Gennaio spesso non ripara nulla: quando il Napoli sbagliò i rinforzi con Vagheggi e Scarnecchia

Tra i suoi "oggetti smarriti", Davide Morgera riporta alla memoria un gennaio lontano ma inquietantemente attuale: quello del 1982, quando il Napoli provò a “ripararsi” prendendo due doppioni inutili come Vagheggi e Scarnecchia. Un errore di lettura tecnica e di tempismo che risuona forte oggi, mentre il Napoli affronta un mercato invernale carico di attese, infortuni e indecisioni. Allora come adesso, gennaio promette soluzioni rapide ma spesso consegna illusioni, ricordando che sbagliare i rinforzi, soprattutto quando il tempo stringe, può pesare quanto una sconfitta sul campo.

Articolo di Davide Morgera23/01/2026

Per una questione anagrafica ho vissuto il calcio mercato anche quando il termine ultimo delle trattative era il 31 ottobre ed il campionato iniziava a settembre inoltrato, se non addirittura la prima domenica di ottobre. Stranamente, però, si parlava di mercato di riparazione di novembre’ o ‘mercato autunnale’ anche se le squadre erano ormai fatte alla chiusura di ottobre. Non si poteva più tornare indietro ed il rischio di avere preso qualche bidone, a cui non si poteva più rimediare, era grosso e reale. Insomma a gennaio non stavamo con questi patemi d’animo, soprattutto quelli di quest’anno dove il Napoli ha bisogno, come il pane, di rinforzi, uomini veri che reggono il peso dell’ambiente, sostituti dei numerosi infortunati. Giocatori collaudati per i quali non si può sbagliare perché si è già sbagliato tanto in estate (e ti pareva che i nove acquisti erano tutti buoni?). Oggi, a pochi giorni dal termine delle trattative e con una rosa ridotta al lumicino, stiamo ancora sfogliando la margherita del “lo prende o non lo prende”, a chiederci se arriva il top player, il buon giocatore o se prendiamo il giovane di prospettiva che cresce ed assimila col tempo gli schemi di Conte. Di tempo, purtroppo, non se ne può più perdere.

Oggi viviamo velocemente ma speriamo di non morire giovani, James Dean docet. Una volta era tutto più tranquillo e rilassato e il tam tam mediatico era qualche trafiletto di fianco agli articoli di attualità, mica tutti questi titoloni in prima pagina che valgono al massimo per 24 ore. Sapevamo che la squadra che scendeva in campo da novembre in poi era intoccabile e che per i nuovi rinforzi bisognava attendere pazientemente solo il successivo mese di luglio. Ovviamente ‘mercato di riparazione’ era quello e anche quello attuale lo è, anche se è scomparsa la ‘riparazione’ ed è apparso, come per incanto, il nome di un mese, ‘gennaio’. Un mese intero, pensate, quando qualche ‘affaruccio’ lo si fa solo negli ultimi istanti. Insomma trenta inutili giorni in cui si rincorrono voci e rulli di tamburo, fumate bianche e fumate nere. Ed allora storie, poche, di innesti giusti (uno su tutti, quello di Francesco ‘Ciccio’ Romano nel Napoli di Maradona) e futuri campioni così come di meteore e bidoni si possono raccontare all’infinito, da quando appunto si iniziò a parlare di ‘mercato’ a campionato già iniziato.

Lo specchio di chi era arrivato a ‘rinforzare’ la propria squadra del cuore lo notavamo subito dalle figurine Panini che, dopo Natale, comparivano fatidicamente in edicola (quest’anno uscite con l’ennesimo largo anticipo!). Ebbene i nuovi acquisti non avevano la foto come il resto della squadra, quasi sempre scatti fatti durante il periodo del ritiro estivo. I nuovi volti li vedevi con gli spalti ed i tifosi alle spalle perchè, in extremis, la Panini mandava i suoi fotografi sui campi di tutta Italia proprio a novembre. E così capitò in quell’infausto 1982 che andiamo a raccontarvi, un anno in cui, come succedeva spesso in quegli anni, il Napoli non poteva fare follie sul mercato. Oggi De Laurentiis ha il mercato ‘bloccato’ ma potrebbe investire qualche milioncino ugualmente, allora Ferlaino non aveva il becco di una lira. Oggi, tu volere comprare? Bene, tu dovere prima vendere, il diktat del Consiglio Federale della Figc con quattro squadre con carichi debitori da centinaia di milioni di euro in serie A.

Dunque, tornando a quel disgraziato anno, se consultiamo l’album delle figurine capirete subito che gli unici due arrivi in casa Napoli furono Scarnecchia e Vagheggi, il primo fotografato col Comunale di Torino alle spalle ed il secondo in un San Paolo pieno come un uovo. Ripeto ‘pieno’ nonostante il Napoli stesse con l’acqua alla gola e a poche giornate dall’esonero di quel ciarliero (eufemismo?) di Giacomini. E meno male che in panchina Pesaola cominciò a baciare il crocefisso e Ferrario a segnare i rigori altrimenti quell’anno diventava infausto sul serio. Ve la immaginate una squadra con Castellini, Bruscolotti, Krol, Ferrario, Vinazzani, Criscimanni e Diaz retrocedere in B?

Comunque, vuoi che la squadra non andava, vuoi che gli episodi nemmeno ci giravano a favore e vuoi che quando hai pochi punti in classifica ti viene naturalmente l’affanno e l’ansia da prestazione, in quel mercato ottobrino il Napoli prese in un solo colpo due doppioni. Due ali, caratteristiche simili, un pedigree fatto di mediocrità alle spalle quando i rinforzi dovevano essere presi soprattutto in altre zone del campo visto che l’attacco era anemico e la difesa facilmente perforabile. Quindi una delle operazioni più scellerate che il Napoli abbia mai fatto nel mercato di ottobre fu quella di acquistare, nel 1982, i signori Claudio Vagheggi e Roberto Scarnecchia, rispettivamente dalla Lazio e dalla Roma. Il primo aveva già fatto 4 partite in B coi capitolini mentre il secondo non era mai stato impiegato nel campionato in corso. Tra l’altro entrambi ad una età molto promettente, l’aretino Vagheggi aveva 26 anni mentre il romanaccio Scarnecchia ne aveva 24, giocatori nel pieno della carriera, già fatti, oseremmo dire. Ebbene l’apporto dei due, che arrivarono a Napoli quando il campionato era iniziato già col piede sbagliato (una sola vittoria interna col Catanzaro, tre pareggi e tre sconfitte), fu davvero misero e furono tutti e due ‘sbolognati’ a retrocessione evitata, uno alla Cavese e l’altro al Pisa. Avevano rispettivamente collezionato 14 e 15 presenze restando malinconicamente a digiuno di gol. Arrivarono ed esordirono a fine ottobre. Scarnecchia in un triste pareggio esterno a Torino coi granata e Vagheggi in una sconfitta interna ad opera della Sampdoria che il 7 novembre si impose al San Paolo per 1 a 0. La settimana dopo il Napoli era ultimo in classifica, altro che rinforzi venuti a migliorare la squadra! La caratteristica che accomunò i due fu la girandola di sostituzioni che l’uno e l’altro si facevano a vicenda e la regolarità della maglia in comune, quella 7 dell’ala destra, che si scambiavano come due spogliarellisti. E, a fine torneo, furono più le sostituzioni che i minuti in cui giocarono effettivamente. Da allora un continuo girovagare di squadre per entrambi, per Scarnecchia anche un matrimonio fallito con Parvin Tadjk  (futura moglie di Beppe Grillo) e poi la carriera da allenatore di diverse squadre semi professionistiche del Nord Italia. La vicenda di Vagheggi, oggi procuratore sportivo di quotata fama, è invece abbastanza singolare per spiegare il suo rendimento in maglia azzurra e fa capire quanto sia cambiato il calcio in questi anni. Dunque, il giocatore arriva a Napoli, sponsorizzato da Giacomini che lo aveva allenato con le zebrette friulane, è un’ala tecnicamente dotata, forse non un fulmine di guerra ma coi piedi buoni. L’incognita è che viene preso anche se si sa che all’Udinese ha avuto una serie di problemi fisici con strappi muscolari mal curati o meglio sanati con infiltrazioni di cortisone. Ma le sorprese sono dietro l’angolo. Anche a Napoli il giocatore continua ad accusare malanni, deve fare i conti con stiramenti e contratture, l’odissea sembra non finire mai, come quella della squadra che naviga in brutte acque. Alla fine il giocatore, con l’aiuto di Piero Aggradi, il direttore sportivo del Campobasso suo amico, capisce che tutti i problemi fisici che ha sono dovuti ad un fattore ‘denti’. Sì, le infezioni che aveva passavano dai denti ai muscoli e finchè non mise a posto i denti continuò ad avere problemi fisici. Quando a 30 anni si curò i denti passò alla Cavese e le cose decisamente migliorarono.

Ma era troppo tardi, bastava trovare un buon dentista a Napoli.