter-Napoli 2-2 e qualcosa di strappato che ritorna
Nella rubrica di Davide Morgera, la storia si ripete con una precisione quasi irritante. Nel 1973 Inter e Napoli chiusero 2-2 a San Siro tra polemiche arbitrali e uno scudetto conteso. Anche questo anno, con lo stesso risultato e le stesse discussioni, Inter e Napoli si ritrovano a giocarsi il titolo. Allora fu la maglia strappata a Sergio Clerici a diventare simbolo di una partita nervosa e feroce; oggi sembra essere strappata qualcos’altro, forse punti, forse certezze, forse un pezzo di fiducia. I corsi e ricorsi del calcio raccontano che a cambiare sono i protagonisti, non il copione.

La maglia strappata a Clerici nel 2 a 2 di San Siro contro l’Inter del 28 ottobre 1973 è l’emblema di un passato che ritorna e di un legame con un presente quanto mai…presente. L’immagine, scolpita nella mente, del giovane tifoso, è ritornata prepotentemente di attualità quando, potenza della rete, ci siamo imbattuti in una foto altrettanto significativa. Magnifica. Iconica per l’attaccante brasiliano e per tutti i tifosi napoletani che, anche a distanza di anni, hanno ulteriormente capito quale fosse la relazione tra “El Gringo” e la città di Napoli. La foto, probabilmente risalente ai primi anni ’90, ritrae Clerici (o Clerice, come lo chiamano in Brasile e come è stato in realtà battezzato), ormai quasi fuori dal mondo del calcio, nella sua casa di Araraquara, sotto un gigantesco poster. Ebbene, cosa ritrae quella gigantografia? Proprio la gara pareggiata con l’Inter, lui con la maglietta strappatagli da Bellugi, quel giorno mandato al manicomio dalle finte e controfinte del centravanti brasiliano. Ad un certo punto, lo stopper nerazzurro non ne potè più e si aggrappò alla mitica maglia bianca da trasferta del Napoli per tentare di fermare lo scatenato numero nove. Clerici a Napoli ha avuto un rendimento sempre alto ma, sotto sotto, quella gara a Milano ebbe per lui un significato molto particolare. Nell’estate in cui fu acquistato dal Napoli fu molto cercato anche dall’Inter e Helenio Herrera stravedeva per lui. Il “Mago”, infatti, ebbe a dichiarare, ancora alla vigilia della sfida di S. Siro, “Chiesi a Fraizzoli di comprarlo, ora bisogna fermare il brasiliano a tutti i costi. Se è in forma non ha nulla da invidiare a nessuno, nemmeno a Gigi Riva” . Parole del “Mago”, fonte Lo Sport del Mezzogiorno.

Ebbene, fu proprio la gara di Milano a sancire la rinata grandezza del Napoli dopo i, seppur brevi, fasti degli anni ’60 legati a Sivori, Altafini e Pesaola in panchina e allo sfortunato torneo 1970-71 con Chiappella a far da condottiero ed un terzo posto che grida, a distanza di anni, ancora vendetta. E guarda caso quel campionato fu perso proprio in trasferta con l’Inter con le famose ‘minacce’ di Mazzola all’arbitro Gonella nell’intervallo. Primo tempo gol di Altafini, 0 a 1 per il Napoli. Secondo tempo, rigore inventato per i nerazzurri, 1 a 1. Poi la topica di Zoff per il definitivo 2 a 1 per l’Inter, ancora con Boninsegna. Ma questa è storia, è tutta un’altra storia e sicuramente qualche giocatore azzurro avrà gridato all’arbitro “Vergognati” per le decisioni prese in campo. Solo che all’epoca non c’erano decine di telecamere a riprenderti. E poi dicono che gli ‘scippi’ li fanno solo a Napoli!

Pensate, nel torneo 1973-74, si era a fine ottobre e correva solo la terza giornata. Il nuovo Napoli di Vinicio aveva esordito con un pareggio a reti bianche in trasferta a Cagliari, poi la domenica successiva aveva battuto la Juventus al San Paolo con le reti di Canè e Clerici (rigore) facendo intuire che avrebbe fatto un campionato all’altezza lasciando alle spalle le mediocri stagioni precedenti. Ci fu la sosta per la Nazionale e il 28 ottobre si andò a Milano per affrontare l’Inter di Mazzola, Burgnich, Facchetti, Boninsegna, Bedin, Massa, Vieri, Oriali (che giocava da terzino!), non gli ultimi arrivati. Anzi, in assenza di fuoriclasse stranieri, il meglio del calcio italiano dell’epoca. Ma il Napoli ci andò convinto dei propri mezzi e fece un partitone andando in svantaggio per la rete di Moro ma poi rimontò con Clerici e poi, sul finire del primo tempo, con Canè. Ancora loro, fantastici brasiliani, la samba, quella che fecero ballare agli avversari in maglia nerazzurra, che allontana la saudade. Due a uno all’intervallo. L’Inter ovviamente non ci stava a perdere in casa ed iniziò a tamburo battente la seconda frazione di gioco. Boninsegna, ancora lui, bucò Carmignani per il definitivo pareggio sfruttando un mischione in area. Allora fu l’Inter a rimontare, domenica scorsa è stato il Napoli, due pareggi meritati e legittimi. Due grandi squadre, allora ed oggi. La postilla, però, ci dice che l’occasione per vincere la partita l’ebbe proprio il Napoli con Ferradini (sostituto di Clerici, uscito per una distorsione) che, sfruttando un errato passaggio indietro di Bellugi, fece quasi la stessa giocata fatta da Hojlund domenica. Una sciabolata in diagonale che sfiorò il palo. Peccato, ma forse era giusto il 2 a 2. Il ‘Mattino’ intitolò la prima pagina “Un Napoli autoritario a San Siro, sfiora la vittoria contro l’Inter”, il che lascia presagire anche il clima di fiducia verso una squadra che arriverà terza, precedendo l’Inter, e che a tutti sembrò solida, organizzata, sviluppatrice di un gioco armonico e moderno a vedersi. Il bello, però, doveva ancora venire perché a fine torneo le statistiche sentenziarono un torneo come non si vedeva da tempo dalle parti di Napoli: 12 vittorie, 12 pareggi e solo 6 sconfitte, una in meno della Lazio campione d’Italia.

Considerazioni finali. Napoli squadra vera nel 1973, forse ‘in divenire’ ma vera, e squadra altrettanto vera nel 2026 ma già ‘formata’. La parola chiave per entrambe le compagini ècConsapevolezza, quella di essere finalmente una ‘grande’ e di potersela giocare con tutti, senza timori. Più di 50 anni fa questa consapevolezza la si stava acquisendo grazie alla mentalità trasmessa da Vinicio, adesso è Conte a contagiare la squadra, ad attaccare ai suoi giocatori il morbo del “Noi possiamo, noi dobbiamo” o, se preferite il dialetto, “Amma vencere!”. Allora Vinicio disse “Andiamo a giocarcela senza paura” (il Napoli era una semplice outsider), quest’anno Conte ha caricato a dovere i suoi atleti preparando una gara quasi perfetta nonostante una infermeria piena. E se quella maglietta fu strappata a Clerici, nell’era del calcio romantico, per contenerne i diabolici dribbling, quest’anno l’Inter vorrebbe ‘strappare’ lo scudetto dalle maglie azzurre.
I tifosi partenopei, ovviamente, sperano che a fine anno le magliette del Napoli restino tutte integre.
