Parma-Napoli e la maglietta perduta
Nella sua rubrica, Davide Morgera riavvolge il nastro fino al 20 giugno 1965, quando il Napoli conquistò a Parma il ritorno in Serie A inaugurando trentatré anni consecutivi nella massima categoria. Dalla doppietta di Faustinho Cané alla maglia numero 11 di Antonio Juliano finita chissà dove, tra invasioni pacifiche e sogni azzurri, quella domenica alle tre resta la “Partita” con la maiuscola. Perché certe promozioni non si giocano soltanto in campo, ma nella memoria collettiva di un popolo.
Il Napoli della stagione 1964-65Ladomenicalletre, come il buon e vecchio calcio di una volta Parma-Napoli diventa un tuffo nei ricordi. Non il pianto di Pino Taglialatela, consolato da Fabio Cannavaro, per l’amara e vergognosa retrocessione del 1997-98 che vissi da adulto ma la gara del ritorno in serie A in un caldo ed afoso giugno del 1965 quando non ero neanche alle scuole dell’infanzia. Ma la mitologia del tifoso ottimista racconta che la Partita con la ‘P’ maiuscola nella terra di Giuseppe Verdi fu quella del 1965 non quella di trentatre anni dopo. Ovvio. Perché Parma fu invasa da napoletani festanti, perché da lì a pochi giorni il Napoli acquistò Sivori ed Altafini per fare un campionato di vertice, perché da quella partita in poi il Napoli giocò trentatre anni di filato in serie A. Da Parmafelice a Parmamara, tutto nel Ducato che fu filo francese.
Nel campionato 1964-5 il Napoli acquista il definitivo titolo di “S.S.C. Napoli” dopo essere stato per circa 40 anni “A.C. Napoli”. Al timone due ‘filibusteri’ del pallone partenopeo, Achille Lauro è presidente onorario mentre quello esecutivo è Roberto Fiore, allenatore il ‘Petisso’ Pesaola. Tantissimi gli acquisti, difesa nuova con Bandoni ( poi portiere meno battuto del torneo ), Panzanato e Adorni, in attacco Bean e Fanello sono le novità che a turno fanno da spalla al capocannoniere Canè mentre a centrocampo, dietro l’ormai collaudato Juliano, girano due ‘mastini’ come Girardo ed Emoli. La squadra ha una robusta ossatura, è costruita per andare in A ma soffrirà fino all’ultima gara, quella appunto di Parma del 20 giugno 1965. Torneo tirato allo spasimo, dunque, e grande fatica fino alla fine poiché se non fossero arrivati i due punti non ci sarebbe stata la tanto agognata promozione. Alla fine il campionato fu vinto dal Brescia con 49 punti, Napoli secondo con 48, Spal terza a 47 e serie A in tasca. Ma fu festa grande, si parlò di ‘sbarco dei diecimila’ a Parma ed in effetti lo stadio era tutto uno sventolare di bandiere azzurre, con eccessi che i poveri parmensi, frequentatori del ‘Tardini’, non avevano mai visti nella loro vita sportiva. Fiore in panchina accusò un malore ma, si sa, Napoli ha sempre vissuto di eccessi. Solo due anni prima la folla napoletana aveva sradicato pali e reti al S.Paolo in occasione della partita col Modena ed adesso si lasciava andare a baccanali e fescennini che continuarono fino a notte fonda per le strade della città ducale.

Il Comandante Lauro in panchina a Parma
Protagonista della gara, inserita in schedina con i risultati del primo e del secondo tempo, fu Faustinho Canè con una doppietta. La ‘perla nera’ scavalcò prima Magnanini con un pallonetto e poi al 71’ fece tutto da solo e, dribblati due uomini in un irresistibile slalom, scoccò un bolide che andò ad insaccarsi nel “sette” dell’esterrefatto portiere locale. Nel mezzo la rete di Bean che beneficiò delle belle trame offensive nate sull’onda di un risultato che appariva ormai al sicuro. Il gol di Roberto Zurlini (non Mario, già acquistato dal Napoli l’anno precedente) a 10’ dal termine non mutò il corso di una gara dominata dagli azzurri contro un Parma che, quantunque già retrocesso, diede battaglia davanti al proprio pubblico. Il triplice fischio di chiusura fu il più dolce che abbia mai sibilato nelle orecchie dei numerosissimi napoletani presenti che invasero pacificamente il terreno di gioco sfogandosi in gustosi cori che accompagnarono i calciatori, quasi denudati, negli spogliatoi.

La schedina del 20 giugno 1965 con Parma-Napoli
E proprio da quella pacifica invasione parte la storia vera di una…maglietta. Sì, una tenuta da gioco, avete capito bene. Il protagonista di questa vicenda lo chiameremo per convenienza Ciro, grande tifoso di Juliano, abita a Portici ma è partenopeo d.o.c. del Vasto, stesso quartiere di Enzo Montefusco. Ebbene ogni volta che Ciro racconta come è andata quella volta a Parma mette i brividi. Tutto nasce dalla sua passione nel collezionare maglie di calciatori, soprattutto quelle indossate, sudate, del post partita. Un giorno, sapendo della sua ‘malattia cronica’, un amico napoletano gli confessa:
“Sai, anch’io ho delle magliette, te ne mostro qualcuna”.
Un discorso tira l’altro fino a quando il tizio gli dice:
“Eh, sapessi, ma ne ho una molto vecchia, di quelle di lanetta con lo stemma del Napoli, di quando mio zio andò a Parma, era tra gli invasori e beccò la numero 11. Credo sia di Bean o Fraschini, non lo so. Mio figlio la mette per andare a giocare a calcetto”.
Fu a quel punto che Ciro, conoscitore di tutte le formazioni ‘storiche’ del Napoli, iniziò a rimurginare, a ripensare a quella partita di Parma, era quasi sicuro che Bean aveva giocato col ‘nove’. Non poteva credere a quello che aveva appena sentito, gli sembrava tutto un sogno.
“Tuo figlio va a giocare a calcetto? Con la maglia di Juliano? “ chiese.
E l’amico di rimando “Ma perché Juliano non ha sempre avuto la numero 8?”.
E Ciro “No, no, no…Juliano in quella partita indossò la numero 11. Cosa hai combinato, hai commesso un sacrilegio”.
La verità la potete immaginare, parlano i tabellini della partita. ‘Totonno’ Juliano quella partita la giocò col numero 11 sulle spalle. Ma la crudeltà più grande doveva ancora arrivare. Quella maglietta, sudata, celebrativa della promozione in serie A, indossata da un napoletano verace, non fu trovata neanche nella borsa del calcetto del figlio. Chissà la mamma, tra una lavaggio ed un altro, dove la gettò non sapendo di commettere un danno irreversibile per la psicologia del povero Ciro, orfano di una maglia così preziosa che non riuscì nemmeno a vedere e toccare.

Il primo gol di Canè al Parma.
